OpenAI e Statsig hanno firmato un accordo con il Dipartimento di Giustizia americano dopo accuse di discriminazione nelle assunzioni verso cittadini statunitensi. Le aziende pagheranno 3,2 milioni di dollari e resteranno sotto controllo governativo per tre anni sulle procedure di sponsorizzazione per la residenza permanente dei dipendenti stranieri.
Il Dipartimento di Giustizia americano ha annunciato un accordo con OpenAI e la sua ex controllata Statsig che prevede tre anni di supervisione sulle pratiche di assunzione dell’azienda. Al centro della vicenda ci sono accuse di discriminazione nelle assunzioni ai danni di cittadini statunitensi, tenuti fuori da alcune posizioni riservate di fatto a lavoratori stranieri in fase di sponsorizzazione per la residenza permanente. Le due aziende non hanno ammesso alcuna colpa, ma hanno comunque accettato di versare complessivamente 3,2 milioni di dollari.
La vicenda riguarda un numero limitato di ruoli, meno di dieci in totale, ma apre un precedente importante sul modo in cui le aziende tecnologiche gestiscono le domande di green card per i propri dipendenti.
Cosa ha scoperto il Dipartimento di Giustizia sulle assunzioni discriminatorie di OpenAI
Secondo la ricostruzione della Civil Rights Division, OpenAI e Statsig avrebbero violato alcune disposizioni dell’Immigration and Nationality Act, la legge che regola l’immigrazione negli Stati Uniti fin dal 1952. La normativa impone alle aziende di dimostrare di aver cercato attivamente candidati cittadini americani prima di avviare una richiesta di residenza permanente, la cosiddetta procedura PERM, per un dipendente straniero già assunto.
Il Dipartimento sostiene che le due aziende non abbiano rispettato questo obbligo in modo genuino. Tra le pratiche contestate figurano alcune scelte quantomeno discutibili nella pubblicazione delle offerte di lavoro.
- Mancata pubblicazione dei ruoli sulle bacheche di lavoro pubbliche
- Annunci radiofonici trasmessi in orari notturni, poco utili a raggiungere candidati reali
- Richiesta di candidature solo su modulo cartaceo invece che tramite canali elettronici
Pratiche che, secondo gli investigatori, avrebbero reso più difficile per i cittadini americani anche solo venire a conoscenza delle posizioni aperte.
I termini dell’accordo tra OpenAI, Statsig e il governo americano
Dei 3,2 milioni di dollari complessivi, 1,2 milioni rappresentano una sanzione vera e propria, mentre i restanti 2 milioni sono accantonati come fondo di risarcimento. Questa seconda somma verrà utilizzata solo se il Dipartimento di Giustizia identificherà cittadini statunitensi effettivamente danneggiati da queste pratiche nelle candidature respinte o ignorate.
Oltre al pagamento, l’accordo introduce un sistema di monitoraggio che accompagnerà le due aziende per i prossimi tre anni. Le richieste principali includono:
- Redazione di nuove politiche di assunzione per i ruoli PERM, da sottoporre all’approvazione del Dipartimento
- Presentazione di report semestrali dettagliati sulle procedure seguite
- Indicazione del numero di domande avviate per lavoratori stranieri e di quanti cittadini americani sono stati effettivamente intervistati per gli stessi ruoli
Non è la prima causa legale che coinvolge OpenAI negli ultimi mesi: questa vicenda si aggiunge ad altri fronti aperti per l’azienda, incluso lo scontro legale con Apple sui presunti segreti industriali sottratti, segno di quanto il perimetro giudiziario attorno alla società si stia allargando su più fronti.
Statsig, l’acquisizione e le indagini partite prima del deal
OpenAI aveva acquisito Statsig, azienda specializzata in strumenti di A/B testing per applicazioni AI, nel settembre 2025, per poi cedere almeno parte del business nel maggio 2026. Il Dipartimento di Giustizia ha però precisato che le indagini sulle due società erano iniziate separatamente già nell’agosto 2025, quindi prima ancora del closing dell’operazione.
Nel dettaglio, gli investigatori hanno individuato cinque casi riconducibili a OpenAI tra il 2023 e il 2025, a cui si aggiunge un caso relativo a Statsig. L’acquisizione, quindi, non ha fatto altro che portare sotto lo stesso ombrello due procedimenti che erano già avviati in autonomia.
Un tema che il governo americano sta seguendo da anni
Il Dipartimento di Giustizia ha definito questo accordo parte di una linea più ampia di controllo sulle pratiche di sponsorizzazione lavorativa da parte delle grandi aziende tecnologiche. L’Immigration and Nationality Act, pur risalendo al 1952, è stato più volte al centro di accordi simili anche sotto amministrazioni diverse da quella attuale.
Durante la presidenza Biden, ad esempio, sia Facebook sia Apple avevano firmato intese analoghe con il governo, dopo che il Dipartimento aveva contestato violazioni definite in quei casi diffuse e sistematiche, quindi di portata più ampia rispetto ai pochi ruoli coinvolti nel caso OpenAI e Statsig.
Il precedente resta comunque significativo perché introduce una supervisione diretta e continuativa sulle politiche di assunzione di una delle aziende più rilevanti del settore AI, in un momento in cui il tema dei visti di lavoro e delle sponsorizzazioni per la residenza permanente resta al centro del dibattito politico statunitense.






