Xiaomi ha reso noti i dati relativi all’incremento dei costi di produzione causato dalla carenza di semiconduttori e moduli di memoria, assorbiti massicciamente dai data center dedicati all’IA. Secondo il presidente Lu Weibing, il costo per un pacchetto da 12 GB di RAM e 512 GB di storage è quadruplicato rispetto al 2025, passando da circa 72 a 288 dollari. Questa pressione sulla catena di fornitura ha indotto l’azienda ad aumentare il prezzo di listino del Redmi K90 Pro Max di circa 29 dollari (200 yuan) nel mercato cinese e a sospendere le promozioni su altri modelli della linea Turbo 5 per preservare i margini operativi.
Il settore degli smartphone sta attraversando una fase complessa sul fronte dei componenti. L’espansione globale dei data center dedicati all’intelligenza artificiale sta assorbendo grandi quantità di chip e moduli di memoria, con ripercussioni dirette sulla disponibilità e sui prezzi. Xiaomi ha deciso di rendere pubblici i numeri di questo rincaro, offrendo uno sguardo concreto su quanto stia pesando la situazione sui produttori di dispositivi.
Lu Weibing, presidente di Xiaomi, ha condiviso su Weibo i dati relativi all’aumento dei costi per i componenti di memoria. Le cifre mostrano una crescita significativa in un arco di tempo piuttosto breve, con conseguenze che si estendono inevitabilmente anche ai listini al pubblico.
L’aumento dei costi per RAM e storage
Secondo quanto dichiarato da Lu Weibing, l’azienda cinese sta pagando attualmente 1.500 yuan in più rispetto al primo trimestre del 2025 per ogni combinazione da 12 GB di RAM e 512 GB di storage. Si tratta di un incremento di circa 217 dollari per singolo pacchetto di componenti, non del prezzo totale. Il dato più significativo riguarda però il confronto con il 2025 nel suo complesso: il costo attuale sarebbe quasi quattro volte superiore rispetto a quanto pagato l’anno scorso.
Facendo qualche calcolo, emerge che Xiaomi spendeva circa 72 dollari per lo stesso pacchetto di memoria e storage nel 2025, mentre oggi il costo si aggira intorno ai 288 dollari. Una cifra che da sola equivale al prezzo di vendita di uno smartphone di fascia medio-bassa.
Le conseguenze sui prezzi di vendita
L’azienda ha annunciato che dall’11 aprile il prezzo di Redmi K90 Pro Max subirà un ritocco al rialzo di 200 yuan, pari a circa 29 dollari. Si tratta di un aumento contenuto rispetto all’effettivo incremento dei costi di produzione, segno che Xiaomi sta assorbendo internamente gran parte del rincaro. Contestualmente, verranno sospese le promozioni in corso su Redmi Turbo 5 e Turbo 5 Max.
Le modifiche ai listini riguardano per ora esclusivamente il mercato cinese, dove i margini sui dispositivi Redmi sono tradizionalmente più ridotti. Non è chiaro se e quando simili adeguamenti potrebbero interessare anche i mercati internazionali, ma la possibilità resta concreta qualora i prezzi dei moduli di memoria continuassero a salire.
Un problema legato all’intelligenza artificiale
Alla base di questa impennata c’è la crescente domanda di chip e memorie da parte dei data center destinati all’elaborazione di carichi di lavoro legati all’intelligenza artificiale. Gli investimenti massicci in infrastrutture AI stanno di fatto sottraendo componenti al mercato consumer, creando una pressione senza precedenti sulla catena di fornitura.
Il caso Xiaomi rappresenta un esempio concreto di come questa dinamica stia influenzando l’intera industria mobile. L’evoluzione della situazione nei prossimi mesi dipenderà dall’equilibrio tra domanda e capacità produttiva, con possibili ulteriori ripercussioni sui prezzi finali al consumatore.




