- Il boom dell'intelligenza artificiale nei data center ha fatto esplodere la domanda di memorie avanzate, invertendo per la prima volta in sessant'anni lo storico trend di calo dei prezzi della DRAM.
- I produttori di chip danno la priorità ai grandi server, lasciando il mercato consumer a secco; questo ha già scatenato i rincari immediati di Apple (Mac, iPad) e Microsoft (Xbox).
- La pressione sui prezzi durerà almeno fino al 2027 a causa dei tempi di espansione delle fabbriche e colpirà duramente i prossimi lanci autunnali, tra cui iPhone 18.
Apple ha alzato i prezzi di Mac e iPad. Microsoft ha aumentato quelli di Xbox. Diversi produttori di PC hanno già ritoccato i listini nelle ultime settimane. In superficie sembrano eventi separati. Non lo sono. Dietro a tutti c’è la stessa causa: la crisi della memoria DRAM, il tipo di chip che alimenta ogni dispositivo elettronico moderno e la cui carenza è la prima ragione per cui tutto sta diventando più caro.
Per capire cosa sta succedendo davvero serve partire da lontano, molto più lontano dell’ultimo trimestre.
Indice
60 anni di prezzi in calo. Poi qualcosa è cambiato
Il progetto DAM di Stanford University mantiene un dataset storico dei prezzi della memoria che risale al 1957. Guardarlo significa osservare una delle tendenze più affidabili della storia della tecnologia: per oltre sessant’anni, il costo per gigabyte di DRAM è sceso in modo quasi ininterrotto, mediamente del 30-40% all’anno. Un megabyte di memoria negli anni Settanta costava migliaia di dollari. Oggi un gigabyte di DDR5 al dettaglio si trova sotto i cinque dollari.

Questa discesa ha alimentato l’intera economia digitale. Smartphone sempre più potenti, laptop con più RAM ogni anno allo stesso prezzo, server che elaborano quantità crescenti di dati a costi decrescenti. La caduta dei prezzi della memoria è stata così costante che l’industria ci ha costruito sopra le sue aspettative di crescita.
Ma quella tendenza si è invertita.
Cos’è la DRAM e perché nessuno può farne a meno
La DRAM, Dynamic Random Access Memory, è la memoria ad accesso rapido che ogni dispositivo usa per elaborare le informazioni in tempo reale. Senza DRAM un processore non può fare nulla, indipendentemente da quanto sia potente.
La DRAM è prodotta da pochissime aziende al mondo. Samsung, SK Hynix e Micron coprono insieme oltre il 90% della produzione globale. Costruire un nuovo impianto di produzione di semiconduttori richiede tre, quattro anni e decine di miliardi di dollari. Non si aumenta la capacità produttiva in poche settimane.
C’è poi una variante ad alte prestazioni chiamata HBM, High Bandwidth Memory, usata nei chip AI. Il dataset di Stanford traccia anche questa, con una precisazione importante: l’HBM non ha un mercato spot pubblico. Viene venduta solo attraverso contratti riservati direttamente ai produttori di acceleratori, come Nvidia, AMD, Google e Amazon. I prezzi sono confidenziali e le stime disponibili vengono da analisti come TrendForce e SemiAnalysis. Questo rende il mercato opaco e i prezzi difficili da verificare dall’esterno.

Perché la domanda è esplosa
Il boom dell’intelligenza artificiale ha trasformato i data center in macchine di consumo di memoria senza precedenti. Un singolo chip Nvidia H100, lo standard per l’addestramento dei modelli AI, usa 80 gigabyte di memoria HBM. Un cluster di mille chip ne usa 80 petabyte. Le aziende come OpenAI, Google, Microsoft e Meta stanno costruendo data center con decine di migliaia di questi chip, e ne vogliono sempre di più.
Secondo i dati di Epoch AI citati dal progetto Stanford, la spesa in HBM per i soli quattro maggiori progettisti di acceleratori AI (Nvidia, AMD, Google e Amazon) è cresciuta trimestre dopo trimestre, con l’HBM che rappresenta una quota crescente del costo totale di ogni chip. È una spirale: i modelli AI richiedono più memoria per girare, i chip più potenti incorporano più HBM, la domanda di HBM sale, il prezzo sale.
La domanda per i data center AI ha cominciato ad assorbire una quota crescente della capacità produttiva mondiale di memoria, lasciando meno disponibilità per i prodotti consumer come smartphone, laptop e console. I produttori di chip soddisfano prima i clienti istituzionali, che pagano di più e ordinano in volumi enormi. Il resto va al mercato consumer, a prezzi più alti.
Chi paga il conto
Il prezzo scende lungo la catena in ondate successive.
Prima sono arrivati i rincari sui server. Poi sui Mac e i prodotti consumer Apple, che usano quantità crescenti di memoria unificata per far girare i modelli AI localmente. I Mac con chip M4 e M5 montano quantità di RAM che fino a tre anni fa erano riservate ai server. È esattamente il tipo di configurazione che risente di più della crisi DRAM.
Tim Cook ha definito la situazione “un’alluvione che si verifica una volta ogni secolo” e ha confermato che i rincari sono inevitabili. Apple ha già aumentato i listini di Mac, iPad, Apple Watch, HomePod e Apple Vision Pro. iPhone e AirPods sono ancora esclusi, ma in una dichiarazione ufficiale l’azienda ha parlato esplicitamente di “inizio di un percorso”, non di un evento isolato. Secondo le stime di TechInsights, per mantenere i margini attuali Apple dovrebbe aggiungere circa 270 dollari al prezzo dell’iPhone 18 Pro quando uscirà a settembre.
Microsoft ha aumentato i prezzi di Xbox. Diversi produttori di PC hanno già ritoccato i listini. La Chief Financial Officer di Microsoft Amy Hood ha dichiarato di prevedere un impatto da 25 miliardi di dollari legato all’aumento dei costi dei componenti.
Il paradosso dell’AI che aumenta il prezzo dell’AI
C’è un’ironia strutturale in questa situazione. L’AI che promette di rendere tutto più produttivo ed economico sta facendo salire il prezzo dell’hardware che serve per usarla.
I modelli AI richiedono più memoria per girare localmente sui dispositivi. I dispositivi più potenti costano di più perché usano più memoria. La memoria costa di più perché i data center ne consumano quantità enormi per addestrare quei modelli. Il ciclo si autoalimenta. E per la prima volta in 60 anni, la freccia del grafico dei prezzi della DRAM punta verso l’alto.
Quanto durerà
I grandi produttori di chip stanno investendo in ampliamenti della capacità produttiva. SK Hynix ha annunciato una partnership pluriennale con Nvidia per co-sviluppare memoria di nuova generazione. Il dataset di Stanford segnala che HBM4, la prossima generazione di memoria ad alte prestazioni, è prevista per il terzo trimestre del 2026, ma aumenterà ulteriormente le prestazioni richieste e con esse la pressione sui costi.
La nuova capacità produttiva richiede anni per entrare a regime. Gli analisti parlano di pressione sui prezzi della DRAM che si protrarrà almeno fino al 2027. Nel frattempo i rincari continueranno a propagarsi lungo la catena, prodotto per prodotto, categoria per categoria.
Chi vuole comprare un Mac, un iPad o un laptop oggi si trova in una situazione insolita: i prezzi sono già saliti ma non hanno ancora incorporato l’intero impatto della crisi. Aspettare settembre, quando arriveranno gli iPhone 18 e i nuovi Mac, significa quasi certamente pagare di più.
I dati storici di Stanford mostrano che il costo della memoria è sempre tornato a scendere nel lungo periodo. Ma nel lungo periodo, come più di qualche economista è solito dire, saremo tutti morti. Nel breve, il conto lo pagano i consumatori.






