Ex ingegnere TSMC rischia 20 anni per spionaggio

spionaggio industriale

Uno dei casi più rilevanti di presunto spionaggio industriale nel settore dei semiconduttori si avvicina alla conclusione. Il 27 aprile è attesa la sentenza per Chen Li-ming, ex ingegnere di TSMC accusato di aver sottratto segreti commerciali relativi alle tecnologie di produzione di chip avanzati. Si tratta di un procedimento senza precedenti nell’ambito della legge sulla sicurezza nazionale taiwanese, che potrebbe portare a condanne particolarmente severe.

La vicenda coinvolge non solo informazioni tecniche sensibili, ma anche dinamiche complesse tra aziende leader del settore e solleva interrogativi sulla protezione della proprietà intellettuale in un comparto strategico come quello dei semiconduttori. Il caso ha attirato l’attenzione proprio per la natura delle accuse e per il ruolo centrale di TSMC nella catena di fornitura globale dei chip.

Chen Li-ming lavorava nel reparto di gestione della resa produttiva presso TSMC prima di passare al dipartimento marketing di Tokyo Electron Taiwan. Secondo le accuse, avrebbe coordinato operazioni di spionaggio industriale in due fasi distinte, sfruttando la sua posizione e le conoscenze acquisite durante il periodo in TSMC.

Le accuse e i procedimenti in corso

Il procedimento che si concluderà ad aprile rappresenta solo uno dei tre filoni di indagine che riguardano Chen Li-ming. Le accuse comprendono il presunto furto di informazioni tecniche relative ai processi produttivi a 2 nanometri, una tecnologia di frontiera nel settore della produzione di semiconduttori.

Un secondo caso, avviato a gennaio, riguarda il coinvolgimento di un altro dipendente TSMC, Chen Wei-chieh, che avrebbe fotografato documentazione riservata sulla tecnologia dei chip a 14 nanometri. Secondo quanto emerso, l’operazione sarebbe stata condotta con la consapevolezza di un manager di Tokyo Electron identificato con il cognome Lu.

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Questo secondo procedimento include anche accuse di distruzione di prove, dato che i dati sarebbero stati condivisi attraverso una piattaforma cloud. Per questa vicenda, le pene prospettate sono di circa sette anni per Li-ming, quasi nove per Wei-chieh e un anno per Lu. Trattandosi di un’indagine più recente, non è ancora stata fissata una data per la sentenza.

Le possibili condanne

Il sistema giudiziario taiwanese prevede il cumulo delle pene per reati connessi, con un limite massimo di vent’anni. Data la gravità e la natura innovativa del caso, Chen Li-ming potrebbe effettivamente affrontare la pena massima prevista dall’ordinamento.

Le conseguenze non riguardano solo le persone fisiche coinvolte. Tokyo Electron Taiwan è stata multata per non aver adottato misure adeguate a prevenire gli atti illegali. L’ammenda ammonta a 145 milioni di dollari taiwanesi, circa 4,52 milioni di dollari statunitensi. L’importo originario di 120 milioni è stato aumentato di 25 milioni dopo l’ultimo capo d’accusa.

Un caso emblematico per il settore

La vicenda evidenzia le tensioni legate alla protezione della proprietà intellettuale in un settore dove pochi attori detengono competenze tecnologiche estremamente avanzate. TSMC rappresenta uno dei produttori più importanti al mondo di semiconduttori e le sue tecnologie di processo sono considerate asset strategici non solo dal punto di vista commerciale, ma anche geopolitico.

Il verdetto atteso per fine aprile potrebbe rappresentare un punto di riferimento per casi analoghi e consolidare l’interpretazione delle norme sulla sicurezza nazionale applicate al settore tecnologico. Nel frattempo, gli altri procedimenti collegati proseguono il loro iter giudiziario.

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