- Sulle autostrade italiane arriva un sistema di telecamere con intelligenza artificiale per rilevare chi usa il cellulare alla guida, circola senza assicurazione RC Auto valida o con revisione scaduta.
- Le immagini vengono analizzate dagli algoritmi ma le sanzioni passano sempre per la verifica delle autorità competenti.
- Se la sperimentazione funziona, il modello potrebbe essere esteso ad altre strade italiane; il nodo principale resta la definizione del quadro normativo che regolerà le contestazioni.
Sulla strada di grande comunicazione Firenze-Pisa-Livorno sta per debuttare un sistema di telecamere basato sull’intelligenza artificiale capace di rilevare automaticamente alcune delle infrazioni più diffuse e pericolose sulle strade italiane. Il progetto, tra i primi del genere su larga scala in Italia, punta a rafforzare i controlli previsti dal Codice della Strada senza richiedere la presenza fisica di agenti in ogni punto della carreggiata. La Fi-Pi-Li, con i suoi oltre cento chilometri di percorso e volumi di traffico tra i più intensi della Toscana, rappresenta un banco di prova ideale: un’arteria dove gli incidenti legati alla distrazione e alla mancata copertura assicurativa sono da anni un problema ricorrente.
Come funzionano le telecamere AI sulla Fi-Pi-Li
Il sistema si basa su algoritmi di intelligenza artificiale che analizzano in tempo reale le immagini dei veicoli in transito. Le telecamere intelligenti installate lungo la Fi-Pi-Li saranno in grado di individuare quattro categorie principali di violazioni:
- utilizzo dello smartphone durante la guida
- circolazione senza revisione periodica valida
- mancata copertura assicurativa RC Auto
- mancato uso delle cinture di sicurezza (in fase di sviluppo)
Il funzionamento combina due livelli di analisi. Da un lato, il riconoscimento ottico delle targhe permette di confrontare in automatico ogni veicolo con le banche dati nazionali su assicurazioni e revisioni, individuando in pochi istanti le posizioni irregolari. Dall’altro, la visione artificiale addestrata sul comportamento del conducente riconosce gesti e posture sospette, come la mano portata all’orecchio o lo sguardo rivolto verso il grembo, tipici dell’uso del telefono al volante.
Le immagini e i dati raccolti non si traducono in contestazioni automatiche: prima dell’emissione di qualsiasi sanzione, le informazioni vengono sottoposte alla verifica delle autorità competenti. Il sistema agisce quindi come strumento di preselezione, accelerando i controlli senza sostituire la valutazione umana. Questo passaggio è tutt’altro che secondario, perché un algoritmo può segnalare un potenziale illecito ma non ha la titolarità giuridica per stabilire con certezza che l’infrazione sia effettivamente avvenuta.
Cellulare alla guida: le sanzioni del nuovo Codice della Strada
Tra le infrazioni che il sistema punta a contrastare, l’uso del cellulare alla guida è quella con le conseguenze più severe secondo le norme aggiornate. Chi viene sorpreso a usare lo smartphone senza dispositivi consentiti rischia:
- multa fino a 1.000 euro
- decurtazione di 5 punti dalla patente
- sospensione della patente già alla prima violazione
In caso di recidiva entro due anni, la sanzione economica aumenta e la sospensione può arrivare fino a tre mesi. Per chi ha un numero ridotto di punti residui, il meccanismo della cosiddetta sospensione breve rende il provvedimento immediato. L’introduzione di sistemi automatizzati di rilevamento rende questi rischi concreti anche su tratti stradali dove i controlli tradizionali sono difficili da garantire con continuità. Il dato che giustifica tanta severità è noto agli esperti di sicurezza stradale: distogliere lo sguardo dalla carreggiata anche solo per pochi secondi, il tempo di leggere un messaggio, equivale a percorrere alla cieca decine di metri, con un aumento esponenziale del rischio di collisione.
Il progetto di innovazione tecnologica
Il progetto si inserisce in un quadro più ampio di digitalizzazione dei controlli sulla circolazione. Sistemi analoghi esistono già in alcuni paesi europei, dove le telecamere intelligenti vengono utilizzate per incrociare in tempo reale i dati dei veicoli in transito con le banche dati di assicurazioni e revisioni. Nel Regno Unito e in alcune regioni dell’Australia, ad esempio, telecamere con AI dedicate alla rilevazione del telefono al volante sono già operative da tempo e hanno mostrato una capacità di individuazione nettamente superiore rispetto ai controlli manuali.
Non è diverso, per certi versi, da come gli algoritmi stanno cambiando le decisioni in settori molto distanti tra loro, dal controllo del traffico alla grande distribuzione: la capacità di elaborare grandi volumi di dati in tempo reale sposta il lavoro ripetitivo dalle persone alle macchine, riservando all’uomo la valutazione finale.
Restano però aperti alcuni interrogativi che accompagnano ogni tecnologia di sorveglianza automatizzata. La tutela della privacy dei conducenti, la conservazione delle immagini raccolte e i tassi di falsi positivi sono aspetti che dovranno essere gestiti con trasparenza per evitare che l’efficienza del sistema si trasformi in un problema di garanzie individuali.
Se la sperimentazione sulla Fi-Pi-Li produrrà i risultati attesi, il modello toscano potrebbe diventare un riferimento per l’estensione di tecnologie simili ad altre arterie italiane. La vera sfida non è tecnica: i sistemi di visione artificiale per il rilevamento delle infrazioni stradali esistono già e funzionano. La sfida è normativa e organizzativa, ovvero stabilire con chiarezza come si integrano questi strumenti nel procedimento sanzionatorio, quali garanzie procedurali spettano al conducente e con quale frequenza i dati raccolti vengono aggiornati. La risposta a queste domande determinerà se le telecamere intelligenti resteranno un esperimento isolato o diventeranno l’infrastruttura ordinaria del controllo stradale italiano.






