- Sondaggio ACSI su 2.711 americani assegna all'intelligenza artificiale un punteggio di 73 su 100, inferiore ai social media (74) e allineato con compagnie energetiche. Google Gemini domina la classifica con 76 punti, mentre Grok e Perplexity si fermano a 71.
- Le principali preoccupazioni degli utenti riguardano la perdita di interazione umana (43%) e i posti di lavoro (37%), con i Baby Boomer tra i più scettici, solo il 6% favorevole all'IA.
- Esiste una discrepanza tra l'ampia adozione (ChatGPT conta un miliardo di utenti settimanali) e la percezione negativa pubblica, guidata da timori su privacy, disinformazione e opportunità lavorative.
L’intelligenza artificiale continua a diffondersi rapidamente nella vita quotidiana di milioni di persone, ma il livello di fiducia che gli utenti ripongono in questa tecnologia resta ancora piuttosto basso. Un recente sondaggio condotto negli Stati Uniti ha messo in luce come le piattaforme di IA vengano percepite in modo meno positivo rispetto ad altri servizi considerati tradizionalmente controversi, come i social media e le compagnie aeree. Tra le varie piattaforme analizzate, emerge una differenza di gradimento significativa, con Google Gemini in testa e Grok in fondo alla classifica.
I risultati del sondaggio ACSI
L’American Customer Satisfaction Index ha pubblicato i risultati di un’indagine che ha coinvolto 2.711 adulti americani, assegnando all’intelligenza artificiale un punteggio complessivo di 73 su 100. Si tratta di un valore leggermente inferiore a quello dei social media, che hanno ottenuto 74 punti, e allo stesso livello delle compagnie energetiche. Anche le compagnie aeree e gli istituti di credito ipotecario si posizionano meglio dell’IA in termini di soddisfazione del cliente.
Tra le cinque piattaforme di intelligenza artificiale prese in esame, Google Gemini guida la classifica con 76 punti. Seguono Microsoft Copilot con 74, mentre Claude e ChatGPT si fermano entrambe a 73. In fondo alla graduatoria si trovano Grok e Perplexity, entrambe con 71 punti. Un dato interessante riguarda il confronto con le piattaforme social: TikTok ha ottenuto 77 punti e YouTube 78, superando tutte le soluzioni di IA analizzate.
La distribuzione e l’accessibilità delle varie piattaforme potrebbero aver influenzato i risultati. Gemini è disponibile attraverso una vasta gamma di dispositivi, tra cui smart speaker, televisori, smartphone e computer, mentre ChatGPT viene utilizzato principalmente attraverso il sito web dedicato o l’applicazione mobile. Grok, invece, è accessibile tramite il social media X, fattore che ne limita la diffusione a un pubblico più ristretto.
Le preoccupazioni principali degli utenti
Quando si parla di intelligenza artificiale, le preoccupazioni non riguardano soltanto la qualità del servizio. Il sondaggio ha rivelato che la perdita di interazione umana rappresenta la principale fonte di inquietudine per il 43% degli intervistati. Al secondo posto si colloca il timore per la perdita di posti di lavoro per le generazioni future, espresso dal 37% dei partecipanti, mentre il 31% teme per il proprio impiego.
L’analisi generazionale mostra differenze significative nell’atteggiamento verso questa tecnologia. I Baby Boomer risultano la generazione più scettica, con il 35% che dichiara di essere molto preoccupato per gli effetti dell’IA. Solo il 6% di questa fascia d’età vede l’intelligenza artificiale in modo estremamente favorevole. La distribuzione delle opinioni appare comunque polarizzata anche nel complesso: il 21% degli intervistati ha dichiarato di avere una visione estremamente favorevole dell’IA, mentre un identico 21% si dice molto preoccupato per le conseguenze.
Adozione diffusa ma percezione negativa
Nonostante alcune piattaforme come ChatGPT raggiungano cifre impressionanti, con quasi un miliardo di utenti settimanali, esiste una discrepanza evidente tra l’adozione dell’intelligenza artificiale e la percezione pubblica della stessa. Le preoccupazioni relative alla privacy, alla diffusione di disinformazione e alla perdita di opportunità lavorative continuano a pesare sul giudizio complessivo.
Forrest Morgeson, professore associato di marketing presso la Michigan State University e direttore di ricerca emerito presso l’ACSI, ha sottolineato come i consumatori abbiano impiegato l’ultimo decennio ad apprendere a diffidare del modo in cui i social media gestiscono i loro dati. Secondo Morgeson, i bassi punteggi sulla privacy dell’IA suggeriscono che gli utenti stiano trasferendo lo stesso scetticismo anche su questa nuova tecnologia.
Un altro sondaggio condotto questa settimana da YouGov ha confermato tendenze simili: solo il 29% delle persone ritiene che gli effetti positivi dell’IA superino quelli negativi, mentre il 36% pensa che l’impatto netto sia negativo. Va evidenziato che più della metà degli intervistati, il 56%, non ha avuto esperienze recenti con l’intelligenza artificiale. Del 44% che invece l’ha utilizzata, la metà lo fa almeno una volta al giorno, con una frequenza d’uso che aumenta tra le persone con un reddito superiore ai 100.000 dollari annui.
I dati raccolti mostrano come l’intelligenza artificiale si trovi in una fase di transizione, dove l’entusiasmo tecnologico si scontra con timori legittimi e con la necessità di costruire una relazione di fiducia con il pubblico. Le piattaforme che riusciranno a garantire trasparenza, tutela della privacy e un uso responsabile della tecnologia potrebbero migliorare la propria posizione in futuro.





