- Google ha confermato ufficialmente l'aumento dei prezzi per la serie Pixel 11, con rincari attesi di circa 100 dollari rispetto alla generazione attuale.
- La causa è la crisi globale della RAM: il costo per GB è quadruplicato in un anno, da 2,80 a 12 dollari.
- I modelli Pixel 11 Pro scenderebbero da 16 GB a 12 GB di RAM; Google punta sull'ottimizzazione software per compensare.
Google ha ufficialmente confermato che la serie Pixel 11 costerà di più rispetto alla generazione attuale. La conferma è arrivata da Shakil Barkat, Vice President of Devices and Services di Google, in un’intervista con 9to5Google: i prezzi dei Pixel subiranno degli “aggiustamenti” dovuti a una crisi di fornitura della RAM che l’azienda non riesce più ad assorbire internamente.
La crisi della RAM che ha cambiato i conti di Google
Barkat ha citato dati Morgan Stanley per quantificare il problema: il costo per gigabyte di RAM è passato da 2,80 dollari nel 2025 a 12 dollari nel 2026, un aumento di oltre quattro volte in meno di un anno. Google ha definito la situazione una “grave crisi delle memorie guidata dai fornitori” e ha dichiarato di aver protetto i clienti dalle fluttuazioni di mercato il più a lungo possibile. Il punto di rottura è ora.
Non è un caso isolato. Samsung ha già alzato i prezzi dell’intera linea Galaxy Z8 rispetto alla generazione precedente e in generale la crisi della RAM sta ridisegnando l’intero mercato degli smartphone, con la fascia bassa che si assottiglia e i top di gamma che migrano verso prezzi un tempo impensabili. Anche PlayStation 5 ha subito il suo terzo aumento di prezzo in quattro anni per ragioni analoghe.
Barkat ha precisato che i rincari riguarderanno anche i modelli “già sul mercato”, senza specificare quali. Secondo alcune indiscrezioni, tra i dispositivi coinvolti potrebbe esserci anche Pixel 10a.
Pixel 11: prezzi attesi e tagli alle specifiche
Le indiscrezioni circolanti delineano uno scenario preciso per la lineup:
- Pixel 11: prezzo di partenza atteso a 899 dollari, dai 799 dollari del Pixel 10
- Pixel 11 Pro: atteso a 1.099 dollari
- Pixel 11 Pro XL: atteso a 1.299 dollari
Il rincaro da 100 dollari si accompagna a una riduzione delle specifiche sui modelli Pro. Stando ai leak, sia Pixel 11 Pro che Pixel 11 Pro XL partirebbero con 12 GB di RAM invece dei 16 GB attuali, pur mantenendo 256 GB di storage nella configurazione base.
La scusa dell’ottimizzazione e la “Shrinkflation” tecnologica
Come si giustifica un downgrade tecnico a fronte di un aumento di prezzo? Google ha preparato un argomento ingegneristico ad hoc: l’azienda sostiene di star lavorando alacremente al codice sorgente per rendere Android 17 estremamente più efficiente nella gestione della memoria cache e dei processi in background. L’obiettivo dichiarato è “consentire ai dispositivi di avere meno RAM mantenendo un’ottima esperienza utente”.
In sostanza, Google punta a compensare il taglio dell’hardware fisico con pesanti ottimizzazioni lato software. È una strategia che ricorda da vicino quanto fatto storicamente da Apple, capace di far girare iOS fluidamente con quantitativi di RAM nettamente inferiori rispetto alla concorrenza Android. Tuttavia, nell’era dell’AI on-device, dove modelli linguistici e algoritmi fotografici divorano gigabyte di memoria solo per restare attivi, la scelta appare come un vero e proprio azzardo. O, per chiamare le cose con il loro nome, siamo di fronte all’ennesimo caso di shrinkflation applicata al mondo tech: il prezzo sullo scaffale sale, mentre il “peso” del prodotto hardware diminuisce.
Cosa significa per chi compra uno smartphone oggi
La conferma di Shakil Barkat trasforma quello che fino a ieri era un semplice leak in un’amara certezza: comprare un Pixel nel 2026 costerà decisamente di più e, sulla carta, ci si porterà a casa un dispositivo con meno margine operativo futuro. La scommessa di Google è enorme: l’ottimizzazione software dovrà essere assolutamente perfetta per compensare il gap hardware ed evitare colli di bottiglia durante il multitasking pesante. È una promessa che dovrà necessariamente superare il severo test pratico nell’uso quotidiano.
Sul fronte macroeconomico, le previsioni non lasciano spazio a facili ottimismi: la crisi delle memorie non sembra destinata a rientrare rapidamente. Finché i prezzi della RAM resteranno su questi livelli, l’intera industria degli smartphone rimarrà sotto un’enorme pressione. La vera domanda per il prossimo autunno è se Google riuscirà a convincere il proprio pubblico che l’ecosistema, il software e il valore complessivo offerto giustifichino un listino ormai identico (se non superiore) a quello dei rivali più blasonati.






