- Il Galaxy S26 ha registrato vendite superiori del 15% rispetto al Galaxy S25 nelle prime sei settimane, con gli Stati Uniti in crescita di quasi il 30%.
- Il Galaxy S26 Ultra ha dominato i preordini (circa il 70%) grazie a funzioni esclusive come il Privacy Display e Galaxy AI.
- Dopo la sesta settimana le vendite hanno iniziato a rallentare: i prezzi più alti e un salto hardware non particolarmente netto frenano il momentum sul mercato smartphone flagship.
Partenza forte per Galaxy S26: vendite in crescita nelle prime sei settimane
Le prime sei settimane di vendita del Galaxy S26 sono state migliori di quelle del Galaxy S25 nello stesso periodo dell’anno precedente. Secondo i dati pubblicati da Counterpoint Research, le vendite cumulative della serie S26 hanno superato del 15% quelle della serie S25 durante la stessa finestra post-lancio. In parallelo, le vendite complessive di smartphone Samsung sono salite del 5% nel periodo di lancio.
I mercati più vivaci sono stati gli Stati Uniti e la Corea del Sud. Nel mercato americano la crescita rispetto al Galaxy S25 ha sfiorato il 30%, un risultato che Samsung difficilmente si aspettava in un momento in cui i costi dei componenti sono in aumento e i cicli di aggiornamento si stanno allungando su tutto il comparto.
A trainare i numeri è stato soprattutto il Galaxy S26 Ultra, che avrebbe rappresentato circa il 70% dei preordini nei mercati chiave come la Corea del Sud. Il merito va a funzioni esclusive come il Privacy Display e agli strumenti Galaxy AI aggiornati, che hanno spinto molti utenti a orientarsi direttamente sul modello di punta invece che sulle varianti base o Plus.
Perché le vendite hanno rallentato dopo la sesta settimana
Il problema è che quella spinta iniziale si è esaurita abbastanza in fretta. Dopo la sesta settimana dal lancio, i tassi di sell-through del Galaxy S26 sono scivolati al di sotto del ritmo tenuto dal Galaxy S25 nello stesso periodo.

Il fattore più citato è l’aumento dei prezzi: il modello base e il Galaxy S26 Plus sono stati rincarati di circa 100 dollari in alcune regioni, con Samsung che ha attribuito la mossa principalmente ai costi della memoria e alle pressioni sulla supply chain.
In cambio del prezzo più alto, gli acquirenti ottengono uno storage base da 256 GB invece dei 128 GB di alcuni modelli precedenti, oltre a un sistema di raffreddamento migliorato, funzioni Galaxy AI potenziate e una maggiore efficienza della batteria. Il salto rispetto al Galaxy S25, però, non è particolarmente marcato sul piano hardware, e questa percezione pesa nel momento in cui si deve giustificare una spesa più alta.
Non va poi trascurato il contesto interno di Samsung. Secondo fonti coreane, alcune divisioni del business consumer sono in una situazione di pressione sui margini, con i costi di produzione che continuano a crescere.
I prezzi della memoria, in particolare, sono schizzati verso l’alto per via della competizione tra le aziende di intelligenza artificiale sull’approvvigionamento di chip. Questo quadro si inserisce in un panorama in cui il mercato degli smartphone flagship deve già fare i conti con consumatori sempre più selettivi, come racconta anche il caso del Sony Xperia 1 VIII, un altro dispositivo premium che punta su funzioni AI avanzate per giustificare il posizionamento di prezzo.
Il vero test sarà il resto del 2026
Al momento il Galaxy S26 rimane superiore al suo predecessore su quasi tutti i fronti che contano per l’utente quotidiano: fotocamere, autonomia, supporto software prolungato e integrazione con l’ecosistema Samsung. Il lancio è andato bene, e Samsung non ha motivo di lamentarsi guardando i numeri delle prime settimane.
La domanda che rimane aperta riguarda la sostenibilità di questo andamento nel medio periodo. Se i prezzi continueranno a salire a ogni generazione, e se gli aggiornamenti hardware resteranno incrementali piuttosto che sostanziali, Samsung dovrà trovare argomenti più convincenti per spingere il rinnovo.
Il rischio non è un crollo, ma un progressivo appiattimento della curva delle vendite che potrebbe diventare strutturale nel momento in cui i consumatori cominciano a percepire ogni nuovo modello come una versione leggermente rifinita di quello precedente.





