Cloud in crisi: crescono i timori di lock-in

Cloud Lock In

Negli ultimi dieci anni la migrazione verso il cloud è stata presentata come la soluzione definitiva per ridurre i costi, velocizzare i processi e semplificare la gestione IT. Una promessa che ha spinto molte organizzazioni a spostare progressivamente tutte le proprie infrastrutture su piattaforme esterne. Oggi però qualcosa sta cambiando: i reparti IT iniziano a interrogarsi sulla sostenibilità economica di questa scelta e sulla dipendenza dai fornitori.

Un nuovo sondaggio pubblicato da Parallels fotografa questo momento di transizione. Il report, intitolato State of Cloud Computing 2026, raccoglie le risposte di responsabili IT e mette in evidenza preoccupazioni crescenti sul modello cloud-only, accompagnate da un interesse rinnovato verso soluzioni ibride e infrastrutture on-premise.

Vendor lock-in: la preoccupazione principale

Il dato più rilevante emerso dall’indagine riguarda il timore di restare vincolati a un unico fornitore. Secondo il sondaggio, il 94% delle organizzazioni intervistate esprime preoccupazione per il vendor lock-in, una percentuale che evidenzia quanto il tema sia centrale nelle strategie IT attuali. Quasi la metà degli intervistati si dichiara molto preoccupata, citando roadmap di prodotto poco chiare e incertezze sul supporto futuro.

A pesare è soprattutto l’aumento progressivo dei costi di licenza per i servizi SaaS. Molti strumenti che inizialmente richiedevano investimenti contenuti hanno visto i prezzi crescere in modo significativo nel tempo, erodendo il ritorno sull’investimento iniziale. Questo spinge i responsabili IT a privilegiare architetture più flessibili, che consentano di cambiare fornitore senza difficoltà in caso di necessità.

Intelligenza artificiale: meno hype, più concretezza

Se nel 2025 l’intelligenza artificiale dominava le strategie aziendali con enfasi quasi promozionale, nel 2026 l’approccio appare più pragmatico. Le organizzazioni non cercano più l’AI per se stessa, ma richiedono funzionalità in grado di ridurre effettivamente il carico di lavoro operativo.

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I dati del sondaggio mostrano che il 47% degli intervistati dà priorità all’utilizzo dell’intelligenza artificiale per il rilevamento automatico dei problemi, mentre il 41% vorrebbe sfruttarla per il patching automatico delle applicazioni. Il 39% punta invece a una riduzione dell’overhead amministrativo. Tuttavia, solo il 29% delle organizzazioni si dichiara disposto a pagare un sovrapprezzo per queste funzionalità, segnalando ai fornitori che l’integrazione dell’AI deve tradursi in un valore tangibile e non solo in un elemento di marketing.

Gestione VDI e costi nascosti

Un altro punto critico evidenziato dal sondaggio riguarda gli ambienti VDI, spesso utilizzati per fornire applicazioni Windows agli utenti che lavorano su dispositivi diversi. L’85% delle organizzazioni dedica tra una e dieci ore settimanali alla gestione di questi sistemi, un impegno che rappresenta un costo nascosto significativo in termini di risorse umane.

Due terzi degli intervistati stanno cercando attivamente soluzioni alternative, come nuove piattaforme VDI o servizi DaaS. Più della metà prevede di cambiare fornitore entro i prossimi sei mesi, un segnale che conferma l’insoddisfazione diffusa verso le attuali configurazioni.

Il ritorno dell’ibrido

Il 49% delle organizzazioni sta valutando o pianificando un ritorno a modelli on-premise o ibridi. Tra le motivazioni principali emergono la volatilità dei costi legati al cloud e le esigenze di sovranità dei dati. A questi fattori si aggiunge la questione della sicurezza: quasi la metà degli intervistati ha subito una violazione informatica nell’ultimo anno, spingendo i responsabili IT a riconsiderare dove e come archiviare le informazioni sensibili.

L’ibrido viene quindi percepito come un compromesso che consente di mantenere la flessibilità del cloud per alcune funzioni, riportando però altre componenti critiche sotto controllo diretto. Una scelta dettata dalla necessità di bilanciare innovazione e controllo, soprattutto in un contesto in cui i fornitori di servizi cloud stanno integrando funzionalità basate sull’intelligenza artificiale giustificando nuovi aumenti di prezzo.

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