- La NASA porterà l'X-59 al primo volo supersonico a giugno, fino a Mach 1.6 e 60.000 piedi di quota
- La FAA ha fermato Starship dopo il volo 12: il booster Super Heavy non ha completato l'ammaraggio controllato
- Il New Glenn di Blue Origin è esploso sul pad durante un hotfire test, dopo essere stato appena riabilitato dalla FAA
L’X-59 NASA si prepara a superare la velocità del suono
Da più di un decennio la NASA lavora a un aereo capace di volare a velocità supersonica senza produrre i classici boati che rendono questo tipo di volo impraticabile sopra le zone abitate. Il progetto si chiama X-59, ha completato il suo primo volo in assoluto nell’ottobre 2024 e ha accumulato diverse ore di volo nei mesi successivi. Ora arriva il momento più atteso: il primo vero volo supersonico.
Secondo quanto comunicato dall’agenzia spaziale, il test è in programma per i primi giorni di giugno. In questa fase l’X-59 raggiungerà una velocità di oltre 630 mph a circa 43.000 piedi di quota. Non sarà però l’unico appuntamento: nella fase successiva, definita “mission conditions”, il velivolo salirà a 55.000 piedi e toccherà 925 mph (Mach 1.4). Il traguardo finale, almeno per questa sequenza di test, è Mach 1.6, pari a 1.218 mph, a 60.000 piedi di quota.
C’è però un dettaglio operativo importante: in questa fase di sviluppo l’X-59 vola accompagnato da un aereo da caccia supersonico convenzionale. Come ha spiegato la stessa NASA in un post ufficiale, qualsiasi “soffice thump” prodotto dall’X-59 viene inevitabilmente coperto dai boati tradizionali del velivolo di scorta. Le caratteristiche silenziose dell’aereo potranno essere misurate e dimostrate solo nelle fasi successive del programma.
La FAA blocca Starship: cosa è andato storto nel volo 12
Il volo 12 di Starship, avvenuto il 22 maggio, si è concluso con risultati in parte positivi e in parte deludenti. Il veicolo superiore ha completato il suo percorso e ha ammarato come previsto nell’Oceano Indiano. Il problema ha riguardato il booster Super Heavy, che dopo la separazione dallo stadio superiore non è riuscito a completare l’ammaraggio controllato nel Golfo del Messico.
SpaceX ha ricostruito la sequenza degli eventi: dopo la separazione, Super Heavy ha eseguito la manovra direzionale prevista e ha tentato l’accensione dei motori per la retromarcia. Il booster non è però riuscito ad accendere tutti i motori pianificati, ha completato solo una retromarcia parziale e poi ha tentato inutilmente di riaccenderli per la fase di atterraggio, finendo con un ammaraggio brusco. La FAA ha classificato l’episodio come “mishap” e ha ordinato l’apertura di un’indagine formale, con SpaceX responsabile della conduzione e l’agenzia coinvolta in ogni passaggio del processo fino all’approvazione del rapporto finale.
Non si tratta di una situazione inedita: SpaceX ha già attraversato diversi stop regolatori simili, quasi sempre risolti in tempi relativamente brevi. La ripresa dei voli è condizionata alla verifica che nessun aspetto tecnico legato all’incidente costituisca un rischio per la sicurezza pubblica. Vale la pena ricordare che l’azienda ha un legame stretto con altri programmi spaziali in corso, come dimostra il crescente peso strategico di SpaceX nelle infrastrutture di connettività militare, il che rende ogni interruzione operativa più rilevante di quanto sembri in superficie.
Blue Origin: riabilitata un giorno, esplosa il giorno dopo
La settimana è stata ancora più complicata per Blue Origin. Il razzo New Glenn era stato fermato dalla FAA il mese scorso dopo la sua terza missione, per ragioni analoghe a quelle che ora riguardano Starship. La buona notizia è arrivata a inizio settimana: la FAA aveva completato l’indagine e autorizzato il ritorno ai voli.
La notizia è durata pochissimo. Venerdì, durante un hotfire test sul pad di lancio a Cape Canaveral, il New Glenn è esploso. Non ci sono state conseguenze per le persone, ma il danno al programma è evidente. Blue Origin non ha ancora reso noti i dettagli tecnici sull’origine del guasto.

Il punto sulla corsa allo spazio
Anche la NASA ha aggiornato i piani per le missioni lunari, confermando fino a tre ulteriori missioni entro la fine del 2026. Un calendario ambizioso che si intreccia con le difficoltà operative di Starship, il vettore su cui molte di queste missioni dipendono direttamente. La prossima settimana sarà determinante per capire quanto velocemente SpaceX riuscirà a chiudere l’indagine e rimettere in moto il programma.




