Un tribunale federale statunitense ha imposto a Perplexity AI di sospendere temporaneamente l’utilizzo del suo agente intelligente Comet per effettuare acquisti su Amazon
La decisione arriva dopo una causa intentata dal colosso dell’e-commerce lo scorso novembre. Il caso solleva questioni ancora aperte sul ruolo degli agenti AI nel commercio online e sui confini tra automazione e accesso non autorizzato.
Lo scontro tra le due aziende si inserisce in un contesto più ampio, quello dell’evoluzione degli strumenti di intelligenza artificiale che cominciano a gestire operazioni complesse al posto degli utenti. Tra queste rientra anche la possibilità di completare acquisti in autonomia, un’attività che potrebbe ridefinire il modo in cui consumatori e piattaforme di vendita interagiscono.
Le accuse e la decisione del giudice
Amazon accusa Perplexity di frode informatica per non aver comunicato in modo trasparente quando il bot Comet agisce per conto di un utente reale. Secondo l’azienda di Seattle, la startup avrebbe ignorato ripetute richieste di interrompere l’accesso ai sistemi protetti del marketplace. La giudice distrettuale Maxine Chesney, che segue il procedimento presso il tribunale federale di San Francisco, ha rilevato che Perplexity accede agli account Amazon degli utenti con il loro consenso, ma senza l’autorizzazione della piattaforma stessa.
L’ordine emesso lunedì ha carattere temporaneo e resterà in vigore mentre le parti discutono nel merito della legalità di strumenti progettati da terzi per interagire con i sistemi di un’altra azienda. Perplexity ha una settimana di tempo per presentare eventualmente ricorso, mentre è già obbligata a interrompere l’accesso alle aree protette da password e a eliminare le copie dei dati di Amazon in suo possesso.
La posizione delle due aziende
Amazon ha accolto con favore la decisione, definendola un passo necessario per garantire un’esperienza di acquisto affidabile per i propri clienti. Lara Hendrickson, portavoce del gruppo, ha dichiarato che l’azienda intende proseguire con la causa per tutelare i propri sistemi. Dall’altra parte, Perplexity ha affermato di voler continuare a difendere il diritto degli utenti di scegliere liberamente quali strumenti di intelligenza artificiale utilizzare per navigare e operare in rete.
Il contesto è reso ancora più particolare dal fatto che Jeff Bezos, fondatore di Amazon, è tra gli investitori di Perplexity, valutata di recente circa 20 miliardi di dollari. La startup ha dichiarato apertamente l’obiettivo di trasformare la ricerca sul web e altre attività digitali attraverso strumenti basati sull’intelligenza artificiale.
Cosa significa per il mercato pubblicitario digitale
L’adozione su larga scala di agenti AI in grado di completare acquisti in autonomia potrebbe avere conseguenze profonde sul mercato della pubblicità digitale negli Stati Uniti, che vale circa 350 miliardi di dollari. Se gli utenti delegano sempre di più le decisioni di acquisto a sistemi automatizzati, i modelli pubblicitari tradizionali basati su posizionamento nei risultati di ricerca e visibilità nei feed potrebbero essere messi in discussione.
Amazon ha generato entrate pubblicitarie per 68,6 miliardi di dollari nel 2025, una fetta rilevante del suo business complessivo. Parte di questi introiti deriva proprio dalla possibilità offerta a venditori e brand di pagare per apparire in posizioni privilegiate all’interno della piattaforma. L’ingresso di bot di terze parti che bypassano questi meccanismi rappresenta quindi una potenziale minaccia economica oltre che tecnica.
Il caso ora proseguirà nelle aule di tribunale, dove i giudici saranno chiamati a definire regole più chiare sull’uso di agenti intelligenti nel commercio elettronico. La sentenza definitiva potrebbe stabilire precedenti importanti per l’intero settore tecnologico.





