- Unastella, startup sudcoreana di 22 persone, ha raccolto 24 milioni in un Series B e lanciato il suo primo razzo, Una Express-I, nel maggio 2025
- Usa propulsione a cherosene e ossigeno liquido con pompa elettrica, scelta che privilegia la velocità di sviluppo rispetto alle prestazioni di carico
- Il prossimo lancio, Una Express-II, è atteso entro fine 2026: raggiungere i 100 km aprirebbe le porte alle partnership con l'industria aerospaziale e della difesa coreana
Un razzo sudcoreano in cerca di mercato: cos’è Unastella
Unastella è una startup di Seul fondata quattro anni fa che ha appena chiuso un round Series B da 24 milioni di dollari, portando il totale raccolto a 44 milioni. Il round è stato guidato da Altos Ventures, con la partecipazione di Korea Development Bank, Strong Ventures e Hana Ventures. La società sviluppa veicoli di lancio e motori propri con l’obiettivo dichiarato di offrire servizi commerciali per satelliti di piccole dimensioni.
A maggio 2025, Unastella ha effettuato il primo lancio del suo razzo Una Express-I dal suolo sudcoreano. Non si è trattato di un test parziale: l’azienda lo descrive come la prima verifica end-to-end dell’intero sistema, dalla progettazione alle operazioni a terra fino all’acquisizione dei dati di volo. Per una startup di 22 persone, è un risultato che pochi concorrenti possono vantare a questo stadio.
Come funziona il sistema di propulsione e quali scelte tecniche ha fatto
Il razzo di Unastella usa una combinazione di cherosene e ossigeno liquido, la stessa adottata dalla serie Falcon di SpaceX e tra le più consolidate nella storia dei lanciatori. La scelta non è banale: garantisce affidabilità dimostrata e filiere di approvvigionamento mature. Ciò che distingue il progetto è la sostituzione della turbopompa tradizionale con un sistema a pompa elettrica, soluzione già validata in volo da Rocket Lab sui suoi razzi Electron.
Il compromesso è noto: le pompe a motore elettrico sono più pesanti, riducono la capacità di carico utile. Il fondatore e CEO Jae Park lo ammette senza esitazioni. La priorità non è costruire il razzo più prestante, ma arrivare sul mercato in tempi rapidi con una tecnologia già dimostrata. È una filosofia da azienda commerciale, non da laboratorio di ricerca.
Park ha alle spalle un percorso solido: ha lavorato sui sistemi di combustione del razzo Nuri, il primo lanciatore sviluppato autonomamente dalla Corea del Sud tramite l’agenzia spaziale KARI, poi si è spostato al Centro aerospaziale tedesco di Berlino per occuparsi di motori per lanciatori europei. Prima di fondare Unastella, ha lavorato in un’altra startup del settore in Corea.
Il prossimo passo: Una Express-II e i rapporti con l’industria
L’attenzione è ora rivolta a Una Express-II, il lancio previsto entro la fine del 2026. L’obiettivo è raggiungere i 100 chilometri di quota, traguardo che Park considera la soglia per avviare partnership con i grandi nomi dell’industria aerospaziale e della difesa sudcoreana. L’agenzia spaziale nazionale KASA, operativa dal 2024, ha già stanziato 266 milioni di dollari su sette anni per sviluppare infrastrutture di lancio, segnale che il governo scommette sul settore privato.
Unastella non è sola. Sul mercato interno competono Innospace, quotata alla borsa coreana e reduce da un lancio suborbitale, e Perigee Aerospace con il suo Blue Whale in sviluppo. Sul piano industriale, Hanwha Aerospace ha acquisito i diritti completi del razzo Nuri dal KARI, portando dentro il privato la tecnologia sviluppata con fondi pubblici. Nessuno dei concorrenti locali ha ancora eseguito un lancio orbitale commerciale.
Il contesto regionale è altrettanto competitivo. In Cina, Galactic Energy, LandSpace e iSpace hanno già al loro attivo diversi lanci. Il Giappone ha portato a termine nel 2024 il primo lancio riuscito dell’H3, sviluppato da JAXA e Mitsubishi. In Australia, Gilmour Space ha tentato il suo primo lancio orbitale nel 2025. Vale la pena ricordare che il mercato globale dei lanci spaziali valeva circa 15 miliardi di dollari nel 2023 e secondo le stime di Grand View Research potrebbe avvicinarsi ai 41 miliardi entro il 2030, quasi il triplo. In questo quadro, come racconta anche la crescente dipendenza dei sistemi militari da infrastrutture private come i droni kamikaze USA collegati a Starlink, la posta in gioco nel settore spaziale va ben oltre il semplice business dei lanci.
Unastella non genera ancora ricavi. Gli investitori stanno finanziando una roadmap tecnologica, non un flusso di cassa esistente, puntando sulla capacità della startup di occupare un posto di rilievo in un mercato sempre più affollato tra realtà nascenti e player americani già consolidati come SpaceX: il margine per muoversi lentamente si restringe ad ogni lancio riuscito da parte dei concorrenti.




