Nvidia riavvia la produzione della H200 per la Cina

Nvidia H200

Nvidia ha ufficialmente riavviato le spedizioni di GPU H200 verso la Cina, ponendo fine a un blocco delle esportazioni durato oltre un anno. Grazie a un accordo senza precedenti con l’amministrazione USA, colossi come Alibaba e ByteDance hanno già ordinato oltre 400.000 unità, garantendo al governo americano il 25% dei ricavi sulle vendite. Sebbene Nvidia stia già puntando sull’architettura Blackwell, la riapertura delle linee produttive Hopper per il mercato cinese rappresenta una boccata d’ossigeno per i data center asiatici, che riceveranno chip sei volte più potenti delle versioni castrate precedentemente autorizzate. Il volume di vendita rimarrà comunque monitorato, con un tetto massimo fissato al 50% rispetto al mercato interno statunitense.

Dopo oltre un anno di blocco nelle esportazioni, la catena di fornitura di Nvidia verso il mercato cinese è tornata operativa. Il CEO Jensen Huang ha confermato durante un evento stampa al GTC 2026 che l’azienda ha ricevuto le licenze di esportazione necessarie, gli ordini dai clienti e ha dato il via al riavvio della produzione delle GPU H200 destinate alla Cina.

Huang ha definito la situazione una novità importante, spiegando che sono arrivati ordini da diversi clienti e che l’intera filiera produttiva si sta rimettendo in moto. Si tratta di un cambiamento rilevante per l’ecosistema dei data center cinesi, rimasti fermi per mesi in attesa di acceleratori più potenti.

La GPU H200 appartiene alla generazione Hopper e integra 141 GB di memoria HBM3e. Pur non essendo la soluzione più recente di Nvidia, che ha nel frattempo presentato l’architettura Blackwell, rappresenta un salto notevole rispetto alla H20, il chip ridotto in prestazioni che Nvidia aveva progettato per rispettare i primi limiti imposti dagli Stati Uniti. La differenza in termini di potenza di calcolo è di circa sei volte.

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L’accordo con il governo statunitense

Il via libera è arrivato a dicembre 2025, quando il presidente Trump ha autorizzato la vendita delle H200 a clienti cinesi approvati, stabilendo però che il 25% dei ricavi dovesse andare al governo americano. Il quadro normativo ufficiale è stato pubblicato dal Dipartimento del Commercio a gennaio 2026 e Nvidia ha ottenuto la prima licenza a febbraio, anche se inizialmente per un numero limitato di unità.

L’azienda aveva scelto di non includere ricavi dal mercato cinese nelle previsioni del primo trimestre, probabilmente per prudenza. Ora, con gli ordini formalizzati e la produzione ripartita, lo scenario cambia.

Chi compra e quanto

Tra i primi clienti autorizzati dalle autorità cinesi figurano ByteDance, Alibaba e Tencent, che a gennaio hanno ottenuto il permesso di acquistare complessivamente oltre 400.000 unità. Secondo precedenti indiscrezioni, solo Alibaba e ByteDance avrebbero ordinato singolarmente più di 200.000 chip ciascuno.

Nvidia aveva progressivamente ridotto la produzione della linea Hopper per concentrarsi su Blackwell, ma la domanda cinese e l’approvazione di Washington hanno spinto l’azienda a riaprire le linee dedicate alla H200. L’accordo prevede comunque un tetto: il volume massimo vendibile alla Cina corrisponde al 50% delle vendite sul mercato domestico statunitense. Ogni spedizione deve inoltre essere verificata da un laboratorio terzo prima della riesportazione.

Strategia e posizione politica

Durante la sessione di domande e risposte, Huang ha commentato la posizione dell’amministrazione Trump, secondo cui gli Stati Uniti devono mantenere la leadership tecnologica senza rinunciare ai mercati globali. L’approccio scelto non è quello del blocco totale, ma di un controllo regolato con partecipazione economica diretta.

La ripresa delle forniture verso la Cina segna un capitolo nuovo nelle dinamiche commerciali legate all’intelligenza artificiale e ai semiconduttori avanzati. Le prime spedizioni sono attese nelle prossime settimane.

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