Flop Blue Origin: il booster riesce ad atterrare, ma il satellite è distrutto

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  • Blue Origin ha completato con successo il secondo volo del booster "Never Tell me the Odds", dimostrando capacità di riutilizzo in soli tre lanci totali contro i 32 di SpaceX.
  • La missione ha registrato un fallimento critico: il satellite AST SpaceMobile è stato rilasciato a 95 miglia invece delle 285 previste, rendendo impossibile raggiungere l'orbita operativa e causando il rientro distruttivo in atmosfera.
  • Blue Origin indaga sulle anomalie del secondo stadio prima della prossima missione cruciale con 48 satelliti della costellazione Amazon Leo.

Il programma New Glenn di Blue Origin ha vissuto una giornata di luci e ombre. La compagnia spaziale fondata da Jeff Bezos ha dimostrato di saper riutilizzare con successo il primo stadio del proprio razzo orbitale, un traguardo tecnologico importante per la competitività nel settore. Allo stesso tempo, però, la missione commerciale si è conclusa con un fallimento critico: il satellite che avrebbe dovuto essere posizionato in orbita non ha raggiunto l’altitudine necessaria.

Il lancio ha rappresentato la terza missione del razzo New Glenn, ma soprattutto il secondo volo per il booster di primo stadio ribattezzato Never Tell me the Odds, già recuperato durante il volo inaugurale dello scorso novembre. Una sequenza di eventi che colloca Blue Origin in una posizione di rilievo nella corsa alla riusabilità, considerando che ha impiegato solamente tre missioni totali per raggiungere questo obiettivo, contro le 32 necessarie a SpaceX per il primo riutilizzo riuscito di un booster orbitale.

Atterraggio perfetto sulla nave di recupero

La fase iniziale della missione si è svolta secondo i piani. Il booster GS1 si è separato dal resto del razzo dopo tre minuti di volo e ha eseguito due manovre di frenata prima di posarsi sulla piattaforma di recupero in mare. L’operazione si è completata circa dieci minuti dopo il decollo, tra fiamme e nuvole di fumo, documentata attraverso i canali social della compagnia. Il successo di questa fase ha confermato la solidità del sistema di recupero sviluppato da Blue Origin, elemento fondamentale per abbattere i costi di accesso allo spazio attraverso il riutilizzo dei componenti.

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Bezos stesso ha condiviso le immagini dell’atterraggio, evidenziando il momento in cui il booster toccava la piattaforma dopo aver completato la sua seconda missione. La capacità di far tornare a terra un razzo di queste dimensioni rappresenta una delle sfide ingegneristiche più complesse del settore aerospaziale, e Blue Origin ha dimostrato di aver sviluppato tecnologie affidabili per questa operazione.

Satellite troppo basso per sopravvivere

Le difficoltà sono emerse diverse ore dopo il lancio, quando sia Blue Origin che AST SpaceMobile, il produttore del satellite, hanno confermato che il carico utile non aveva raggiunto l’orbita prevista. Inizialmente la compagnia ha comunicato che il satellite si era separato correttamente e che i sistemi di bordo erano attivi, ma che il posizionamento era risultato fuori dai parametri nominali.

Successivamente AST SpaceMobile ha fornito dettagli più precisi: il satellite era stato rilasciato a un’altitudine di circa 95 miglia, troppo bassa rispetto alle 285 miglia programmate. A quella quota, i propulsori di bordo non dispongono della capacità necessaria per sollevare il satellite fino all’orbita operativa, rendendo inevitabile il rientro distruttivo in atmosfera. L’azienda ha comunque precisato che il valore del satellite sarà coperto dalla polizza assicurativa.

Il carico utile avrebbe dovuto dispiegare un’antenna di oltre 2.400 piedi quadrati e unirsi ad altri sei satelliti già in orbita, nell’ambito di un test per la rete direct-to-cell ad alta velocità di AST. Il secondo stadio del razzo era programmato per eseguire due accensioni successive per posizionare correttamente il satellite, ma i dati telemetrici hanno evidenziato un’anomalia che ha impedito il completamento della sequenza.

Prossime sfide per Blue Origin

Le cause precise dell’anomalia non sono ancora state chiarite. Blue Origin ha annunciato che è in corso un’analisi dettagliata per comprendere cosa abbia impedito al secondo stadio di completare correttamente le manovre orbitali. La risoluzione del problema è cruciale per la compagnia, che ha in programma missioni di grande rilievo nel futuro immediato.

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Il prossimo lancio di New Glenn prevede infatti il trasporto di 48 satelliti per la costellazione Amazon Leo, il nuovo nome del progetto precedentemente conosciuto come Project Kuiper. Si tratta di una missione importante per espandere significativamente la rete a banda larga di Amazon, che attualmente conta 241 satelliti in orbita e che punta a competere direttamente con Starlink. Un eventuale problema al secondo stadio in quella missione comporterebbe conseguenze rilevanti sia per Blue Origin che per i piani di espansione di Amazon nel settore delle telecomunicazioni satellitari.

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