All’inizio di questo mese è apparsa su App Store un’app che fa una cosa sola: ascoltare i segnali Bluetooth emessi dagli occhiali AI e avvisarti se un paio di Ray-Ban Meta o Oakley Meta è nella stanza. Si chiama Zuckoff, è gratuita, non richiede un account, non raccoglie dati e pesa 6,6 MB. Il suo autore, Pawel Szydlowski, la definisce in modo molto semplice: “Camera glasses announce themselves over Bluetooth. Zuckoff listens for those announcements and tells you when a lens is in the room.”
Niente cloud, niente analytics: il log dei dispositivi rilevati non lascia il telefono se non lo esporti tu stesso. È la stessa filosofia delle app di crittografia end-to-end, applicata al problema più quotidiano che abbiamo: sapere se qualcuno ci sta filmando.
Come funziona l’app Zuckoff
Il meccanismo è semplice e trasparente. Ogni smart glass, durante l’accensione, l’abbinamento iniziale o l’uscita dal case di ricarica, trasmette un annuncio Bluetooth LE (Low Energy) che contiene un identificativo del produttore, un ID assegnato pubblicamente che permette di distinguere un dispositivo Meta da uno Snap o da un generico headset. Zuckoff mostra per ogni rilevamento il tipo di corrispondenza (manufacturer ID, service UUID o nome annunciato) e un livello di confidenza: possible, likely o strong.
Il ragionamento è sempre visibile a chi usa l’app, non è una scatola nera: se Zuckoff ti dice “likely”, puoi leggere quale identificativo ha trovato e perché. È una scelta progettuale importante, perché trasforma un allarme in un’informazione che puoi valutare, non in un’opinione che bisogna accettare ad occhi chiusi. Il developer ha raccolto i signature di Meta, Snap e altri produttori fotografando dispositivi su Instagram e Reddit, contattando direttamente gli utenti per verificare quali identificativi emetteva ciascun modello. Si tratta di una lista che cresce e chi possiede un paio di occhiali AI può contribuire con il proprio device.
Il limite dell’app è poter segnalare soltanto se qualcuno sta indossando un paio di occhiali AI intorno a noi, ma non se il proprietario si sta usando per filmare in un dato momento. Inoltre, i dispositivi possono smettere di annunciarsi via Bluetooth e in quel caso Zuckoff non li vede più.
È una limitazione tecnica: il segnale Bluetooth LE è pensato per l’abbinamento, non per il monitoraggio in tempo reale. Ma per chi non indossa gli occhiali e vuole un’indicazione è già molto più di quanto Meta offra nativamente e il fatto che l’app mostri le bande di prossimità invece di una freccia direzionale, perché “una freccia sarebbe inventata”, è il tipo di dettaglio che separa un tool onesto da un giocattolo.
La versione Pro, a 9,99$ l’anno con la prima settimana gratuita, aggiunge il monitoraggio in background, le notifiche, il widget Home Screen e la cronologia dei rilevamenti oltre 24 ore. La scansione di base resta gratuita per sempre, scelta che il developer ha motivato come copertura dei costi di supporto continuativo, secondo quanto riportato da Ars Technica. Zuckoff è in test chiuso su Android con 12 tester, in attesa del via libera di Google Play per il rilascio pubblico.
Perché un’app consumer è la risposta a un problema di sistema
Per capire perché un’app di terze parti sia diventata la risposta più concreta al problema, serve il contesto delle vendite. EssilorLuxottica, il gruppo franco-italiano che produce i Ray-Ban Meta, ha venduto oltre 7 milioni di occhiali AI nel 2025, più del triplo rispetto ai circa 2 milioni del biennio 2023-2024, secondo i dati riportati da CNBC.
Non è un numero da nicchia: è un dispositivo che si trova in una stanza, in una fila, in un ufficio, in una classe. E il problema non è la quantità in sé, ma il fatto che ogni unità porta una camera, un microfono e un indicatore LED che, come ha dimostrato chi ha provato a coprirlo con un adesivo da 2 dollari, non è un vero scudo.
Il volto è il dato biometrico più esposto in assoluto e non può essere modificato come si farebbe con una password. Se qualcuno ti filma con un paio di Ray-Ban, il tuo viso è in quella registrazione per sempre e può finire in un dataset di riconoscimento facciale, in un deepfake, in un video condiviso senza il tuo consenso.
La Electronic Frontier Foundation, che si è fatta portavoce del tema privacy degli smart glasses, ha una posizione netta: l’indicatore LED che Meta fornisce come unica misura di sicurezza è nearly useless, secondo le parole di Cooper Quintin, staff technologist dell’EFF. Il LED si coprirebbe con un adesivo e le fonti interne a Meta avrebbero pianificato di non attivarlo nemmeno quando si attiva la modalità “super sensing”, secondo quanto riportato dal Financial Times.
In questo scenario, un’app che avvisa della presenza del dispositivo diventa uno strumento di difesa civica. Certo, non una soluzione perfetta ma un punto di partenza.
Le altre soluzioni
Nel frattempo, Samsung ha già affrontato il problema della registrazione nascosta con un approccio diverso: i suoi occhiali smart Android XR includono un meccanismo che rileva se l’LED è coperto e blocca fisicamente la camera, impedendo la registrazione se l’indicatore non è visibile. È un design che sposta la responsabilità sul produttore, non sull’utente.
Ma il mercato è dominato da Meta, e per i Ray-Ban e gli Oakley l’unica risposta consumer al momento è il rilevamento via Bluetooth. Come Samsung ha presentato i suoi occhiali intelligenti al Galaxy Unpacked di Londra mostra la direzione in cui va la competizione: quando il produttore si fa carico del problema, l’utente non deve installare un’app di terze parti. Ma finché Meta non fa lo stesso, Zuckoff e app analoghe restano l’unico strumento che ha a disposizione chi non indossa gli occhiali ma si trova nella loro orbita.
Yves Jeanrenaud, sociologo all’Università di Osnabrück e autore di Nearby Glasses, la prima app di questo tipo uscita a marzo 2026 con oltre 100.000 download su Play Store, ha descritto il suo progetto come “a desperate act of resistance, hoping it would help at least someone”. La frase è diventata il mantra non ufficiale di questa piccola nicchia di sviluppatori che costruiscono strumenti di difesa per un problema che i produttori di hardware non stanno risolvendo da soli.
Cosa succede quando gli occhiali AI diventano invisibili
Il vero rischio, secondo l’EFF, non è quello di oggi in cui i Ray-Ban Meta si riconoscono a occhio nudo. È quello di domani, quando i modelli saranno più sottili, più numerosi e meno distinguibili dagli occhiali da vista tradizionali. La visibilità del dispositivo è l’ultimo baluardo informale tra chi registra e chi viene registrato e quel baluardo si erode a ogni generazione di hardware. Oggi si può riconoscere un Ray-Ban Meta perché ha la camera sulla tempia e il LED blu. Tra 2 generazioni, con lenti più sottili e design più discreti, quella distinzione potrebbe sparire e il solo modo per sapere se ci stanno filmando sarà un’app che dovremo provvedere a installare per conto nostro.
Meta ha recentemente rimosso dal suo app store un sistema di riconoscimento facciale mai lanciato, che Wired e l’EFF hanno scoperto installato silenziosamente su 50 milioni di telefoni nel giugno 2026. La rimozione non è una garanzia: le fonti interne suggeriscono che il sistema potrebbe tornare. Nel frattempo DEF CON 2026 ha già vietato gli smart glasses senza eccezioni e diverse scuole e tribunali hanno fatto lo stesso. Ma una regola è efficace solo se chi la applica può distinguere un Ray-Ban Meta da un Ray-Ban tradizionale e quando i modelli si somiglieranno sempre di più, sarà sempre più difficile assicurarsi che il divieto di filmare senza consenso venga rispettato.






