Palantir pubblica manifesto da 22 punti

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  • Palantir Technologies ha pubblicato un post su X con estratti dal bestseller "The Technological Republic", firmato dal CEO Alex Karp, che espone 22 tesi sulla ridefinizione geopolitica e tecnologica dell'Occidente.
  • Il manifesto sostiene che Silicon Valley ha un dovere verso la difesa nazionale, propone il servizio militare obbligatorio e critica il pluralismo culturale come privo di contenuti sostanziali.
  • Le posizioni suscitano reazioni contrastanti, riflettendo la visione ideologica di un'azienda centrale nei contratti governativi statunitensi.

Palantir Technologies, azienda nota per fornire soluzioni software di intelligenza artificiale e sorveglianza a enti governativi e militari statunitensi, ha pubblicato nel weekend un lungo post su X contenente gli estratti principali di un volume uscito nel 2025. Il testo, firmato dal CEO Alex Karp insieme a Nicholas W. Zamiska, porta il titolo The Technological Republic e si presenta come un appello al mondo occidentale per ridefinire il proprio ruolo geopolitico e tecnologico.

Il post riassume in 22 punti le tesi centrali del libro, toccando temi che spaziano dalla difesa nazionale al ruolo di Silicon Valley, dal servizio militare obbligatorio alla critica verso il pluralismo culturale. Le posizioni espresse hanno suscitato reazioni contrastanti, portando nuovamente l’attenzione su quale visione politica e sociale stia alla base delle attività dell’azienda.

Il libro e il contesto della pubblicazione

The Technological Republic è stato descritto come un invito urgente rivolto all’Occidente per confrontarsi con una nuova realtà geopolitica. Il volume è stato pubblicato nel corso del 2025 ed è diventato un bestseller del New York Times, segno che le tematiche affrontate hanno trovato un pubblico interessato, anche al di fuori dei circoli tecnologici.

La decisione di condensare il contenuto in un post sui social arriva in un momento in cui Palantir è sempre più presente nel dibattito pubblico, non solo per i contratti con agenzie federali come l’esercito americano, ICE e il dipartimento di polizia di New York, ma anche per le dichiarazioni pubbliche dei suoi vertici. Il messaggio è stato pubblicato in risposta, si legge, alle numerose domande ricevute su quale sia la filosofia aziendale che guida le scelte strategiche della società.

I punti centrali del manifesto

Il testo si apre con l’affermazione che Silicon Valley ha un debito morale verso il Paese che ne ha reso possibile l’ascesa, e che l’élite tecnologica dovrebbe partecipare attivamente alla difesa nazionale. Viene contestata quella che gli autori definiscono la “tirannia delle app”, suggerendo che lo smartphone potrebbe aver limitato la capacità collettiva di immaginare progresso oltre i confini dello schermo.

Tra le affermazioni più dirette compare l’idea che il potere reale nel ventunesimo secolo si costruirà sul software, non su appelli morali. Viene inoltre sostenuto che il dibattito sull’opportunità di sviluppare armi basate su intelligenza artificiale sia superfluo, dato che gli avversari non si fermeranno a discuterne. L’approccio proposto è pragmatico: chi costruirà queste tecnologie e per quali scopi sarà ciò che farà la differenza.

Uno dei punti che ha attirato maggiore attenzione riguarda l’ipotesi di introdurre un servizio nazionale obbligatorio, abbandonando il modello di forze armate interamente volontarie. L’idea alla base è che i costi e i rischi dei conflitti dovrebbero essere condivisi da tutti, non solo da chi sceglie la carriera militare.

Cultura, politica e identità nazionale

Il manifesto si spinge anche su terreni culturali e identitari. Viene criticata quella che gli autori percepiscono come un’eccessiva cautela nel definire le culture nazionali, nel nome di un pluralismo che secondo loro rischia di risultare vuoto. Compare anche l’affermazione che alcune culture hanno prodotto progressi significativi, mentre altre resterebbero disfunzionali.

Altri passaggi sollevano interrogativi sul trattamento dei miliardari impegnati in progetti ambiziosi, sull’esposizione mediatica delle figure pubbliche e sulla necessità di riconoscere che gli Stati Uniti abbiano fatto più di ogni altro Paese per i valori progressisti. Viene inoltre espressa la posizione secondo cui il disarmo imposto a Germania e Giappone nel dopoguerra dovrebbe essere superato, per consentire a queste nazioni di giocare un ruolo più attivo nella sicurezza regionale.

Il testo si chiude con un richiamo a resistere alla tentazione di un pluralismo privo di contenuti sostanziali, chiedendo: inclusione in cosa? Una domanda che sintetizza il tono complessivo del messaggio, orientato a ridefinire confini e priorità in un’epoca dominata dalla tecnologia e dalle tensioni geopolitiche.

Palantir ha pubblicato il post completo sul proprio profilo ufficiale, rimandando al volume per ulteriori approfondimenti. Non sono state rilasciate dichiarazioni aggiuntive da parte dell’azienda o dei suoi dirigenti in merito alle reazioni suscitate online.

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