- Micron prevede carenza di DRAM e NAND anche nel 2027 e 2028, con margini lordi al 86,25%
- I prezzi consumer continueranno a salire: le nuove fab entreranno in funzione solo a fine 2028
- Il CEO Acer prevede cali dei prezzi PC entro fine 2027, ma Micron la pensa diversamente
Micron ha appena annunciato margini lordi all’86,25%, il livello più alto mai registrato nella storia dell’industria delle memorie. Ma per chi come noi compra un modulo RAM ogni tre o quattro anni, quel numero è una condanna. Il CEO Sanjay Mehrotra ha dichiarato durante l’earnings call di settembre 2026 che l’industria resterà sotto pressione anche nel 2027 e nel 2028, senza alcuna prospettiva di riequilibrio tra domanda e offerta.
Le parole esatte di Mehrotra lasciano poco spazio all’ottimismo: “We see greater tightness in the industry in 2027 and in 2028 versus 2026”. Tradotto: la stretta che stiamo vivendo sui prezzi dei moduli DDR5 e SSD già a sei volte rispetto al 2025 non è un picco temporaneo. È l’inizio di un triennio di scarsità strutturale.
Perché Micron dice che le RAM resteranno care fino al 2028?
La risposta sta nella geometria dell’offerta. Le nuove fabbriche (fab) annunciate da Micron, Samsung e SK Hynix richiederanno anni prima di produrre chip in volumi significativi. La nuova fab di Boise, Idaho, non entrerà in produzione prima della fine del 2028. Nel frattempo, i produttori stanno dando priorità alle HBM (High Bandwidth Memory) destinate ai data center AI, sacrifying la capacità disponibile per il mercato consumer.
Micron ha dichiarato che oltre il 75% della produzione 2027 è già impegnata con contratti verso clienti enterprise. Il consumatore finale resta ultimo nella fila, esattamente come nel ciclo precedente. E la domanda di AI, che spinge i prezzi dei server in alto, non accenna a rallentare: i data center comprano moduli DRAM ad alta densità a prezzi premium, rendendo meno conveniente produrre varianti per PC desktop e laptop.
Margini all’86% e prezzi al dettaglio: cosa cambia per i consumatori
Un margine lordo dell’86,25% su ricavi trimestrali previsti di 61,5 miliardi di dollari significa profitti lordi oltre i 53 miliardi. Per i lavoratori degli stabilimenti, questo si è tradotto in bonus a sei cifre e minacce di sciopero. Per chi compra un kit di RAM DDR5 da 64 GB per il proprio PC, significa che MSI e altri OEM hanno già annunciato rialzi del 15-30% sui prezzi di listino, con l’intenzione di trasferire ogni centesimo di costo sul consumatore.
Il paradosso è evidente: l’industria guadagna come non mai, ma il prezzo che paghiamo non scende. Le previsioni di un calo dei prezzi entro la fine del 2027 avanzate dal CEO di Acer, Jason Chen, sono state di fatto smentite dalle parole di Mehrotra. Chi sperava in un ritorno alla normalità nel giro di mesi dovrà probabilmente rivedere i propri piani di upgrade hardware fino al 2029 o oltre.
La domanda che ci poniamo è se il mercato consumer riuscirà a spuntarla contro le esigenze degli hyperscaler. I numeri di Micron suggeriscono di no: quando l’AI assorbe capacità produttiva a prezzo pieno, il consumatore paga il premio. E i prossimi due anni saranno un lungo esercizio di pazienza per chi vuole una scheda madre nuova senza spendere un patrimonio in RAM.
Il precedente del 2016-2018 e il rischio di un nuovo ciclo
Chi ha un minimo di memoria storica ricorda bene cosa successe tra il 2016 e il 2018, quando i prezzi della DRAM triplicarono in diciotto mesi e i kit retail per PC raddoppiarono. Fu l’ultimo grande superciclo prima di questo, e si concluse con una recessione che nel fiscal year 2023 lasciò Micron con un margine operativo dell’1,4% e perdite per circa 5,8 miliardi di dollari. Il pattern è sempre lo stesso: domanda esplosiva, margini alle stelle, poi un aggiustamento violento che brucia chi aveva scommesso su volumi e scorte.
La differenza, oggi, è che la componente AI rende questo ciclo più lungo e strutturale rispetto a quelli passati, dove i hyperscaler pesavano solo per il 15-20% della domanda DRAM: oggi quella quota è salita al 50-60%, secondo i dati di TrendForce, e le capacità HBM assorbono wafer a un rapporto di conversione di 3 a 1 rispetto alla DRAM commodity.
La causa antitrust del giugno 2026 e cosa può cambiare
A giugno 2026 quattordici consumatori e tre piccole aziende di assemblaggio PC hanno depositato una nuova class action negli Stati Uniti contro Samsung, SK hynix e Micron, accusandole di aver coordinato i tagli alla produzione di DRAM commodity mentre espandevano l’HBM. È il terzo tentativo legale in un decennio: nel 2005 Samsung pagò una multa penale da 300 milioni di dollari per price fixing, la seconda sanzione antitrust più alta nella storia americana di allora, seguita da 185 milioni per Hynix e 160 per Infineon.
La causa del 2018 fu respinta nel 2022 per insufficienza di prove, ma questa volta i querelanti puntano proprio sulla transizione all’HBM come indizio di coordinamento.
Il nodo DDR6 e il rischio di un doppio rincaro
C’è poi una variabile temporale che pochi considerano. Il consorzio JEDEC ha finalizzato lo standard DDR6 tra il 2025 e il 2026, con i primi moduli consumer attesi tra il 2027 e il 2028. Chi comprerà DDR5 nel frattempo rischia di trovarsi con un prodotto in fase di dismissione tecnologica proprio quando i prezzi al dettaglio saranno ancora elevati, mentre DDR6 arriverà a listino con un probiale premio iniziale tipico delle transizioni generazionali.
In pratica, l’utente italiano che aspetta il “momento giusto” per aggiornare il PC potrebbe scoprire di aver aspettato la finestra sbagliata: i prezzi della DRAM convenzionale continueranno a salire finché l’offerta non raggiungerà scala, e la prima ondata DDR6 sarà probabilmente riservata al segmento server e ai dispositivi premium, lasciando i canali retail con scorte limitate e listini gonfiati.






