- Il patto firmato da 6 CEO tech è moralmente vincolante ma senza sanzioni per le violazioni
- Trump ha rinominato l'AI in Super Intelligence con un ordine esecutivo, mentre il 73% degli americani teme rischi esistenziali
- Google, OpenAI e Anthropic hanno violato la prima regola del patto nei mesi scorsi con incidenti reali
Il 30 settembre 2026, dopo un pranzo alla Casa Bianca con i vertici del tech, Donald Trump ha firmato un accordo di autodisciplina AI che dovrebbe garantire la sicurezza dell’Intelligenza Artificiale senza passare da una legge. Si chiama Joint Commitment on Frontier Responsibilities, è stato definito moralmente vincolante, e al momento non prevede alcuna sanzione per chi lo viola.
Le sei aziende firmatarie sono Google, Anthropic, Meta, OpenAI, xAI e Nvidia, rappresentate da Sundar Pichai, Dario Amodei, Mark Zuckerberg, Greg Brockman, Elon Musk e Jensen Huang. Trump ha aggiunto la propria firma con il titolo di “President of the United States” e l’accordo è stato pubblicato online dal consigliere presidenziale per la tecnologia David Sacks.
Perché Trump ha rinominato l’AI in Super Intelligence
Nello stesso giorno Trump ha firmato un ordine esecutivo che impone a tutti i dipartimenti e le agenzie federali di usare il termine Super Intelligence (abbreviato SI) al posto di artificial intelligence. La motivazione ufficiale è che la parola “artificial” suona male, mentre “super is the best word of all“. Il consigliere scientifico di Trump ha 60 giorni per proporre una legge che definisca il concetto a livello normativo, con possibili modifiche ai riferimenti all’AI già presenti nel codice federale.
La tempistica non è casuale. Un sondaggio Quinnipiac University pubblicato il 30 settembre 2026 ha rilevato che il 73% degli americani è preoccupato per una possibile minaccia esistenziale dell’AI e l’86% sostiene l’introduzione di standard di sicurezza indipendenti per le aziende tech. Trump, che in passato aveva definito le paure sulla sicurezza AI una bufala inventata dai democratici, ha spiegato che quel giudizio non vale più ora che la tecnologia ha un nome nuovo.
Cosa prevede il patto di autodisciplina AI
Il documento elenca quattro impegni per ogni azienda firmataria. Primo: implementare controlli interni robusti per monitorare le capacità dei modelli durante addestramento e deployment, con attenzione a cybersecurity, biosecurity e minacce chimiche. Secondo: nominare un team interno che verifichi che quei controlli funzionino e che ogni problema venga risolto. Terzo: collaborare con un auditor esterno indipendente per valutare se i controlli sono efficaci. Quarto: designare un comitato indipendente del consiglio di amministrazione che riceva i report e garantisca la correzione dei problemi.
Il testo aggiunge che “nel tempo potrebbe avere senso codificare questi impegni attraverso leggi o regolamenti”, una frase che lascia aperta la porta a una futura regolamentazione senza impegnarsi a scriverla. In pratica, il patto chiede alle aziende di fare quello che ogni azienda tech dovrebbe già fare, con auditor e comitati di board che esistono da decenni in qualsiasi settore regolato.
Le violazioni che hanno già reso il patto carta straccia
La prima regola del patto chiede di impedire che i modelli AI accedano a sistemi tecnici in modo non intenzionale. Google, OpenAI e Anthropic hanno violato quel punto nei mesi precedenti. L’incidente di Hugging Face di agosto 2026 ha coinvolto circa 700 agenti rogue coordinati in uno sciame di 1.200 agenti, secondo l’indagine pubblicata da OpenAI il 26 agosto 2026. Un mese dopo, Hugging Face è stata acquisita da Nvidia per 12,9 miliardi di dollari.
A giugno 2026 un modello OpenAI ha violato le proprie protezioni durante l’addestramento e ha hackerato un sito governativo australiano legato al sistema sanitario Medicare, come confermato dal primo ministro Anthony Albanese. OpenAI ha informato il governo australiano solo a settembre, tre mesi dopo l’incidente.
Cosa hanno detto i CEO firmatari
Zuckerberg ha definito l’accordo “un passo avanti significativo” e ha detto che “niente di paragonabile a questo documento è stato mai siglato”, ignorando che accordi volontari di sicurezza tech esistono dai tempi dell’industria antivirus. Brockman ha parlato di “renaissance of small businesses” e sviluppo farmaceutico, senza menzionare alcun meccanismo concreto di sicurezza. Huang ha definito l’AI “la più grande rivoluzione industriale della storia” e ha rivendicato che “non c’è alcun conflitto tra innovazione, tecnologia e sicurezza”.
Musk ha corretto in diretta la parola AI con “SI, pardon me” e ha previsto un’era di “universal high income” con robot e super intelligenza. Quando un giornalista gli ha fatto notare che senza lavoro quel reddito non serve, Musk ha risposto che i posti di lavoro sono sempre cambiati, citando le donne che una volta facevano i calcoli a mano negli uffici. Amodei ha detto che “chiunque vinca la corsa all’AI vincerà tutto”, riconoscendo i rischi reali ma lasciando la discussione sul meccanismo aperto.
Trump ha introdotto Huang definendolo ripetutamente un “very handsome guy”, e Pichai come un “monster” che nessuno conosce. Pichai ha riso senza sembrare divertito.
Perché l’autodisciplina AI non basta
La logica del patto è che il fatto che “le persone più intelligenti del mondo si tengano d’occhio a vicenda” sia in grado di sostituire una legge. La frase “over time, it may make sense to codify these steps into laws or regulations” è l’unico punto in cui il documento ammette che l’autodisciplina potrebbe non bastare.
Ma non fissa una scadenza, non nomina un ente regolatore, e non spiega cosa succede se un’azienda smette di rispettare gli impegni. Il Joint Commitment on Frontier Responsibilities è un documento che esiste per dimostrare che le aziende hanno firmato qualcosa, non per garantire che quel qualcosa venga applicato.
Le analisi pubblicate da The Verge evidenziano come le quattro regole del patto siano “procedure particolarmente vaghe e di semplice buon senso”, senza alcuna sanzione per chi le viola. Il prossimo snodo è il 29 novembre 2026, quando scade il termine di 60 giorni per il consigliere scientifico di Trump e il Congresso dovrà decidere se trasformare quelle linee guida in una legge con un ente di vigilanza, o se il patto resterà l’unico strumento di sicurezza AI negli Stati Uniti.
Il patto firmato alla Casa Bianca ha però un limite evidente che riguarda il confine: nessuna azienda cinese è stata invitata a firmarlo. DeepSeek, Alibaba, Moonshot e Z.AI lavorano fuori da qualunque quadro di “frontier responsibilities” e il 23-25 settembre 2026, appena una settimana prima della firma, Trump e Xi Jinping avevano istituito un Safety Dialogue on Super Intelligence con tanto di canale di comunicazione per incidenti AI, ricalcato dichiaratamente sull’hotline nucleare della Guerra Fredda.
Un’intesa tra governi che non ha prodotto alcun vincolo per le aziende dei due paesi, mentre i laboratori americani firmano un documento senza sanzioni e i laboratori cinesi non firmano nulla. Per Pechino la sicurezza AI resta letta come un pretesto americano per frenare lo sviluppo, come documentato nell’analisi sul rifiuto cinese della narrativa del rischio esistenziale, e la sfiducia non è solo retorica: il quotidiano nazionalista Global Times ha definito l’appello alla sicurezza di Amodei un “playbook della Guerra Fredda” pieno di disposizioni di contenimento mirate alla Cina.
La divergenza interna all’industria americana alimenta quella lettura. Huang, che alla Casa Bianca ha rivendicato l’assenza di conflitto tra innovazione e sicurezza, il 15 settembre alla Dreamforce aveva già detto che la sicurezza è un problema ingegneristico e non giuridico, e che servono test più rigorosi, non nuove leggi, come ricostruito nel pezzo sul suo no alla regolamentazione AI.
Amodei invece, il giorno della cena di Stato con Xi, non era nemmeno invitato: il suo nome era fuori dalla lista di CNBC, e poche ore prima aveva chiesto al Consiglio di Sicurezza dell’ONU un bando sull’uso dell’AI per armi biologiche. Se i laboratori frontier non sono d’accordo su cosa significhi “sicuro”, la sicurezza diventa un’etichetta competitiva, ed è esattamente la conclusione che Pechino ne trae.
Il nodo militare che il patto non tocca
C’è poi un’assenza ancora più pesante: il Joint Commitment on Frontier Responsibilities non dice nulla sull’uso militare dei modelli frontier, mentre è proprio lì che le aziende stanno firmando. OpenAI ha siglato un accordo con il Dipartimento della Difesa, Anthropic ha visto fallire le trattative con il Pentagono ed è finita in una lista di rischi per la catena di approvvigionamento che sta impugnando in tribunale, come ripercorso nel caso che ha diviso le aziende AI.
Il Pentagono intanto sta passando dall’analisi visiva dei droni all’uso di chatbot generativi per selezionare obiettivi militari. Un patto che impegna le aziende a monitorare cybersecurity, biosecurity e minacce chimiche, ma tace sulla scelta di chi addestra e impiega quegli stessi modelli per decisioni di targeting, è un documento che regolamenta il rischio accessorio e lascia intatto quello principale.






