Su Spotify arrivano prevendite esclusive per i concerti e remix AI. Come funzionano i diritti d’autore e il nuovo programma Reserved.

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  • Spotify ha siglato un accordo con Universal Music Group per lanciare strumenti AI che permettono agli utenti di creare remix e cover di brani esistenti, come add-on a pagamento per Spotify Premium.
  • Non è ancora chiaro quanto controllo avranno gli artisti sul proprio materiale: chi possiede i diritti avrà più voce in capitolo, mentre per gli altri dipenderà dalle etichette discografiche.
  • Annunciato anche Reserved, un programma che riserva due biglietti concerti agli abbonati Premium più attivi con un giorno di anticipo sulla vendita generale.

Spotify ha annunciato una partnership con Universal Music Group per integrare strumenti di intelligenza artificiale nella piattaforma e permettere agli utenti di creare remix e cover di brani esistenti. La funzione non sarà inclusa nell’abbonamento standard: arriverà come add-on a pagamento per i membri Spotify Premium, senza una data di lancio ancora comunicata.

Come funziona il remix AI su Spotify

L’accordo con UMG apre la strada a rielaborazioni generate dall’AI capaci di mescolare brani di epoche e generi diversi. Gli esempi che circolano parlano di una ballad soul degli anni Sessanta reinterpretata con estetica pop contemporanea, o di un hit dance trasformato in versione country o folk. L’obiettivo dichiarato è dare ai fan uno strumento per interagire con la musica che ascoltano, creando contenuti che finora erano accessibili solo a chi aveva competenze di produzione audio.

La questione dei diritti rimane aperta. Non è ancora chiaro in che misura gli artisti avranno controllo sull’uso del loro materiale nelle rielaborazioni dei fan. Le posizioni varieranno in base ai contratti con le etichette e alla proprietà effettiva dei masters. Chi possiede i diritti della propria musica sarà probabilmente nelle condizioni di stabilire regole più stringenti, mentre per la maggior parte degli artisti la gestione passerà direttamente dalla casa discografica. Non è un tema secondario: artiste come Taylor Swift stanno già prendendo precauzioni rispetto alle derive dell’AI, come dimostra la sua recente decisione di registrare la propria voce come marchio per bloccare i deepfake.

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Consenso, crediti e compensazione: i punti cardine dell’accordo

Lucian Grainge, CEO di Universal Music Group, ha definito l’iniziativa come un progetto “pensato per supportare l’arte umana, approfondire il rapporto con i fan e creare nuove opportunità di guadagno per artisti e autori”. Alex Norström, co-CEO di Spotify, ha precisato che il sistema sarà “fondato sul consenso, il riconoscimento e la compensazione degli artisti e degli autori coinvolti”. Entrambe le dichiarazioni sottolineano un punto preciso: nessuno dei due vuole che questa funzione venga percepita come una scorciatoia che aggira i creatori originali.

Le parole arrivano in un momento di forte tensione nel settore. Artisti come Billy Corgan degli Smashing Pumpkins, Billie Eilish e Jon Bon Jovi si sono schierati pubblicamente contro l’uso dell’AI nella creazione musicale, sollevando preoccupazioni che vanno dal rischio di plagio all’erosione del valore del lavoro creativo. L’accordo con UMG prova a rispondere a queste obiezioni con un modello che prevede royalties e consenso preventivo, ma i dettagli su come verranno attribuite le compensazioni restano ancora da chiarire.

Cos’è il programma Reserved per i concerti

Insieme alla partnership sull’AI, Spotify ha presentato Reserved, un nuovo programma per i biglietti dei concerti. L’iniziativa riserverà due biglietti agli abbonati Premium più attivi, permettendo loro di acquistarli con un giorno di anticipo rispetto alla vendita generale per una selezione di artisti. I dettagli su quali eventi saranno inclusi non sono ancora stati comunicati.

La mossa si inserisce nella strategia di differenziazione del piano a pagamento in un mercato dove la sola musica in streaming è ormai una commodity. Aggiungere vantaggi tangibili legati al mondo live, dove la concorrenza con altri operatori di ticketing è ben più accesa, rappresenta un tentativo di rendere l’abbonamento più rilevante anche fuori dalla piattaforma.

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Se questa architettura di consenso e compensazione convincerà gli artisti che non fanno parte del catalogo Universal è la vera incognita. L’accordo potrebbe diventare il modello di riferimento per l’intera industria musicale, oppure restare circoscritto a una sola major in attesa che le altre si accodino o prendano una direzione diversa.

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