- Un'inchiesta del Wall Street Journal accusa Polymarket di aver pagato creator per pubblicare video falsificati.
- I video simulavano vincite enormi su copie del sito ufficiale e venivano diffusi da un "esercito" di profili social, senza dichiarare il compenso ricevuto.
La strategia di crescita di Polymarket, il colosso dei mercati di previsione basati su blockchain, è finita sotto i riflettori per motivi molto poco brillanti. Secondo un’inchiesta del Wall Street Journal, la piattaforma avrebbe pagato una serie di creator online affinché pubblicassero video ingannevoli, progettati per far apparire le scommesse sulla piattaforma estremamente lucrative e semplici da vincere.
L’indagine ha analizzato oltre 1.100 contenuti video legati a Polymarket, scoprendo un meccanismo meticolosamente costruito. Molti di questi filmati non mostravano transazioni reali su siti veri, ma venivano girati su copie quasi perfette del sito ufficiale di Polymarket. In queste simulazioni digitali, i creator sembravano effettuare operazioni vincenti in modo fluido e immediato, creando l’illusione di una facile ricchezza che non corrisponde alla realtà operativa della piattaforma.
Un esercito digitale per amplificare il messaggio
Non si è trattato solo di una questione di contenuti creativi: la diffusione virale di questi video era orchestrata. Il WSJ riferisce che un contractor specializzato nel marketing avrebbe schierato una vera e propria “social-media army” (un esercito di profili social) per amplificare i post dei creator, garantendo che il messaggio arrivasse a un pubblico vastissimo in modo apparentemente organico.
Un dettaglio che ha sollevato forti critiche riguarda la trasparenza: ai creatori sarebbe stato esplicitamente chiesto di non dichiarare di essere stati pagati da Polymarket. Solo dopo le pressioni e le domande poste dai giornalisti, molti influencer hanno iniziato a inserire la dicitura “@polymarket partner” nelle proprie biografie social, cercando di regolarizzare una posizione che fino a poco tempo prima era opaca.
La difesa di Polymarket: tra audit e promesse
Il confronto con i creatori coinvolti è stato brutale. Razeen Khan, uno studente universitario che ha collaborato con la piattaforma fino a marzo, ha paragonato queste pratiche alle pubblicità del fast food, dove il cibo mostrato in TV appare molto più invitante rispetto a quello che si riceve effettivamente nel pacchetto: “Stiamo rappresentando una versione idealizzata di ciò che accade realmente”, ha dichiarato.
Di fronte alle accuse, Polymarket ha cercato di difendere la propria immagine dichiarando di essere “impegnata a mantenere mercati accurati, equi e trasparenti”. L’azienda ha però promesso un passo concreto per chiudere il caso: l’avvio di un audit completo su tutti i propri contenuti promozionali.
Questa vicenda solleva interrogativi profondi sulla regolamentazione dei mercati predittivi digitali. Se da un lato la crescita esplosiva di queste piattaforme è trainata dalla curiosità tecnologica, dall’altro l’uso di strategie di marketing borderline rischia di minare la fiducia degli utenti, trasformando uno strumento di analisi statistica in una trappola per scommettitori in cerca di guadagni facili, pronti anche a sfruttare informazioni riservate.





