- Secondo l'investitore Elad Gil, ogni startup attraversa una finestra di circa 12 mesi in cui il suo valore tocca il picco, dopo la quale tende a calare. Riconoscere questo momento critico è essenziale per generare ritorni generazionali.
- Programmare riunioni regolari del board dedicate alle exit strategy, con cadenza annuale o semestrale, aiuta a mantenere le discussioni razionali e basate sui dati, evitando decisioni dettate dall'emotività.
- Per le AI startup in particolare, il timing è cruciale: man mano che i modelli di fondazione si espandono, il vantaggio competitivo delle startup specializzate potrebbe erodere rapidamente.
Nel mondo delle startup tecnologiche, scegliere il momento giusto per vendere può fare la differenza tra un successo straordinario e un’opportunità perduta. È un tema che torna ciclicamente nei consigli di investitori e fondatori esperti, ma che acquista particolare rilevanza in periodi di rapidi cambiamenti tecnologici come quello attuale.
Durante una recente puntata del podcast No Priors, co-condotto dagli investitori Sarah Guo ed Elad Gil, quest’ultimo ha condiviso una riflessione che molti founder conoscono ma pochi applicano con disciplina: ogni azienda attraversa una fase cruciale, relativamente breve, in cui il suo valore tocca il picco. Secondo Gil, questa finestra dura circa 12 mesi, dopo i quali il valore tende a scendere. Riconoscere quel momento e agire di conseguenza può determinare il destino di un’intera impresa.
Quando il valore raggiunge il massimo
Il concetto espresso da Gil non riguarda aziende destinate al fallimento, ma piuttosto la natura ciclica del mercato e della competizione. Anche realtà solide possono vedere erodere il proprio vantaggio competitivo quando cambia il contesto tecnologico o di mercato. Le aziende capaci di generare ritorni generazionali sono spesso quelle che hanno saputo vendere al momento giusto, senza aspettarsi che la crescita continuasse all’infinito.
Gil ha citato alcuni esempi storici che illustrano bene questo principio. Aziende come Lotus, AOL e Broadcast.com — quest’ultima fondata da Mark Cuban — hanno tutte concluso operazioni di vendita in prossimità del loro picco di valore. In questi casi, i founder hanno saputo interpretare i segnali del mercato e hanno agito prima che il contesto cambiasse in modo sfavorevole.
Un approccio pratico alla decisione
Per evitare che la decisione di vendere sia influenzata solo dall’emotività o da pressioni dell’ultimo momento, Gil suggerisce un metodo semplice ma efficace: programmare riunioni del consiglio di amministrazione dedicate specificamente al tema delle exit, con cadenza regolare di una o due volte l’anno. Inserire questo argomento come voce fissa nell’agenda aiuta a mantenere la discussione razionale e basata sui dati, anziché su impulsi o timori improvvisi.
Questo tipo di pianificazione permette ai founder e agli investitori di valutare con lucidità se il momento attuale rappresenti davvero il massimo valore raggiungibile, oppure se ci siano ancora margini di crescita sostenibile. La chiave sta nel porsi la domanda giusta: i prossimi sei mesi rappresenteranno il punto in cui l’azienda sarà più preziosa di quanto non sia mai stata?
Il caso delle startup nel settore AI
Il tema della tempistica delle exit è diventato particolarmente rilevante per le startup attive nel campo dell’intelligenza artificiale. Molte di queste realtà esistono proprio perché i grandi modelli di fondazione non hanno ancora coperto tutte le nicchie applicative. Ma questo vantaggio potrebbe non durare a lungo.
Alcuni founder hanno iniziato a parlarne apertamente, come Alex Bouaziz, CEO di Deel, che in un tweet dell’aprile 2026 si è rivolto scherzosamente a Dario Amodei di Anthropic chiedendogli di lasciare la gestione dei salari alla sua azienda. Il tono ironico nasconde una consapevolezza reale: quando i modelli di fondazione si espanderanno ulteriormente, molte startup potrebbero trovarsi con un vantaggio competitivo ridotto.
Gil ha sottolineato che proprio in questi momenti di trasformazione — quando si vedono cambiamenti nella differenziazione e nella difendibilità del prodotto — è fondamentale chiedersi se non sia arrivato il momento migliore per uscire. Il mercato dell’AI si muove rapidamente, e ciò che oggi è un vantaggio domani potrebbe diventare una commodità.




