- L'AI militare non è un futuro ipotetico: Project Maven, poi diventato Maven Smart System, è già operativo in conflitti reali e Claude di Anthropic ne fa parte.
- Anthropic è l'unica azienda a rifiutare i nuovi contratti senza vincoli del Pentagono, ma il suo CEO Dario Amodei ha dichiarato di non essere contrario in linea di principio alle armi autonome.
- Il quadro normativo internazionale sulle armi AI autonome è privo di accordi vincolanti e la pressione commerciale sulle aziende tech va nella direzione opposta alla cautela.
L’intelligenza artificiale è già dentro le guerre. Non come scenario ipotetico da convegno, ma come componente operativa di sistemi che oggi identificano, tracciano e contribuiscono all’eliminazione di obiettivi umani. Il conflitto tra Anthropic e il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti ha riportato il tema Ai e guerra in primo piano, ma rischia di distrarre da una realtà ben più consolidata: l’AI militare ha radici profonde, decennali, e il dibattito sui “confini”, per quanto si stia ampliando fino a coinvolgere il Vaticano, arriva molto tardi.
Da Project Maven a Maven Smart System: come AI e guerra si intrecciano
Tutto accelera nel 2017, quando il Pentagono lancia Project Maven, un programma per addestrare algoritmi capaci di analizzare il footage di droni da ricognizione. Google entra nel progetto, ma la resistenza interna è immediata: nel 2018 circa 4.000 dipendenti firmano una petizione contro il coinvolgimento dell’azienda in operazioni militari. Google non rinnova il contratto, ma Amazon, Microsoft e infine Palantir raccolgono il lavoro dove Google lo lascia. Il programma diventa il Maven Smart System (MSS), capace non solo di rilevare oggetti ma di elaborare su larga scala dati di sorveglianza. Secondo quanto emerso, MSS è stato impiegato in operazioni contro il presidente venezuelano Nicolás Maduro e negli attacchi statunitensi in Iran, che avrebbero provocato migliaia di vittime nella regione.
Anche Claude di Anthropic è parte di questo sistema, anche se con un ruolo più circoscritto. Dal 2024, dopo che l’azienda ha aperto all’uso militare della propria tecnologia, il chatbot è integrato nell’interfaccia di MSS per consentire agli analisti di interrogare il sistema su aree geografiche specifiche e tipologie di obiettivi. Un contributo che, secondo diversi esperti, ha reso il sistema più efficiente e ha potenzialmente ampliato il numero di obiettivi colpibili.
Il nodo delle armi autonome e i limiti di Anthropic
A gennaio 2026 il segretario alla Difesa Pete Hegseth chiede la rinegoziazione dei contratti AI del DOD, pretendendo che le aziende accettino un uso della tecnologia entro i soli limiti di “qualsiasi uso legale”, senza vincoli aggiuntivi. Anthropic è l’unica azienda che si oppone, cercando di preservare due linee rosse: il divieto di sorveglianza di massa domestica e il divieto di sistemi che possano identificare, tracciare ed eliminare obiettivi senza alcun intervento umano. OpenAI firma le nuove condizioni senza riserve, e nei mesi successivi il Pentagono sigla accordi con altre otto aziende, tra cui Google, Microsoft, Amazon Web Services, Nvidia, Oracle e SpaceX.
La posizione di Anthropic è tuttavia più sfumata di quanto sembri. Il CEO Dario Amodei ha scritto pubblicamente che le armi completamente autonome “potrebbero rivelarsi decisive per la difesa nazionale” e si è detto pronto a collaborare con il Dipartimento della Difesa per accelerarne lo sviluppo. Il punto di attrito non è dunque il principio, ma la maturità tecnica attuale dei sistemi. Per Tech Justice Law, questa posizione è incompatibile con il diritto umanitario internazionale, che richiede valutazioni caso per caso per ogni singolo attacco: se l’obiettivo dichiarato è comprimere i tempi da settimane a secondi, nessun essere umano sta davvero valutando nulla.
La questione si intreccia anche con la sorveglianza, ambito che il governo USA ha già iniziato ad esplorare con riferimento all’evasione fiscale. Amodei ha espresso contrarietà alla sorveglianza di massa dei cittadini americani, ma non ha sollevato obiezioni equivalenti per le persone non statunitensi. Un’asimmetria che, secondo le organizzazioni per i diritti, è tanto più preoccupante in un contesto di giro di vite sull’immigrazione.
Definizioni ambigue, regole incomplete e responsabilità che svaniscono
Al centro del dibattito c’è la DOD Directive 3000.09, scritta nel 2012, che definisce un’arma letale autonoma come un sistema che “una volta attivato, può selezionare e ingaggiare obiettivi senza ulteriore intervento dell’operatore”. La direttiva impone che il giudizio umano sia mantenuto in modo “appropriato”, ma non definisce cosa significhi nella pratica. Il risultato è un’area grigia enorme.
Sistemi come il Phalanx CIWS, installato sulle navi da guerra, rispondono in millisecondi a missili in arrivo senza intervento umano. Alcuni esperti sostengono che questi non rientrino nella definizione di armi autonome perché operano in contesti difensivi e fissi. Ma la distinzione tra offensivo e difensivo è meno netta di quanto sembri: un’arma concepita per dissuadere può colpire obiettivi stranieri, e la velocità con cui l’AI comprime le catene decisionali riduce il controllo umano a poco più di una formalità. Come osserva Maddy Batt di Tech Justice Law, quando le decisioni avvengono in pochi secondi, qualunque valutazione umana prevista dal diritto internazionale umanitario diventa svuotata di significato.
Sul piano internazionale, forum come la Convenzione su Certe Armi Convenzionali alle Nazioni Unite discutono da oltre un decennio senza produrre accordi vincolanti. Non esiste ancora una definizione ufficiale condivisa di “arma letale autonoma”. Alcune potenze militari trovano questa mancanza di regole strutturalmente conveniente.
Questo quadro va letto anche alla luce di quanto sta accadendo più in grande nello spazio delle AI militari: ne abbiamo scritto analizzando l’acquisizione di Stainless da parte di Anthropic, che mostra come la corsa agli strumenti per sviluppatori sia ormai inseparabile dalla competizione per i contratti con la difesa.
La battaglia legale tra Anthropic e l’amministrazione Trump continua, mentre l’azienda si prepara a una possibile IPO con una valutazione attesa intorno ai 900 miliardi di dollari. La pressione degli investitori a monetizzare è concreta, e i contratti con le agenzie di sicurezza nazionale rappresentano un mercato enorme. Le linee rosse di Anthropic potrebbero tenere nel breve termine, ma la direzione indicata dal suo stesso CEO suggerisce che si tratta di un confine temporaneo, non di un principio assoluto. La domanda più rilevante non è se l’AI raggiungerà la piena autonomia in campo militare, ma chi, come e con quali strumenti di controllo guiderà quel momento quando arriverà.






