- Apple ha fatto causa a OpenAI, alla sua divisione hardware io Products e a due ex dipendenti per furto di segreti industriali e violazione degli accordi di riservatezza.
- Più di 400 ex dipendenti Apple sono passati in OpenAI. Apple contesta il furto di file riservati su prodotti non ancora annunciati e l'accesso indebito a tecniche segrete di lavorazione dei metalli.
- I rapporti si sono incrinati quando OpenAI ha comprato io Products per 6,5 miliardi di dollari per produrre dispositivi propri, mettendo a rischio l'alleanza su Apple Intelligence.
Apple ha depositato presso la corte federale del distretto nord della California una causa di 41 pagine contro OpenAI, contro la sua divisione hardware io Products e contro due persone: Tang Yew Tan, oggi Chief Hardware Officer di OpenAI, e Chang Liu, ingegnere. L’accusa formale riguarda la sottrazione di segreti industriali e la violazione degli accordi di riservatezza.
Il dato che definisce la portata della vicenda riguarda il flusso di personale: oltre 400 ex dipendenti Apple lavorano attualmente in OpenAI. Al momento si tratta di accuse non provate in sede processuale: nessun imputato è stato ritenuto responsabile e nessun tribunale si è ancora espresso.
Chi sono Tang Yew Tan e Chang Liu: gli ex ingegneri Apple citati da Cupertino
Tang Yew Tan è stato vicepresidente del design di prodotto in Apple, con la responsabilità diretta sulla progettazione di iPhone e Apple Watch. Ha lasciato l’azienda nel febbraio 2024 per collaborare con Jony Ive, prima di assumere il ruolo di Chief Hardware Officer in OpenAI.
Chang Liu ha lavorato per otto anni in Apple come senior system electrical engineer, prima di passare in OpenAI nel gennaio 2026. L’accusa nei suoi confronti è la più dettagliata dell’intero fascicolo: secondo Apple non avrebbe restituito il portatile aziendale, utilizzandolo per scaricare documentazione tecnica riservata, specifiche ingegneristiche e dati di progetto relativi a prodotti non ancora annunciati.
È importante notare che Jony Ive, ex responsabile del design di Apple e fondatore di io Products, non è citato tra gli imputati, sebbene la società io Products sia direttamente inclusa nell’atto.
La lavorazione dei metalli e le procedure violate: di cosa è accusata OpenAI
Nel fascicolo è presente un capo di imputazione peculiare legato alla catena di produzione: io Products avrebbe ottenuto l’accesso a una tecnica riservata di finitura dei metalli facendo credere a un fornitore partner di Apple di averne l’autorizzazione.
Questo dettaglio evidenzia un aspetto critico dell’ingegneria di prodotto. Se le caratteristiche di un dispositivo finito sono deducibili analizzando l’oggetto, i processi di produzione su larga scala necessitano di anni di sviluppo e relazioni consolidate con la catena di fornitura. Si tratta proprio delle competenze necessarie a un’azienda che intende fare il proprio ingresso nel settore hardware da zero.
Apple contesta inoltre a OpenAI di aver istruito i dipendenti in uscita da Cupertino su come eludere le procedure di sicurezza aziendali, sostenendo la presenza di uno schema organizzato a diversi livelli della struttura societaria.
Le posizioni ufficiali di OpenAI e Apple
OpenAI ha risposto tramite una nota alla stampa, in attesa del deposito dell’atto giudiziario formale. La società respinge seccamente le accuse, dichiarando di non avere alcun interesse nei segreti industriali altrui e di rimanere focalizzata sullo sviluppo della propria tecnologia.
Apple ha ribadito che sono emersi elementi significativi che indicano l’appropriazione indebita di dati riservati su processi industriali e tecnologie non ancora rilasciate.
Da partner per Apple Intelligence a concorrenti hardware: il raffreddamento dei rapporti
La causa giunge in un momento di transizione nei rapporti tra i due gruppi. Nel 2024 le aziende avevano annunciato la collaborazione per l’integrazione di ChatGPT dentro Apple Intelligence. Le relazioni si sono raffreddate in seguito alla decisione di OpenAI di entrare nel mercato hardware tramite l’acquisizione di io Products per circa 6,5 miliardi di dollari, operazione che ha portato in azienda oltre 50 tra ingegneri e progettisti ex Apple.
Interpellata sulla vicenda, Apple non ha rilasciato commenti riguardo agli eventuali impatti della causa legale sul proseguimento della partnership strategica per Apple Intelligence.
Cosa rischia OpenAI: ritardi sull’hardware AI e impatto sulla quotazione in borsa
Il rischio principale per OpenAI non è rappresentato dall’entità del risarcimento economico, ma dal fattore tempo.
Il primo elemento di criticità riguarda la fase di scoperta documentale (discovery), con l’accesso al materiale interno e la possibilità che il giudice imponga misure cautelari sui dispositivi in sviluppo. In un mercato competitivo, un rallentamento di un anno costituisce un danno strategico. Nonostante Sam Altman abbia confermato il completamento dei primi prototipi hardware, OpenAI non ha ancora annunciato una data ufficiale di presentazione.
Il secondo elemento riguarda la pianificazione finanziaria. La vertenza si inserisce nel periodo in cui OpenAI pianifica la quotazione in borsa (IPO), un contesto in cui i contenziosi legali aperti possono incidere sulle valutazioni degli investitori.
Cosa succederà adesso: gli scenari legali tra Apple e OpenAI
I procedimenti relativi ai segreti industriali si concludono di norma con accordi riservati tra le parti prima di giungere a una sentenza. Il principale indicatore della vicenda sarà quindi rappresentato dalle tempistiche di mercato: se OpenAI presenterà il proprio dispositivo hardware nei tempi previsti, l’azione legale non ne avrà condizionato lo sviluppo. Al contrario, eventuali slittamenti nella tabella di marcia confermeranno l’impatto della vertenza.
La vicenda evidenzia infine una dinamica generale del settore: nei mercati in cui le società di intelligenza artificiale assumono personale dai produttori hardware storici, una sentenza favorevole potrebbe definire un modello di tutela legale destinato a fare da precedente.






