L’EU contro meta per il blocco delle IA di terze parti su WhatsApp

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La Commissione Europea ha inviato una comunicazione di addebiti a Meta per violazione delle normative antitrust, contestando il blocco tecnico delle intelligenze artificiali di terze parti su WhatsApp. L’indagine mira a imporre misure cautelari immediate per evitare “danni irreparabili alla libera concorrenza all’interno dello Spazio Economico Europeo”.

La Commissione Europea ha formalmente notificato a Meta una comunicazione di addebiti (Statement of Objections), delineando una posizione preliminare secondo cui l’azienda statunitense avrebbe palesemente violato le normative antitrust dell’Unione Europea. Al centro della contestazione vi è la decisione strutturale di impedire agli assistenti basati su intelligenza artificiale di terze parti di accedere e interagire con l’utenza all’interno dell’infrastruttura di WhatsApp. Secondo l’organo esecutivo europeo, questa condotta operativa genera un rischio concreto di blocco per le aziende concorrenti, impedendo loro di inserirsi o espandersi in un settore, quello degli assistenti IA, attualmente in fase di rapida crescita commerciale. Di conseguenza, la Commissione ha annunciato l’intenzione di imporre misure cautelari immediate per evitare che questa variazione delle policy causi danni gravi e irreparabili all’intero ecosistema di mercato, garantendo comunque a Meta il pieno esercizio dei propri diritti di difesa.

La causa del blocco e l’esclusiva di Meta AI

L’ecosistema di Meta si basa principalmente sui social network proprietari, come Facebook e Instagram, e sulle piattaforme di messaggistica diretta, come WhatsApp e Messenger, a cui si affianca lo sviluppo dell’assistente generalista Meta AI. L’origine dell’attuale indagine risale al 15 ottobre 2025, data in cui la società ha annunciato un aggiornamento unilaterale dei Termini della Soluzione WhatsApp Business. Questa modifica contrattuale ha introdotto un divieto effettivo per gli assistenti IA di natura generalista sviluppati da aziende esterne, impedendo loro di operare sull’applicazione. L’implementazione tecnica di questa policy ha prodotto i suoi effetti definitivi a partire dal 15 gennaio 2026: da quel momento, l’unico strumento di intelligenza artificiale autorizzato a operare su WhatsApp risulta essere esclusivamente la soluzione proprietaria dell’azienda, con la conseguente estromissione totale di qualsiasi concorrente.

Le conclusioni preliminari dell’Antitrust

L’indagine formale, aperta ufficialmente il 4 dicembre 2025, ha portato la Commissione a formulare conclusioni preliminari molto nette. In primo luogo, l’autorità ritiene che Meta detenga una chiara posizione dominante nel mercato delle applicazioni di comunicazione per i consumatori all’interno dello Spazio Economico Europeo (SEE), un primato garantito proprio dalla penetrazione capillare di WhatsApp. In secondo luogo, l’azienda starebbe abusando di tale posizione dominante negando l’accesso alla piattaforma ad altre imprese commerciali e ai loro rispettivi assistenti IA. L’infrastruttura di WhatsApp viene infatti classificata dalla Commissione come un punto di accesso cruciale per consentire agli strumenti di intelligenza artificiale generalista di raggiungere il bacino di utenza finale. Il comportamento adottato da Meta innalzerebbe barriere d’ingresso insormontabili, marginalizzando irrimediabilmente i competitor di dimensioni inferiori.

L’invio della comunicazione di addebiti rappresenta un passaggio formale rigoroso e necessario per valutare l’imposizione di misure cautelari. La base giuridica dell’intervento poggia sull’Articolo 102 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea (TFUE) e sull’Articolo 54 dell’Accordo SEE, i quali vietano esplicitamente l’abuso di posizione dominante qualora questo alteri gli scambi e restringa la libera concorrenza nel Mercato Unico. Meta ha ora la facoltà di esaminare i documenti d’indagine, rispondere per iscritto e richiedere un’audizione orale per presentare la propria posizione difensiva davanti ai rappresentanti della Commissione e delle autorità nazionali. Qualora la Commissione dovesse confermare la sussistenza di un rischio urgente e irreparabile, adotterà una decisione vincolante.

Un dettaglio tecnico di particolare rilevanza riguarda la giurisdizione del provvedimento europeo: il documento copre l’intero Spazio Economico Europeo con l’esclusione dell’Italia. Sul territorio italiano, infatti, l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM) è intervenuta in via preventiva, avendo già imposto misure cautelari specifiche contro Meta nel mese di dicembre 2025 per la medesima violazione.

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