- Il teardown di iFixit conferma che il Trump Phone T1 è quasi identico all'HTC U24 Pro per hardware, chip e memoria
- L'unica differenza reale è la batteria con ricarica ridotta a 30W e la verniciatura dorata
- Nonostante le dichiarazioni iniziali, la quasi totalità dei componenti proviene dalla Cina
Il Trump Phone T1 è stato smontato da iFixit, che ha ottenuto il dispositivo attraverso un’unità acquistata da NBC News. La conclusione è netta: il telefono da 499 dollari di Trump Mobile è praticamente identico all’HTC U24 Pro, un dispositivo già in commercio e prodotto in Cina.
Cosa ha trovato iFixit dentro il Trump Phone T1
L’analisi interna ha mostrato che il T1 e l’HTC U24 Pro condividono quasi tutto: stesso processore Snapdragon 7 Gen 3, stessa quantità di RAM LPDDR5 da 12 GB e stesso storage da 512 GB. Le uniche differenze rilevate riguardano la batteria, che nel T1 ha una capacità leggermente superiore ma supporta solo la ricarica a 30W invece dei 60W dell’U24 Pro, e alcuni dettagli estetici: la posizione del modulo fotocamera è leggermente diversa, così come la disposizione dei fori dello speaker. La scheda madre del T1 monta memoria prodotta da Micron, mentre l’HTC usa componenti SK Hynix. Per il resto, si tratta dello stesso prodotto con una verniciatura dorata sopra.
L’evidenza empirica definitiva è arrivata però con una vera e propria prova d’intercambiabilità hardware: i tecnici hanno fisicamente rimosso la scheda madre originale dall’HTC U24 Pro e l’hanno installata all’interno dello chassis del Trump Phone T1. Una volta premuto il tasto di accensione, il telefono si è avviato mostrando a schermo il logo originale “HTC” e si è dimostrato pienamente operativo in ogni sua parte, permettendo persino alla redazione di scattare un selfie dimostrativo e di effettuare chiamate. Questa totale compatibilità plug-and-play conferma che i componenti interni provengono esattamente dallo stesso identico stabilimento produttivo.
Quello che distingue davvero i due dispositivi, dal punto di vista visivo, è la finitura oro lucido che caratterizza il T1. Niente che incida sulle prestazioni o sull’esperienza d’uso.
L’inganno del “made in USA” e cosa dice davvero Trump Mobile
Trump Mobile aveva inizialmente presentato il T1 come un telefono “made in USA”, salvo poi aggiustare il tiro. Il sito dell’azienda parla ora di un dispositivo “proudly assembled in the US“, lasciando intendere che un team americano si occupi di assemblare circa una decina di componenti. La batteria è prodotta nelle Filippine, la maggior parte dei componenti arriva dalla Cina.
iFixit è diretta nelle sue conclusioni: un telefono con queste caratteristiche, prodotto nei tempi e nelle quantità attuali e a questo prezzo, non può essere stato realizzato altrove se non negli stabilimenti già attrezzati per l’HTC U24 Pro. La definizione finale usata dai ricercatori è senza margini di interpretazione: “un telefono progettato in Cina, fatto in Cina, con la grande maggioranza dei componenti provenienti dalla Cina”.
Questo non è il primo capitolo di una storia complicata attorno al T1. Le spedizioni del Trump Phone erano rimaste un mistero per settimane dopo l’annuncio, con gli acquirenti ancora in attesa di ricevere il dispositivo mentre Trump Mobile continuava a fare comunicazioni vistose ma vaghe.
A complicare ulteriormente lo scenario attorno a Trump Mobile si aggiunge una grave vulnerabilità informatica scoperta sul portale ufficiale di vendita. Come confermato dalle verifiche tecniche, una falla nel codice del sito web ha esposto pubblicamente decine di migliaia di numeri di account e dati sensibili degli utenti che avevano effettuato o tentato di effettuare l’acquisto. Un problema di sicurezza che l’azienda avrebbe in seguito patchato, ma che aggiunge un pesante livello di preoccupazione per la clientela coinvolta.
La costruzione narrativa attorno al T1, tra slogan sull’“innovazione americana” e valori patriottici incorporati nel metallo, stride con quanto documentato dall’analisi hardware. Quello che il teardown mette in evidenza non è solo la filiera produttiva, ma una contraddizione più ampia: in un momento in cui i dazi sulle importazioni dalla Cina dominano il dibattito commerciale americano, uno dei prodotti più simbolicamente “americani” degli ultimi mesi risulta essere, nei fatti, un telefono cinese riverniciato.





