- Google sta testando in Chrome Canary una funzione che manda le ricerche dalla barra degli indirizzi direttamente in AI Mode, bypassando i risultati tradizionali
- Il test è identificato da un flag nel codice; Google stessa ha dichiarato di non avere piani attuali per un rilascio ufficiale
- Il cambiamento si inserisce nella più ampia trasformazione della ricerca annunciata al Google I/O, con Gemini 3.5 Flash al centro di AI Mode
Google sta sperimentando una modifica radicale al modo in cui Chrome gestisce le ricerche dalla barra degli indirizzi. Invece di portare l’utente alla classica pagina dei risultati, il test attiva direttamente AI Mode su Chrome, la modalità conversazionale basata su intelligenza artificiale che Google ha reso disponibile negli ultimi mesi. La notizia arriva da WindowsReport, che ha individuato il test su Chrome Canary, il canale sperimentale del browser.
Come funziona AI Mode su Chrome
Il meccanismo è semplice: l’utente apre Chrome o un nuovo tab, digita la sua query nella barra degli indirizzi esattamente come farebbe oggi, ma invece di atterrare sulla pagina di ricerca di Google, si ritrova direttamente in AI Mode. La risposta che riceve ricorda molto un AI Overview, con la differenza che non c’è più la lista di link tradizionali a fare da sfondo.
Nei commit del codice analizzati da WindowsReport è comparso un flag con il nome Fulfill Searchbox queries in AI Mode. Il commit stesso chiarisce la posizione di Google: l’azienda dichiara di non avere “piani attuali” per portare questa funzione a tutti gli utenti e che si tratta, per ora, di semplice esplorazione. Il test sarebbe attivabile e disattivabile, il che suggerisce che Google stia misurando la reazione degli utenti prima di prendere qualsiasi decisione.
La compatibilità dichiarata copre Windows, Mac, Linux e ChromeOS, il che segnala comunque una fase di test abbastanza strutturata, non un prototipo grezzo.
Cosa si perde con AI Mode al posto della ricerca tradizionale
La differenza sostanziale rispetto all’esperienza attuale è nel tipo di risultato restituito. La ricerca classica di Google produce una lista di link pertinenti che l’utente può scorrere, confrontare e filtrare. AI Mode su Chrome, invece, sintetizza le informazioni e rimanda solo alle fonti da cui ha attinto, riducendo sensibilmente la superficie di navigazione.
Per chi ha bisogno di un risultato preciso tra più fonti diverse, o vuole verificare informazioni su siti specifici, questo approccio è più limitante. Non a caso, chi usa Google per trovare un sito già conosciuto, per confrontare prezzi o per leggere notizie da testate diverse, perderebbe la parte più utile dell’esperienza. Questa è una delle ragioni per cui sempre più utenti stanno migrando verso alternative a Google Search, prive di AI o con un impiego molto meno invasivo.
Il contesto: Google I/O e il nuovo volto della ricerca
Questo test arriva in un momento in cui Google sta ridisegnando la sua interfaccia di ricerca in modo sistematico. Al Google I/O di quest’anno, l’azienda ha presentato quello che ha definito il cambiamento più significativo alla ricerca degli ultimi vent’anni: l’integrazione di Gemini 3.5 Flash come modello alla base di AI Mode, con un approccio conversazionale che permette query in linguaggio naturale invece delle tradizionali stringhe di parole chiave.
La ricerca accetta ora non solo testo, ma anche immagini, video, file e persino tab attivi di Chrome. In parallelo, Google ha introdotto i “Search Profiles” per permettere agli utenti di seguire creator e contenuti direttamente dal feed Discover dell’app Google.
La direzione è chiara: Google vuole che l’intelligenza artificiale sia il punto di ingresso della ricerca, non una sovrastruttura aggiunta sopra i link. La vera domanda non è se questo accadrà, ma quanto velocemente gli utenti saranno disposti ad accettare che qualcuno risponda al posto loro, invece di mostrare dove trovare la risposta.





