Sony minaccia stop supporto e cause legali contro i sostenitori dei giochi fisici

giochi fisici playstation sony addio dischi solo digitale

Sony Japan ha pubblicato il 1° settembre 2026 una policy che consente di sospendere il supporto ai clienti che protestano contro la fine dei dischi fisici PlayStation. Il testo arriva mentre la petizione contro il passaggio al solo digitale ha superato le 400.000 firme.

La direttiva interna elenca comportamenti vietati: richieste ripetute, insulti, minacce, visite non autorizzate, richieste di scuse eccessive e persino l’obbligo di inginocchiarsi. Sony minaccia il coinvolgimento di polizia e avvocati, arrivando a prospettare azioni penali contro chi esagera. Il contesto è la class action nata dopo l’annuncio del 1° luglio 2026, quello che fissa al 2028 il termine delle produzioni su disco. I querelanti sostengono che il pulsante “Acquista” sia ingannevole: in realtà si compra una licenza revocabile, non un gioco definitivo.

Sony ha ribattuto chiedendo l’arbitrato fuori tribunale. La tesi aziendale è che un consumatore ragionevole non possa davvero credere di possedere un file digitale. È un’idea che, se accolta, sposterebbe per sempre il confine tra acquisto e noleggio.

Il mercato sta già virando: l’82% delle vendite di giochi completi su PS4 e PS5 passa dal download, mentre i giochi fisici hanno toccato il minimo storico di 85 milioni di dollari negli USA. Il disco è ancora il baluardo che impedisce a una singola azienda di spegnere la nostra libreria.

Perché Sony minaccia di bloccare il supporto ai clienti che protestano

Ma perchè Sony sta alzando la voce proprio ora? Il 31 luglio 2026 è entrata in vigore anche in Giappone una legge che impone alle aziende di proteggere i lavoratori dalle molestie dei clienti e Sony starebbe semplicemente cercando di allineare le proprie regole interne a quel dettame.

Leggi anche:  ASUS ROG XREAL R1: i primi occhiali gaming con OLED a 240Hz e schermo da 171"

Ma il tempismo pesa. Da quando è uscita la notizia della fine dei dischi, i dipendenti dell’assistenza ricevono attacchi personali, non semplici reclami. Il documento parla di attacchi contro singoli dipendenti, un dettaglio che rende concreta la tensione: non stiamo parlando di un forum che litiga, ma di persone che si presentano agli uffici.

Sony ha dichiarato che procederà “con cautela” malgrado le forti opinioni dei giocatori. La sentenza sull’arbitrato, o l’eventuale apertura del caso in tribunale, dirà se la parola “Acquista” continuerà a significare qualcosa che le aziende non possono cancellare.

Il precedente del 2021

Chi teme che la fine dei dischi sia una svolta senza ritorno dovrebbe ricordare cosa accadde a marzo 2021. Sony annunciò la chiusura degli store di PS3 e PS Vita per il 29 luglio, scatenando una protesta tale da costringerla a un ripensamento in poche settimane. Quel successo però non salvò la PSP, il cui commercio terminò davvero il 2 luglio 2021, e oggi la storia si ripete con un tempismo che sa di beffa: il 1° luglio 2026, lo stesso giorno della comunicazione sui dischi, Sony ha fissato per agosto 2026 lo spegnimento graduale di PS3 e Vita, con chiusura globale prevista a luglio 2027.

Il dettaglio che smonta l’idea di un semplice cambio di formato è il contenuto delle scatole post 2028. Non troveremo più un disco ma un codice stampato, il cosiddetto code-in-box, che sblocca il download tramite il PlayStation Store. La confezione mantiene copertina e classificazione, ma dentro c’è una chiave d’attivazione usa e getta. Il rivenditore smette di vendere un oggetto e diventa un distributore di licenze, mentre il giocatore perde la possibilità di prestare o rivendere un titolo finito.

Leggi anche:  Grazie a RTX Spark Apex Legends e altri 5 giochi AAA possono girare su laptop ARM

Questa transizione ha un costo sociale immediato. Il mercato dell’usato si regge su un supporto fisico trasferibile, e la sua eliminazione toglie ossigeno a catene come GameStop, che negli ultimi anni ha ridotto drasticamente i punti vendita negli USA per inseguire il digitale. Senza un’alternativa secondhand a fare da freno, i publisher guadagnano un margine di manovra enorme sui prezzi dei nuovi giochi, perché non esiste più la copia usata a pochi euro a impedire aumenti costanti.

Il fronte politico europeo, intanto, ha già dato la sua risposta. La campagna Stop Killing Games, che ha raccolto oltre 1,2 milioni di firme, ha ricevuto il rifiuto della Commissione Europea a giugno 2026: l’obbligo di mantenere giocabili i titoli dopo la fine del supporto è stato bocciato perché in conflitto con la proprietà intellettuale.