Perché SpaceX guadagna più con l’AI che con i razzi

elon musk starlink spacex droni usa
  • SpaceX guadagna più da Starlink e dal noleggio di data center AI che dai razzi, fermi al 10% del fatturato.
  • Il business dei data center nasce dai problemi di Colossus 1, costruito per Grok e poi affittato a Google e Anthropic.
  • Musk parla di un ARR da 100 miliardi e di data center nello spazio, mentre scadono i lock in insider e Tesla cala in borsa.

SpaceX ha pubblicato la sua prima trimestrale da azienda quotata e i numeri raccontano una storia diversa da quella dei razzi verso Marte. L’azienda di Elon Musk guadagna con l’AI molto più di quanto guadagni lanciando missili, e il segmento spaziale vero e proprio resta una parte minoritaria del fatturato complessivo. A pesare sui conti aziendali sono soprattutto Starlink e il nuovo business dell’affitto di potenza di calcolo alle aziende di intelligenza artificiale.

I ricavi trimestrali: connettività e AI superano lo spazio

Nel report del secondo trimestre, il segmento spaziale di SpaceX non ha superato il miliardo di dollari di fatturato, fermandosi poco sopra il 10 percento del totale. La stessa SpaceX resta il principale cliente dei propri razzi, segno che la domanda esterna per i lanci rimane limitata rispetto alle ambizioni dell’azienda.

La parte più consistente delle entrate arriva da Starlink, il servizio di internet satellitare che l’azienda inserisce nel segmento connettività, con 4,2 miliardi di dollari di ricavi nel trimestre. È stato l’unico segmento a non registrare una perdita operativa. Durante la call con gli analisti, la presidente Gwynne Shotwell ha inoltre delineato piani per un servizio telefonico pensato per competere con operatori come AT&T, Verizon e T Mobile.

Il resto della spesa, e gran parte dell’attenzione mediatica, si concentra però su quella che l’azienda descrive genericamente come intelligenza artificiale. L’analista Alexander Potter stima che la spesa nel business del cosiddetto neocloud, ovvero l’affitto di capacità di data center alle aziende AI, salirà a 65 miliardi di dollari il prossimo anno, 17 miliardi in più rispetto alla sua stima precedente.

Leggi anche:  Droni kamikaze USA connessi a Starlink: il rischio della dipendenza da SpaceX

Il business dei data center in affitto nato dai problemi di Grok

Il noleggio di spazio nei data center ha generato più ricavi dei razzi e ha assorbito una fetta enorme della spesa, 15,8 miliardi di dollari nel solo secondo trimestre, contro poco più di un miliardo ciascuno per i segmenti spaziale e connettività. Questo posiziona SpaceX come concorrente diretto di aziende neocloud come CoreWeave e Nebius.

Non era però il piano iniziale. Musk aveva costruito il data center Colossus 1 a Memphis per Grok, il modello di intelligenza artificiale sviluppato da xAI. La struttura ha però incontrato difficoltà tecniche, tra cui problemi di latenza e un mix di chip vecchi e nuovi che ha creato colli di bottiglia nell’addestramento dei modelli interni. Di conseguenza xAI ha scelto di affittare la capacità inutilizzata ad altre aziende. Durante la call, lo stesso Musk ha dichiarato che solo il 10 percento della potenza di calcolo costruita da SpaceX sarà destinato a Grok.

SpaceX ha già siglato accordi con diversi partner del settore AI, tra cui:

  • Google
  • Anthropic
  • Reflection AI
  • Cursor, l’azienda di intelligenza artificiale che Musk ha successivamente deciso di acquisire

Secondo il direttore finanziario Bret Johnsen, questi accordi metterebbero SpaceX su una traiettoria che, includendo il contributo di Cursor, porterebbe a un ARR (annualized revenue run rate, la stima del fatturato annuo basata su un periodo più breve) di 100 miliardi di dollari. Musk si è spinto oltre, affermando che la cifra entro dicembre non sarebbe in discussione e che il dato reale potrebbe essere persino superiore. Si tratta comunque di proiezioni comunicate dall’azienda stessa, non di utili già certificati, ed è bene ricordarlo prima di considerarle acquisite.

Leggi anche:  Cursor verso finanziamento da 2 miliardi

Il fatturato non coincide con il profitto e costruire data center resta un’attività ad alta intensità di capitale. Il settore del noleggio di potenza di calcolo grezza sconta problemi noti, dall’obsolescenza dell’hardware alle incertezze nella costruzione degli impianti, fino al fatto che il calcolo è ormai un prodotto sostanzialmente indifferenziato: più data center vengono costruiti, più cala il prezzo che si può chiedere per la stessa potenza. È una dinamica che riguarda anche molti altri operatori del settore, alle prese con ritardi e costi crescenti nella costruzione dei propri impianti.

Il piano per i data center nello spazio e i rischi finanziari

Musk ha dichiarato di aver portato SpaceX in borsa proprio per costruire data center nello spazio, un progetto presentato come naturale prosecuzione del business dei data center terrestri. L’azienda ha effettivamente sottoposto alla Federal Communications Commission una proposta per una costellazione fino a un milione di satelliti dedicati a questo scopo. La documentazione depositata è però povera di dettagli tecnici e non specifica le dimensioni dei satelliti né i tempi di dispiegamento.

Secondo la visione delineata da Musk, un’azienda produttrice di chip di sua proprietà chiamata Terafab dovrebbe produrre un terawatt di semiconduttori all’anno, con un miliardo di robot Optimus impiegati nella produzione. L’obiettivo finale, sempre secondo Musk, sarebbe la costruzione di un acceleratore di massa sulla Luna. Sono affermazioni da considerare con cautela, coerenti con lo stile comunicativo dell’imprenditore più che con piani industriali già definiti nel dettaglio.

Sullo sfondo restano alcuni elementi finanziari concreti. Il 6 agosto scadono i vincoli di lock in per gli insider di SpaceX, un evento che secondo alcuni osservatori potrebbe portare a vendite significative di azioni. SpaceX resta inoltre un cliente importante per Tesla, a cui ha acquistato 295 milioni di dollari in sistemi di accumulo Megapack, oltre a diversi esemplari di Cybertruck. Tesla, nel frattempo, ha visto il proprio titolo scendere del 25 percento da gennaio.

Leggi anche:  Apple produrrà Mac negli USA nel 2026

Il quadro che emerge dalla trimestrale è quello di un’azienda che lancia razzi soprattutto per se stessa, gestisce un business di connettività satellitare solido con Starlink (mentre valuta un’espansione anche nel settore della telefonia mobile) e ha finito per costruire un’attività di noleggio di potenza di calcolo capital intensive, nata più dalle difficoltà del progetto AI interno che da una strategia originaria. Nei prossimi trimestri sarà interessante capire quanto di queste proiezioni di crescita si tradurrà in ricavi effettivi, e quanto invece resterà legato alle ambizioni dichiarate da Musk sui data center orbitali.