- Sam Altman e Jony Ive non possono usare il nome 'io' per la venture tecnologica basata sull'intelligenza artificiale. Il tribunale della California settentrionale ha accolto l'ingiunzione preliminare di iyO, che rivendicava diritti sul marchio.
- Il giudice Trina Thompson ha ritenuto che iyO abbia buone probabilità di successo nel merito per violazione di marchio e possa subire danni irreparabili.
- Il procedimento proseguirà nella fase di discovery, con un prossimo rapporto al tribunale entro il 29 maggio 2026.
La collaborazione tra Sam Altman e Jony Ive per lo sviluppo di dispositivi basati sull’intelligenza artificiale si trova ad affrontare un ostacolo legale significativo. Il tribunale distrettuale della California settentrionale ha emesso una decisione che impedisce a OpenAI di utilizzare il nome io per la propria venture tecnologica. La disputa coinvolge un’azienda preesistente, iyO, che ha rivendicato diritti sul marchio.
Come è nata la controversia
Nel 2025, Altman e Ive avevano annunciato pubblicamente la nascita di una nuova realtà imprenditoriale denominata io, con l’obiettivo di creare prodotti hardware potenziati dall’intelligenza artificiale. Poco dopo l’annuncio, iyO ha avviato un’azione legale sostenendo che il nome scelto violasse i propri diritti di marchio registrato. L’azienda ha ottenuto rapidamente un’ordinanza restrittiva temporanea, che ha spinto OpenAI a rimuovere dal web i riferimenti alla nuova iniziativa.
Nel corso delle settimane successive, sono emersi documenti che testimoniavano contatti precedenti tra le due società, incluse presentazioni di prodotti. OpenAI ha sostenuto che alcune comunicazioni fossero non richieste e contenessero proposte di investimento da parte di iyO. Quest’ultima, dal canto suo, ha modificato la propria causa aggiungendo accuse di appropriazione di segreti commerciali.
Le prove e le strategie processuali
Per rafforzare la propria posizione, iyO ha presentato al tribunale i risultati di un sondaggio tra consumatori, sostenendo che la somiglianza tra i marchi avrebbe potuto generare confusione sul mercato, soprattutto nel caso di prodotti simili come cuffie connesse. OpenAI ha replicato precisando che il primo dispositivo della venture non sarebbe stato un wearable e ha dichiarato, nei mesi scorsi, di aver abbandonato definitivamente l’intenzione di utilizzare il marchio io, chiedendo l’archiviazione del caso.
La decisione del tribunale
Il giudice Trina Thompson ha accolto la richiesta di ingiunzione preliminare presentata da iyO, vietando formalmente a OpenAI l’uso del nome io. Nella sentenza, la giudice ha espresso dubbi sulla rinuncia volontaria al marchio da parte di OpenAI, sollevando interrogativi sulla possibilità che l’azienda possa tornare a utilizzarlo in futuro. Thompson ha osservato che se OpenAI non intende davvero usare il marchio, l’ingiunzione non dovrebbe rappresentare un problema, mentre in caso contrario proteggerebbe gli interessi di iyO.
Secondo quanto scritto nella decisione, iyO ha buone probabilità di successo nel merito della causa per violazione di marchio. Il tribunale ha inoltre riconosciuto che l’azienda potrebbe subire un danno irreparabile, tra cui difficoltà nell’attrarre nuovi investitori, esaurimento delle risorse finanziarie e perdita del valore del proprio brand.
I prossimi passi
Con l’emissione dell’ingiunzione, il procedimento entra ora nella fase di discovery, durante la quale verranno raccolte ulteriori prove. In una seconda decisione emessa contestualmente, il giudice Peter H. Kang ha ordinato ai legali di entrambe le parti di confrontarsi sulle controversie relative alla scoperta dei documenti e di riferire al tribunale entro il 29 maggio 2026. Il caso resta aperto e potrebbe portare a sviluppi significativi per il futuro della collaborazione tra OpenAI e il celebre designer.




