Il primo iPhone compie 19 anni: il bluff di Jobs che ha cambiato il mondo

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  • Il 9 gennaio 2007 Jobs presentò un iPhone che non funzionava davvero. Esistevano solo 100 prototipi, il Wi-Fi era su frequenze illegali negli USA, la RAM reggeva appena 60 minuti.
  • Il 29 giugno 2007 arrivò nei negozi a 499$, in 74 giorni vendette 1 milione di pezzi.
  • Oggi sono 3 miliardi. Jobs morì il giorno dopo aver presentato l'iPhone 4S nel 2011, senza vedere il risultato finale.

Il 29 giugno 2007 il primo iPhone arrivò nei negozi americani. Ma la storia vera inizia 6 mesi prima, il 9 gennaio, quando Steve Jobs salì sul palco del Moscone West di San Francisco e presentò al mondo un prodotto che non era ancora pronto. Esistevano solo 100 prototipi, tutti leggermente diversi tra loro. Il software era pieno di bug. Apple doveva bluffare. Quello che successe quella mattina è uno dei retroscena più straordinari della storia della tecnologia e spiega meglio di qualsiasi dato di vendita come Steve Jobs abbia davvero cambiato il mondo.

Il bluff più riuscito della storia della tecnologia

A 2 giorni dalla presentazione, Jobs scelse il prototipo esteticamente migliore, ma ancora pieno di problemi. Poteva aprire Mail e Safari, ma non fare l’operazione inversa, altrimenti si bloccava.

Per questo Jobs e pochi altri collaboratori lavorarono al cosiddetto “El Dorado”: l’esatta sequenza di azioni che avrebbe consentito di presentare l’iPhone senza che il dispositivo si bloccasse. Era una partitura rigida, non uno smartphone. Ogni gesto doveva avvenire nell’ordine preciso stabilito, altrimenti il telefono si sarebbe spento davanti a tutto il mondo.

I problemi non finivano qui. Come riportato qualche anno fa dal New York Times, il Wi-Fi di quell’iPhone era instabile, tanto che l’AirPort a cui si era collegato Jobs durante la presentazione funzionava sulle frequenze utilizzate in Giappone e vietate negli Stati Uniti. In questo modo nessuno tra il pubblico avrebbe potuto collegarsi alla stessa rete Wi-Fi, rallentando la connessione del dispositivo.

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Apple aveva fatto montare da AT&T una torretta cellulare all’interno del Moscone West, ma il dispositivo perdeva comunque la linea. Jobs aveva fatto modificare il software per mostrare sempre una perfetta ricezione del segnale, anche quando non era così.

Il problema più grande riguardava la memoria: quell’iPhone aveva solo 128 MB di RAM e il software non era ottimizzato per funzionare oltre 60 minuti senza riavviarsi. La presentazione durò esattamente 1 ora e 52 minuti.

Andy Grignon, il senior engineer responsabile della connettività wireless, era seduto in platea terrorizzato. Aveva preso 20 chili durante lo sviluppo. Ma andò tutto bene. Il pubblico non si accorse di nulla.

Il trucco della presentazione: non un annuncio, ma uno spettacolo

Jobs non rivelò subito di cosa si trattava. Disse che avrebbe presentato 3 prodotti: un nuovo iPod con un grande schermo touch, un telefono rivoluzionario e uno strumento per navigare su Internet mai visto prima. Il pubblico applaudì. Poi Jobs chiese: Avete capito? Non sono 3 prodotti separati, ma un solo dispositivo che abbiamo chiamato iPhone.”

primo iphone 2007 steve jobs

Le foto dell’iPhone erano state preparate con l’orologio fisso sulle 9:41, in modo tale che l’ora indicata coincidesse con quella reale al momento dell’annuncio. Da quel momento in poi, le 9:41 sono diventate l’orario iconico mostrato su ogni prodotto Apple nelle foto ufficiali.

La segretezza attorno al progetto era stata totale. Scott Forstall, a capo del progetto iPhone, aveva messo una scritta sulla porta del suo ufficio che diceva Fight Club, perché la prima regola del Fight Club è che non si parla mai del Fight Club. Solo poche centinaia di ingegneri lavoravano allo smartphone e nessuno di loro poteva parlarne neanche con amici o familiari, pena il licenziamento in tronco.

Cosa c’era dentro quel primo iPhone (e cosa mancava)

Il primo iPhone aveva uno schermo tattile multitouch in vetro da 3,5 pollici, 5 tasti fisici (pulsante Home, 2 tasti volume, tasto silenzioso, tasto accensione) e un retro in alluminio anodizzato.

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Quello che non aveva è altrettanto significativo. Niente MMS. Niente copia e incolla. Niente App Store (arrivato solo un anno dopo). Niente 3G: la connessione avveniva tramite EDGE, con velocità inferiori a una connessione UMTS. Il cronista del New York Times definì “frustrante” la navigazione: il caricamento della home page di Yahoo poteva richiedere più di 100 secondi.

Eppure bastava tenerlo in mano per capire che qualcosa di fondamentale era cambiato. Jobs disse: “Abbiamo deciso di usare il miglior dispositivo di puntamento del mondo. È un dispositivo con il quale siamo nati, tutti quanti. Siamo nati con 10 di questi dispositivi.” Stava parlando delle dita.

Il CEO di Microsoft rise. Aveva torto su tutto.

Steve Ballmer, allora CEO di Microsoft, dichiarò con sicurezza che non c’era nessuna possibilità per iPhone di conquistare una quota significativa del mercato. Il problema, secondo Ballmer, era il prezzo: nessuno avrebbe pagato 499$ per un telefono.

Nel giro di 74 giorni venne venduto 1 milione di pezzi. iPhone finì sulla copertina del Time come l’invenzione più rivoluzionaria dell’anno.

Ballmer aveva torto su tutto.

Come iPhone ha cambiato il mondo

La lista di industrie che iPhone ha distrutto o trasformato in 19 anni è più lunga di quanto si pensi. Le fotocamere compatte sono sparite (il mercato è crollato del 97% dal 2010 ad oggi). I navigatori GPS da cruscotto, i lettori MP3, le sveglie da comodino, le agende cartacee, le macchine fotografiche usa e getta, i dizionari tascabili: tutti prodotti che esistevano in forma fisica e che oggi vivono come app sullo schermo di un iPhone (o comunque di uno smartphone).

Ma il cambiamento più profondo non è stato tecnologico. È stato comportamentale, se non proprio culturale: iPhone ha normalizzato l’idea che chiunque, in qualsiasi momento, possa accedere a qualsiasi informazione, comunicare con chiunque nel mondo, documentare qualsiasi momento della propria vita. Ha creato nuove professioni che non esistevano (il creator, l’influencer, il podcaster) e ne ha rese obsolete altre che sembravano eterne.

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Ha cambiato il modo in cui dormiamo, mangiamo, camminiamo per strada, parliamo con le persone vicino a noi. Non tutte queste trasformazioni sono state positive. Ma sono state inevitabili.

L’uomo che non ha visto il risultato

Steve Jobs presentò l’iPhone 4S il 4 ottobre 2011 (pochi mesi dopo il tanto atteso iPhone 4 bianco). Morì il giorno dopo, a 56 anni, per le complicazioni di un tumore al pancreas. Non ha visto l’App Store superare i 5 milioni di applicazioni. Non ha visto l’iPhone diventare la fotocamera più usata al mondo. Non ha visto i 3 miliardi di unità vendute e neanche la prima partita di MLS ripresa interamente con iPhone o le immagini della luna catturate dagli astronauti di Artemis II con iPhone 17 Pro.

Aveva però già capito tutto il 9 gennaio 2007, mentre i suoi ingegneri sudavano freddo in platea sperando che il telefono non si bloccasse. Non era un annuncio. Era una dichiarazione di fatto su qualcosa che aveva già deciso come sarebbe andata.

19 anni dopo: e adesso?

Nel 2026 gli iPhone attivi nel mondo sono oltre 1,46 miliardi. iPhone detiene il 27,7% del mercato globale degli smartphone e il 57% negli Stati Uniti. Vale circa il 48% del fatturato annuo di Apple, che punta a 4 miliardi di unità vendute entro il 2028, con l’intelligenza artificiale come leva principale.

L’iPhone pieghevole, atteso per settembre 2026, sarà probabilmente il cambiamento di forma più radicale dal lancio originale.

Tutto è partito da un telefono che non funzionava, presentato da un uomo che sapeva già come sarebbe finita, mentre il CEO di Microsoft rideva.