Honda ha annunciato lo stop ai suoi progetti per veicoli elettrici, cancellando i modelli della serie “0” e interrompendo la produzione del SUV Prologue. La decisione nasce dall’impossibilità di competere con i prezzi dei produttori cinesi e dalle pesanti perdite finanziarie, che hanno toccato i 16 miliardi di dollari nell’ultimo anno. Rinunciando all’elettrico, la casa giapponese mette in pausa anche lo sviluppo dei veicoli definiti dal software, perdendo terreno su tecnologie chiave come gli aggiornamenti remoti (OTA). È una ritirata strategica che riporta Honda a concentrarsi sui motori termici, proprio mentre il resto dell’industria globale si interroga sulla sostenibilità della transizione energetica.
Honda ha deciso di interrompere lo sviluppo dei suoi veicoli elettrici, segnando una battuta d’arresto significativa nella transizione verso la mobilità a zero emissioni. La casa giapponese, storicamente nota per l’eccellenza nella progettazione di motori a combustione, ha annunciato questa settimana la cancellazione di diversi progetti che avrebbero dovuto rappresentare il suo ingresso nel mercato delle auto elettriche. Una scelta che arriva in un momento di trasformazione profonda dell’industria automobilistica globale.
I progetti cancellati
Giovedì scorso Honda ha comunicato lo stop allo sviluppo della versione elettrica dell’Acura RDX e dei modelli Honda 0, una berlina e un SUV che avrebbero dovuto essere i primi veicoli elettrici progettati da zero dall’azienda. Di questi tre modelli erano state condivise poche informazioni pubblicamente. Il giorno successivo è emerso che anche la produzione della Prologue, SUV elettrico essenzialmente progettato e costruito da General Motors per conto di Honda, verrà interrotta.
Le ragioni della retromarcia
L’azienda giapponese ha indicato come cause principali le tariffe commerciali statunitensi e la pressione competitiva dei produttori cinesi. Nel suo recente rapporto finanziario, Honda ha ammesso di non essere riuscita a proporre prodotti con un rapporto qualità-prezzo competitivo rispetto ai nuovi costruttori di veicoli elettrici. Le difficoltà nel mercato cinese hanno contribuito a perdite di quasi 16 miliardi di dollari nell’ultimo anno fiscale. Il contesto attuale vede infatti i costruttori tradizionali alle prese con incentivi governativi ridotti e una concorrenza sempre più agguerrita da parte delle case automobilistiche asiatiche.
Oltre la propulsione elettrica
La decisione di Honda comporta conseguenze che vanno oltre il semplice abbandono dei motori elettrici. L’azienda rinuncia anche ad accumulare esperienza nello sviluppo di veicoli definiti dal software, sistemi che permettono aggiornamenti continui delle funzionalità attraverso connessioni da remoto. Questi sistemi, sempre più diffusi tra i produttori di veicoli elettrici come Tesla, Rivian e BYD, rappresentano una delle trasformazioni principali del settore. Sebbene non sia tecnicamente necessario che un veicolo sia elettrico per integrare queste tecnologie, la presenza di batterie ad alta capacità facilita l’alimentazione di computer potenti e gli aggiornamenti quando il veicolo è fermo. Honda ha finora fatto progressi limitati in queste aree tecnologiche.




