- Taylor Swift ha depositato domande di marchio registrato per proteggere voce e immagine dall'uso improprio dell'intelligenza artificiale. Ha depositato marchi per le frasi "Hey, it's Taylor Swift" e "Hey, it's Taylor" e per una fotografia che la ritrae sul palco. I marchi potrebbero colmare il vuoto del copyright, che non tutela le voci degli artisti, consentendo di agire contro imitazioni confusamente simili all'originale.
- Gli esperti sono scettici sull'efficacia di questa strategia, anche se potrebbe funzionare come deterrente contro gli usi impropri dell'AI.
- Finora solo il Tennessee ha approvato leggi specifiche contro i cloni vocali generati dall'intelligenza artificiale.
La battaglia legale tra artisti e intelligenza artificiale si arricchisce di un nuovo capitolo. Taylor Swift ha depositato nelle scorse settimane alcune domande di marchio registrato che potrebbero rappresentare un’arma inedita contro l’uso improprio dell’AI. L’iniziativa arriva dopo anni di controversie legate a contenuti generati artificialmente che coinvolgono la cantante, dalla musica ai deepfake sessualizzati.
Le frasi e l’immagine da proteggere
Le richieste, depositate da TAS Rights Management per conto della cantante, riguardano due brevi frasi pronunciate da Swift: Hey, it’s Taylor Swift e Hey, it’s Taylor. Le domande includono clip audio in cui la musicista pronuncia queste espressioni durante una promozione del suo ultimo album. In una delle registrazioni, Swift dice semplicemente che il suo nuovo disco è disponibile su una piattaforma di streaming musicale.
Oltre alle frasi, è stata depositata anche una domanda di marchio per una fotografia che ritrae Swift sul palco mentre tiene una chitarra rosa con tracolla nera, indossando una tuta iridescente multicolore e stivali argentati. Anche se il team della cantante non ha esplicitamente dichiarato che l’obiettivo sia proteggersi dall’intelligenza artificiale, il legame appare evidente considerando il passato recente dell’artista con questa tecnologia.
Il limite del copyright e la nuova strategia
Il problema centrale è che le leggi sul copyright tutelano le canzoni, ma non la voce di chi le interpreta. Questa lacuna normativa ha reso difficile per gli artisti difendersi dalle imitazioni generate dall’AI. Le etichette discografiche hanno dovuto adottare soluzioni creative: la Universal Music Group, ad esempio, ha emesso richieste di rimozione per copyright su brani AI che imitavano Drake, citando però un elemento diverso, ovvero il tag del produttore Metro Boomin presente all’inizio del pezzo.
Secondo alcuni esperti di proprietà intellettuale, i marchi registrati potrebbero colmare questo vuoto. A differenza del copyright, un marchio permetterebbe di contrastare non solo copie identiche, ma anche imitazioni che risultano confusamente simili all’originale. La fotografia depositata, allo stesso modo, potrebbe essere utilizzata per agire contro immagini generate dall’intelligenza artificiale che riproducono l’aspetto della cantante. Un precedente simile è quello di Matthew McConaughey, che ha ottenuto marchi per clip video in cui pronuncia la sua celebre frase.
Scetticismo degli esperti e strumenti già esistenti
Non tutti gli specialisti legali sono convinti dell’efficacia di questa strategia. Alcuni professori di diritto hanno espresso dubbi sul fatto che le clip audio depositate possano davvero essere considerate marchi distintivi, piuttosto che semplici frasi inserite in un messaggio più lungo. Tipicamente, un marchio sonoro è qualcosa di riconoscibile in isolamento, come le note della NBC o il ruggito del leone della MGM. L’ufficio brevetti statunitense potrebbe sollevare obiezioni preliminari, lasciando al team di Swift la possibilità di fornire prove più convincenti.
Anche se legalmente discutibili, questi marchi potrebbero comunque funzionare come deterrente per chi usa l’AI in modo improprio, spingendo gli autori meno esperti a desistere semplicemente mostrando un certificato di registrazione federale. Esistono già altri strumenti a disposizione, come il diritto di pubblicità attivo in diversi stati americani, che permette di agire contro l’uso non autorizzato del proprio nome o della propria immagine. Anche la legge federale consente di contrastare pubblicità ingannevoli e false sponsorizzazioni.
Finora solo il Tennessee ha approvato una legge specifica contro i cloni vocali generati dall’intelligenza artificiale. Strumenti come il sistema di rilevamento deepfake di YouTube, che permette a personalità pubbliche di richiedere la rimozione di contenuti generati dall’AI, si concentrano ancora solo sui volti. In assenza di una regolamentazione più ampia, artisti come Swift cercano nelle leggi sui marchi uno strumento per difendersi da imitazioni che prendono di mira non solo il loro aspetto, ma anche le loro voci.
Perché questa battaglia riguarda tutti, non solo Taylor Swift
La vicenda di Swift illumina un problema che va ben oltre la musica pop. Chiunque abbia una presenza digitale significativa — professionisti, influencer, giornalisti, politici — è potenzialmente esposto allo stesso rischio. I deepfake vocali costano oggi meno di 10 euro al mese attraverso strumenti commerciali come ElevenLabs o Murf. Bastano pochi minuti di audio pubblico per clonare una voce in modo convincente.
Il vuoto normativo è reale. In Italia, il Garante per la Privacy ha emesso linee guida sui deepfake nel 2024, ma non esiste ancora una legge specifica che punisca la creazione di contenuti audio o video artificiali che imitano persone reali senza consenso. L’Unione Europea sta affrontando il tema nell’ambito dell’AI Act, che entrerà in vigore progressivamente fino al 2026, ma le sanzioni per i deepfake non consensuali rimangono vaghe nella formulazione attuale.
La mossa di Swift, usare i marchi come scudo legale, potrebbe diventare un modello replicabile da chiunque voglia proteggersi in attesa di leggi più specifiche.
I precedenti che contano
Non è la prima volta che una celebrità affronta questo problema per vie legali. Scarlett Johansson ha citato in giudizio nel 2024 un’app che usava la sua voce senza permesso attraverso contenuti generati dall’AI. Il caso si è concluso con un accordo riservato. Tom Hanks ha avvisato pubblicamente i suoi fan di non fidarsi di pubblicità online che usavano la sua voce e immagine clonate. La differenza rispetto a Swift è strategica: quegli artisti hanno agito dopo il danno, Swift sta cercando di prevenirlo costruendo una barriera legale preventiva.





