I tentativi del governo russo di limitare l'uso delle VPN hanno causato un'interruzione diffusa dei servizi di pagamento digitale e delle applicazioni bancarie.
Il blocco ha provocato un sovraccarico dei sistemi di filtraggio, rendendo impossibili i pagamenti digitali.
La strategia russa punta a convogliare l'utenza verso Max, un'app governativa priva di crittografia end-to-end.
Il tentativo russo di ridurre l’uso delle VPN avrebbe provocato conseguenze inaspettate sul sistema bancario del paese. Secondo quanto riferito da Pavel Durov, fondatore e CEO di Telegram, le operazioni di blocco avrebbero causato venerdì scorso un’interruzione diffusa dei servizi di pagamento digitale, costringendo i cittadini a fare affidamento temporaneamente solo sul contante.
L’episodio si inserisce in una più ampia campagna di controllo governativo su internet, iniziata a fine marzo con l’annuncio del ministro del digitale Maksut Shadayev di voler ridurre l’utilizzo delle reti private virtuali nel paese. Queste tecnologie permettono agli utenti di aggirare i blocchi imposti dalle autorità, accedendo a servizi altrimenti non raggiungibili.
L’effetto domino sul sistema bancario
Secondo quanto riportato da Bloomberg, citando fonti della stampa russa tra cui The Bell, le app bancarie avrebbero subito interruzioni venerdì a causa di un sovraccarico dei sistemi di filtraggio gestiti dall’autorità di controllo delle comunicazioni. Esperti del settore avrebbero avvertito che restrizioni così ampie rischiano di compromettere la stabilità complessiva della rete.
L’incidente ricorda dinamiche già viste in passato: quando il governo interviene per bloccare specifici servizi, gli effetti collaterali possono estendersi ben oltre l’obiettivo iniziale, colpendo infrastrutture critiche e servizi utilizzati quotidianamente dalla popolazione.
La strategia di controllo digitale
La Russia sta portando avanti da mesi una strategia mirata a centralizzare la vita digitale dei cittadini attraverso Max, un’app governativa progettata per raccogliere molteplici funzioni senza le protezioni crittografiche tipiche di altre piattaforme. A febbraio, il paese ha reso inaccessibili WhatsApp e Telegram nella sua versione di internet, con l’apparente obiettivo di spingere gli utenti verso l’applicazione ufficiale.
Nonostante i blocchi, Durov ha dichiarato che Telegram continua a essere utilizzato quotidianamente da oltre 50 milioni di russi che inviano almeno un messaggio al giorno, con 65 milioni di utenti attivi complessivi. Il ricorso alle VPN permetterebbe di mantenere attivo l’accesso alla piattaforma.
Precedenti simili nel 2018
Non è la prima volta che tentativi di questo tipo producono effetti indesiderati. Nel 2018, un precedente tentativo di bloccare Telegram aveva causato interruzioni nei pagamenti online, nei giochi e persino nei sistemi domotici. All’epoca, le autorità russe avevano cercato di ottenere accesso backdoor ai messaggi della piattaforma, scontrandosi con la crittografia implementata sui dispositivi.
Durov, russo di nascita ma cittadino anche di Saint Kitts e Nevis, Emirati Arabi Uniti e Francia, ha sempre difeso l’approccio alla privacy adottato da Telegram. La piattaforma utilizza crittografia sui dispositivi che rende impossibile accedere ai contenuti senza avere fisicamente il dispositivo in mano.





