La corsa all’infrastruttura per l’AI continua a scontrarsi con quartieri reali che hanno già pagato un prezzo altissimo all’industria pesante. A Filadelfia, la proposta di costruire un data center AI a Grays Ferry, un’area già segnata dalla presenza della raffineria Philadelphia Energy Solutions (dismessa dopo l’esplosione del 2019), ha innescato una rivolta civica che ora chiede una moratoria. Non è solo una questione di estetica urbana, ma di sopravvivenza: mentre le aziende promettono nuovi posti di lavoro, i residenti temono che il prezzo da pagare, in termini di risorse idriche e inquinamento, ricadrà ancora una volta sulle loro spalle.
Perché i residenti di Filadelfia si oppongono ai data center AI
Shawmar Pitts, co-direttore dell’organizzazione Philly Thrive, vive a Grays Ferry da sempre. Cresciuto accanto a quella che era la più grande raffineria della East Coast, ha visto la sua comunità ammalarsi cronicamente. Nel 2018, quando un gruppo ambientalista ha mostrato i legami tra le emissioni della raffineria e le malattie dei residenti, Pitts ha capito che sua madre, sua sorella e il vicino di casa condividevano gli stessi sintomi di cui si parlava. La sua mobilitazione attuale contro i data center nasce quindi da un’esperienza diretta di ingiustizia ambientale che si rifiuta di ripetere.
Anche Sonya Sanders, presidente del consiglio di Philly Thrive, ha perso il marito per un raro tumore osseo nel 2020, attribuendo la malattia alle emissioni della raffineria. La sua posizione è netta: “Non vogliamo i data center, non vogliamo l’inquinamento, non vogliamo il rumore e sappiamo che non ci porteranno più lavoro“. Questa diffidenza nasce da un ciclo storico che si ripete: l’industria arriva, promette prosperità, estrae valore e lascia il territorio inquinato.
Quanto consumeranno i data center americani entro il 2035
Il timore di un impatto ambientale aggravato ha basi concrete e numeri enormi. Una tipica struttura pianificata in Pennsylvania prevede centinaia di motori diesel per l’emergenza, che le normative permettono di usare in caso di picco della rete elettrica, peggiorando la qualità dell’aria durante le ondate di calore. Ma è il fabbisogno energetico a lungo termine a far tremare i conti: il rapporto BloombergNEF prevede che entro il 2035 i data center USA consumeranno più gas naturale di Germania e Giappone messi insieme, una stima quasi raddoppiata in soli 9 mesi.
Harvard ha inoltre rilevato che l’inquinamento da combustibili fossili causa 1 decesso su 5 nel mondo. Il gas naturale brucia più pulito del petrolio, ma la domanda aggiuntiva dei data center genererebbe 1 milione di tonnellate di gas serra al giorno, pari al 12% delle attuali emissioni USA. In questo scenario, l’infrastruttura AI diventa essa stessa un moltiplicatore di inquinamento atmosferico, con conseguenze dirette sulla salute pubblica locale.
Quali città americane hanno approvato una moratoria sui data center
La reazione di Filadelfia non è l’unica: il governatore di New York Kathy Hochul ha firmato un ordine esecutivo che blocca temporaneamente i nuovi permessi, affermando che “il progresso non dovrebbe arrivare con una bolletta più alta, una scorta d’acqua eliminata o inquinamento acustico“. Moratorie sono state approvate anche a Denver, Indianapolis, Asheville, Charlotte e Reno. Lo scopo è fermare le ruspe per avere il tempo di valutare l’impatto su risorse finite come acqua ed energia.
Chi lavora con l’infrastruttura sa bene che i costi energetici sono una variabile complessa nei modelli di business dell’AI: aziende come SpaceX stiano convertendo il capitale in data center ad alta intensità, un’attività che richiede capitali enormi e risorse locali ingenti. La pressione sulle reti elettriche è il motore economico di una bolla infrastrutturale che sta spostando ricchezza da chi consuma l’AI a chi la produce fisicamente. Come abbiamo visto analizzando i licenziamenti nel tech, aziende come Oracle hanno tagliato 30.000 posti di lavoro proprio per finanziare piani di data center da decine di miliardi: il capitale non sparisce, cambia forma, passando dalle buste paga alle schede grafiche e alle utenze.
Quale sarà il futuro dell’infrastruttura AI nelle città
Le proteste di Filadelfia, con oltre 100 manifestanti davanti al municipio, segnano un punto di svolta. La narrazione del progresso tecnologico inevitabile si scontra con la realtà fisica delle città: non ci sono risorse infinite. Le amministrazioni locali, insomma, stanno scoprendo che il costo dell’infrastruttura AI non è solo economico, ma sanitario e sociale.






