- A Mosca si registrano oltre una dozzina di blackout della rete mobile nell'ultimo mese: il governo li giustifica con ragioni di sicurezza, ma la credibilità della spiegazione è bassa anche tra i cittadini russi.
- Le autorità puntano a costruire un internet sovrano con una whitelist di siti approvati, mentre studiano tasse e sanzioni per chi usa le VPN.
- Natalya Kaspersky, figura influente nel settore tech russo, ha scritto al premier Mishustin denunciando che le restrizioni bloccano anche traffico legittimo e generano insoddisfazione pubblica.
Mosca, martedì mattina. I residenti del centro cittadino cercano disperatamente di aprire l’app della banca, chiamare un taxi per recarsi al lavoro o controllare i social dal telefono. Non funziona nulla. La rete mobile è irraggiungibile e le persone si riversano in massa nei fast food e nei bar per agganciarsi al Wi-Fi, l’unico canale di comunicazione rimasto attivo. Questa non è solo un’istantanea, ma il sintomo quotidiano dei continui blackout internet in Russia, una tendenza che ormai paralizza la capitale quasi ogni settimana.
Nel corso dell’ultimo mese sono stati documentati oltre una dozzina di blocchi totali della rete mobile a Mosca. La giustificazione ufficiale fornita dal governo è sempre la medesima, ovvero misure di sicurezza necessarie in prossimità delle celebrazioni nazionali. I grandi provider di telecomunicazioni e le banche hanno già avvisato i clienti di tenersi pronti a nuove e improvvise interruzioni del servizio.
Sicurezza o controllo sui blackout internet in Russia
Artem, un insegnante di 37 anni che vive stabilmente nell’area urbana di Mosca, ha parlato con i media internazionali identificandosi solo con il nome di battesimo, ben conscio dei gravissimi rischi penali che comporta il dissenso. L’insegnante ha riferito che le autorità giustificano le interruzioni con ragioni di sicurezza nazionale, ma ha confermato che la stragrande maggioranza delle persone non crede a questa versione, vivendo in uno stato di costante preoccupazione.
La versione del Cremlino sostiene che le reti mobili possano essere sfruttate dai droni ucraini per localizzare e colpire bersagli sensibili. Tuttavia, la frequenza anomala dei blackout internet in Russia coincide cronologicamente con una nuova e feroce campagna del governo contro l’utilizzo delle VPN, che permettono ai cittadini di mascherare l’indirizzo IP e di aggirare le restrizioni. Senza questi strumenti, piattaforme essenziali come YouTube, Instagram e Telegram risultano inaccessibili.
La whitelist e l’illusione di un internet sovrano
Le autorità centrali hanno meticolosamente costruito una vera e propria whitelist, un elenco blindato di siti e piattaforme approvati dallo Stato che dovrebbero restare accessibili anche quando il resto del traffico globale viene oscurato. Questa mossa rappresenta l’ultima e decisiva tappa di un piano avviato anni fa, mirato a costruire un internet sovrano isolato, popolato esclusivamente da piattaforme nazionali e regolato da severe leggi locali.
I provider sono oggi obbligati per legge a identificare attivamente gli utenti che si connettono in modo anonimo e a limitarne drasticamente la velocità di accesso. Il Ministero per lo Sviluppo Digitale sta persino studiando l’applicazione di una tassa mensile per chi supera i 15 gigabyte di traffico internazionale. Valery Fadeev, presidente del Consiglio presidenziale per i diritti umani, ha definito l’uso delle reti anonime un comportamento innaturale, sostenendo pubblicamente che chi le utilizza cerca semplicemente la voce del nemico.
Le proteste del settore tech contro la censura
Le aspre critiche contro i costanti blackout internet in Russia non arrivano soltanto dalla popolazione o dall’estero. Natalya Kaspersky, manager estremamente influente nel settore tecnologico russo e membro di diversi comitati consultivi del Cremlino, ha inviato una dura lettera al primo ministro, seguita da un rovente post pubblico. La manager ha sottolineato come le interruzioni avvengano ormai quotidianamente, mettendo seriamente in dubbio che tutte possano essere giustificate dalla lotta ai droni.
Nella sua missiva ha evidenziato un devastante paradosso tecnico. Più le autorità governative cercano di spegnere il traffico VPN, più finisce per essere inesorabilmente bloccato anche il traffico legittimo e vitale, come quello dei siti bancari. Queste spregiudicate restrizioni tecniche stanno provocando una massiccia e innegabile insoddisfazione pubblica nei confronti delle autorità statali.
Il baratro informativo e la cortina di ferro digitale
Testimonianze dirette confermano che molti giovani studenti imparano a utilizzare software per l’anonimato fin dai primi anni di scuola, mantenendo abbonamenti multipli a diversi servizi esteri per non farsi trovare impreparati in caso di blocchi. Attualmente l’uso di questi strumenti non è considerato un reato penale, ma lo spazio di manovra si restringe.
Mikhail Klimarev, noto difensore della libertà della rete, ha descritto la censura di Mosca come un sistema estremamente grave, peggiore per certi versi dell’apparato censorio cinese, vista l’enorme quantità di siti bloccati arbitrariamente. Questa implacabile macchina isolazionista costruita attraverso i blackout internet in Russia è già stata definita da esperti e osservatori come una vera e impenetrabile cortina di ferro digitale.
Chi possiede le competenze tecniche necessarie per aggirare le restrizioni continuerà a farlo senza sosta, mentre chi ne è sprovvisto resterà tragicamente immerso nella sola narrativa di Stato. L’effetto concreto e palpabile di questa politica è una drammatica frattura informativa all’interno del Paese, un solco che si allarga progressivamente e che ha trovato nell’avvio del conflitto ucraino l’argomento perfetto per giustificare un isolamento senza precedenti.





