OpenAI sta costruendo uno smartphone con chip AI proprietari: tutto quello che sappiamo

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  • OpenAI sta sviluppando processori specializzati per uno smartphone con intelligenza artificiale in partnership con MediaTek e Qualcomm, con produzione di massa prevista per il 2028.
  • I chip saranno ottimizzati per l'AI, privilegiando efficienza energetica ed esecuzione locale di modelli, supportati da cloud computing per compiti complessi.
  • Il dispositivo integrerà funzionalità always-on per comprendere il contesto dell'utente in modo continuo, simile al Sensing Hub di Qualcomm nei modelli recenti.

L’intelligenza artificiale sta ridefinendo il panorama tecnologico a ritmi sempre più sostenuti, e OpenAI sembra intenzionata a non limitarsi al solo software. Dopo aver annunciato lo scorso anno una collaborazione con Broadcom per lo sviluppo di chip personalizzati destinati ai propri data center, l’azienda starebbe ora guardando al mercato degli smartphone con un progetto ambizioso che coinvolge alcuni dei principali attori del settore dei processori mobili.

Secondo quanto riferito dall’analista Ming-Chi Kuo di TF International Securities, OpenAI avrebbe avviato una partnership con MediaTek e Qualcomm per realizzare processori dedicati a un futuro dispositivo mobile incentrato sull’intelligenza artificiale. La produzione di massa di questi chip sarebbe prevista per il 2028, con le specifiche tecniche definitive attese entro la fine del 2026 o i primi mesi del 2027.

Un approccio simile a quello di Google Pixel

Il progetto di OpenAI sembrerebbe seguire una filosofia già nota nel mondo Android, quella adottata da Google con i suoi dispositivi Pixel. L’obiettivo sarebbe quello di creare un processore che privilegi le capacità di intelligenza artificiale rispetto alle prestazioni brute, bilanciando efficienza energetica e potenza di calcolo per applicazioni specifiche. Secondo Kuo, i principali aspetti su cui si concentrerà la progettazione dei chip includono il consumo energetico, la gestione gerarchica della memoria e l’esecuzione di modelli AI di piccole dimensioni direttamente sul dispositivo.

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Per i compiti più complessi e computazionalmente intensivi, il sistema farebbe invece affidamento su intelligenza artificiale basata su cloud, un approccio ormai consolidato negli smartphone moderni di fascia alta. Questo equilibrio tra elaborazione locale e remota permetterebbe di offrire esperienze avanzate senza compromettere l’autonomia del dispositivo.

Funzionalità always-on e comprensione del contesto

Una delle caratteristiche distintive del futuro smartphone targato OpenAI potrebbe essere la capacità di comprendere in modo continuativo il contesto dell’utente. Questo lascerebbe intendere l’integrazione di ampie funzionalità always-on, che consentirebbero al dispositivo di rimanere costantemente attivo in modalità a basso consumo per monitorare e interpretare situazioni e necessità dell’utilizzatore in tempo reale.

Si tratterebbe di un’evoluzione di tecnologie già presenti sul mercato, come il Sensing Hub di Qualcomm implementato nei processori più recenti, che supporta scenari a basso consumo energetico con funzionamento continuo. La sfida per OpenAI sarà trovare il giusto equilibrio tra silicio dedicato all’AI e le componenti tradizionali come CPU e GPU, necessarie per gestire modelli di intelligenza artificiale alternativi o non ottimizzati per l’architettura proprietaria.

Partner industriali e tempistiche

Oltre alla collaborazione con MediaTek e Qualcomm per la progettazione dei chip, OpenAI avrebbe individuato in Luxshare, fornitore cinese e rivale di Foxconn, il partner esclusivo per il co-design del sistema e la produzione. Questo dettaglio suggerisce che il progetto sia già in una fase avanzata di pianificazione, con una catena di fornitura strutturata e partnership strategiche consolidate.

Le specifiche tecniche complete e la lista definitiva dei fornitori dovrebbero essere finalizzate entro il quarto trimestre del 2026 o il primo trimestre del 2027, lasciando circa un anno per ottimizzare la produzione prima del lancio previsto nel 2028. Al momento non sono emerse informazioni su design, fascia di prezzo o caratteristiche software del dispositivo, ma l’interesse crescente di OpenAI per l’hardware suggerisce una strategia di integrazione verticale sempre più marcata.

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Perché OpenAI vuole fare hardware

La mossa verso i chip proprietari non è casuale. OpenAI dipende attualmente da Nvidia per la quasi totalità della propria infrastruttura di calcolo — una dipendenza che ha un costo enorme e crea vulnerabilità strategiche. Nel 2024, la carenza di GPU Nvidia ha rallentato l’espansione dei servizi AI di diverse aziende. Produrre chip propri significa tagliare questa dipendenza e controllare l’intera catena del valore, dalla formazione dei modelli alla loro esecuzione sul dispositivo dell’utente finale.
C’è anche una ragione competitiva diretta. Apple ha dimostrato con Apple Silicon che integrare chip progettati internamente con il software porta vantaggi misurabili in termini di efficienza e performance. Google ha replicato il modello con i Tensor. Ora OpenAI vuole fare lo stesso — ma partendo dall’AI invece che dall’hardware tradizionale.

Cosa significa per gli utenti

Se il progetto andrà in porto, uno smartphone OpenAI potrebbe offrire capacità AI locale significativamente superiori a quelle degli attuali dispositivi, senza dipendere dalla connessione internet per le funzioni di base. Tradotto in pratica: assistenti vocali che capiscono il contesto senza inviare dati al cloud, elaborazione di testi e immagini direttamente sul dispositivo, risposte più rapide e maggiore privacy.
Il lancio previsto nel 2028 lascia però tre anni di incertezza. Molto dipenderà da come evolverà il mercato degli smartphone AI — un segmento ancora in cerca di una killer application che giustifichi la spesa per un dispositivo dedicato.

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