USA verso il blocco totale delle esportazioni di macchine DUV per semiconduttori verso la Cina

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Un gruppo bipartisan di senatori USA ha presentato il MATCH Act, una proposta di legge che mira a inasprire i controlli sulle esportazioni di macchinari per semiconduttori verso la Cina. La normativa sposta il focus del blocco dalle singole fabbriche alle intere aziende (come SMIC, Huawei e YMTC), impedendo loro l’acquisto di strumenti per la logica a 14nm, DRAM a 18nm e NAND a 128 layer. Il piano punta a chiudere le falle che permettevano il trasferimento di macchinari tra impianti diversi e prevede sanzioni extraterritoriali per i partner internazionali. È prevista tuttavia una clausola di allentamento: se la Cina raggiungerà un’autonomia produttiva del 75% su specifici strumenti, le restrizioni statunitensi per quel settore decadranno.

Un gruppo bipartisan di senatori statunitensi ha avanzato una proposta di legge che potrebbe cambiare radicalmente le regole del gioco nel settore dei semiconduttori. L’obiettivo è imporre un divieto quasi totale sull’esportazione di strumenti avanzati di fabbricazione di wafer verso determinate entità in nazioni considerate avversarie. Se la proposta dovesse diventare legge, aziende cinesi come SMIC, CXMT, Hua Hong, YMTC e Huawei non potrebbero più acquistare macchinari sofisticati per i loro impianti produttivi.

La nuova normativa rappresenta un’evoluzione significativa rispetto ai controlli esistenti, che si concentrano sui singoli impianti piuttosto che sulle aziende che li gestiscono. Fino ad oggi, le restrizioni imposte dagli Stati Uniti riguardavano fabbriche specifiche, non le società proprietarie. Questo ha creato delle falle nel sistema: produttori come SMIC potevano teoricamente acquistare macchinari DUV avanzati per impianti dedicati a processi produttivi meno sofisticati, per poi spostarli verso linee di produzione più moderne.

Dal controllo delle fabbriche al controllo delle aziende

Il MATCH Act, questo il nome della proposta, introduce un modello ibrido che sposta l’attenzione dalle singole fabbriche alle aziende stesse e alle loro affiliazioni. Il documento specifica che le entità coinvolte sono impegnate nella produzione di circuiti integrati a nodi avanzati considerati cruciali per gli sforzi di fusione militare-civile della Repubblica Popolare Cinese.

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Secondo quanto emerge dalla proposta, le restrizioni riguarderebbero strumenti capaci di realizzare tecnologie a 14nm per la logica, processi di fabbricazione DRAM da 18nm e memorie NAND da 128 layer o superiori. Il problema attuale è che controllare l’effettivo utilizzo di questi macchinari una volta consegnati si è rivelato estremamente complicato, poiché le autorità cinesi non favoriscono questo tipo di verifiche. Nel frattempo, strumenti avanzati come l’ASML Twinscan NXT vengono utilizzati per produrre chip con tecnologie a 7nm, come le N+1 e N+2 di SMIC.

Coordinamento globale e chiusura delle scappatoie

La proposta non si limita a inasprire i controlli sulle aziende americane. Il MATCH Act punta a forzare un allineamento globale sui controlli all’esportazione di attrezzature per semiconduttori. In prima battuta, gli Stati Uniti cercheranno di coordinare le misure con paesi alleati come Paesi Bassi, Giappone, Corea del Sud e Taiwan. Se questo sforzo dovesse fallire, le restrizioni verrebbero estese extraterritorialmente per coprire anche strumenti prodotti all’estero che contengono più dello 0% di tecnologia americana o che richiedono assistenza basata su tecnologie statunitensi.

L’intento è chiudere le scappatoie che permettono agli avversari di aggirare i controlli esistenti. I controlli si applicheranno non solo alla transazione iniziale, ma anche all’uso finale, all’utente finale, alla riesportazione e all’assistenza tecnica. Questo significa che tentare di far transitare l’equipaggiamento attraverso intermediari non aggirerà le restrizioni, ma esporrà tutte le parti coinvolte a sanzioni che potrebbero tradursi nella perdita dell’accesso futuro a strumenti avanzati e alla loro manutenzione, rendendo di fatto i macchinari inutilizzabili nel tempo.

La soglia del 75% e il futuro delle esportazioni

Un elemento particolarmente interessante della proposta è l’introduzione di una soglia del 75% che funge da meccanismo di calibrazione. Secondo questa regola, se la Cina riuscisse a soddisfare autonomamente il 75% della propria domanda per determinati strumenti, come quelli per incisione o deposizione, gli Stati Uniti non limiterebbero più le spedizioni di tali strumenti verso il paese. Le restrizioni vengono quindi applicate dove mantengono un vantaggio strategico e possono essere allentate se le alternative domestiche raggiungono una scala sufficiente.

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Questo aspetto potrebbe rivelarsi cruciale per aziende americane come Applied Materials, che al momento mantengono un vantaggio competitivo rispetto a produttori cinesi come AMEC o Naura. Tuttavia, questi ultimi stanno già offrendo strumenti di livello mondiale, e una volta raggiunta la scala produttiva necessaria, le aziende statunitensi potrebbero perdere posizioni strategiche sul mercato cinese, momento in cui il governo americano cesserebbe di regolamentare le loro spedizioni verso clienti nella Repubblica Popolare Cinese.

La proposta arriva in un momento in cui il settore dei semiconduttori continua a essere al centro delle tensioni geopolitiche tra Stati Uniti e Cina. Se approvata, la legge rappresenterebbe un ulteriore stretta nel tentativo di limitare l’accesso della Cina alle tecnologie più avanzate per la produzione di chip, con possibili ripercussioni sulle catene di approvvigionamento globali e sullo sviluppo tecnologico dei prossimi anni.

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