- Deezer ha lanciato uno strumento gratuito per rilevare la musica AI nelle playlist di Spotify, Apple Music e altre 18 piattaforme
- Sulla piattaforma arrivano circa 75.000 brani generati da AI al giorno: l'85% degli stream relativi viene classificato come fraudolento e demonetizzato
- Deezer valuta misure più stringenti, inclusa la rimozione dei contenuti sintetici, seguendo l'esempio di Bandcamp che ha già vietato la musica AI
Un rilevatore di musica AI che funziona su tutte le piattaforme
Deezer ha lanciato un nuovo strumento gratuito capace di analizzare le playlist di qualsiasi utente e segnalare i brani generati dall’intelligenza artificiale, indipendentemente dalla piattaforma su cui sono salvati. Lo strumento è disponibile online, supporta 27 lingue e copre 20 delle piattaforme di streaming più diffuse, tra cui Spotify, Apple Music, SoundCloud e YouTube Music.
Per usarlo basta collegare il proprio account di streaming al sito dedicato di Deezer, importare le playlist e attendere che il sistema esegua la scansione. Al termine, l’applicazione notifica la presenza di eventuali tracce sintetiche e offre la possibilità di condividere i risultati. Nessun abbonamento richiesto, nessun programma da installare.
L’annuncio è arrivato giovedì 11 giugno 2026 ed è accompagnato da una dichiarazione del CEO Alexis Lanternier: “Rilevando e taggando la musica generata dall’AI nell’arco dell’ultimo anno e mezzo, Deezer è stata in prima linea sulla trasparenza nello streaming musicale. Nessun’altra azienda ha ancora seguito il nostro esempio, quindi abbiamo deciso di rendere possibile per tutti verificare se le proprie playlist includono musica sintetica, a prescindere dalla piattaforma utilizzata.”
Perché Deezer si muove da sola mentre i rivali aspettano
La questione del rilevamento musica AI sulle piattaforme di streaming è rimasta a lungo in un limbo. Apple Music e Spotify hanno scelto finora un approccio passivo, basato sull’etichettatura volontaria dei contenuti da parte di chi li carica, così come YouTube, se ci spostiamo nell’ambito dei video. Deezer ha invece optato per una strategia più aggressiva: rimuove attivamente le tracce AI dai suggerimenti algoritmici e le esclude dalle playlist editoriali. Ora mette questa tecnologia a disposizione di chiunque, anche degli utenti di servizi concorrenti.
La scelta ha una logica di posizionamento precisa. In un segmento dove la differenziazione è difficile, presentarsi come il servizio che “protegge” l’ascoltatore dalla musica sintetica può diventare un argomento di marketing concreto. Sul fronte dei contenuti, i numeri diffusi da Deezer stessa rendono bene l’idea della portata del fenomeno:
- Il 44% di tutti i nuovi brani caricati sulla piattaforma è generato da AI
- Ogni giorno arrivano circa 75.000 tracce AI, per un totale di oltre due milioni al mese
- Nonostante il volume, queste tracce rappresentano solo l’1-3% degli stream totali
- Circa l’85% degli stream AI viene classificato come fraudolento e demonetizzato
La maggior parte di questi upload non punta ad avere un pubblico reale: l’obiettivo, nella maggior parte dei casi documentati, è manipolare i sistemi di conteggio degli stream per generare royalty artificiali. Un tipo di frode che il settore conosce da anni in forme diverse, ma che con l’AI generativa ha raggiunto una scala difficile da gestire manualmente. Vale la pena ricordare che il tema dei diritti d’autore e della musica AI è già al centro di discussioni aperte anche con le major discografiche, con Spotify e Universal Music Group che stanno cercando di stabilire regole condivise per i remix generativi.
Il passo successivo: rimozione o nuove policy?
Deezer ha anticipato che sta valutando misure più stringenti, tra cui l’aggiornamento delle policy con i fornitori di contenuti e la possibilità di rimuovere direttamente determinate categorie di tracce. Sarebbe un passo simile a quello fatto da Bandcamp, che all’inizio del 2026 ha vietato tout court il caricamento di musica generata da AI sulla propria piattaforma.
La strada che Deezer ha scelto è più graduale ma potenzialmente più influente sul lungo periodo: costruire infrastruttura tecnica di rilevamento, condividerla con altri attori del settore e usarla come leva competitiva. Se altri servizi adotteranno strumenti simili o se rimarranno fermi sull’approccio dell’etichettatura volontaria dipenderà anche da quanto questa mossa di Deezer troverà risposta tra gli utenti.





