Come funziona LiquidJet Nexus, il sistema che raffredda le GPU Blackwell con un +10% di token generati

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  • Frore Systems presenta LiquidJet Nexus al Computex 2026: waterblock monolitico per GPU Blackwell che abbassa la temperatura di 6°C e aumenta la generazione di token del 10%
  • La coldplate è realizzata con processi da semiconduttore e calibrata sulle mappe termiche reali dei chip, rimuovendo 400-600W per centimetro quadrato
  • Pesa il 65% in meno dei competitor ed è già in sviluppo per Nvidia Vera Rubin Ultra, con TDP fino a 3.000W per GPU

Al Computex 2026 di Taipei, Frore Systems ha portato sul palco il suo LiquidJet Nexus, un waterblock monolitico pensato per raffreddare simultaneamente due GPU Blackwell e una CPU Grace all’interno di un singolo vassoio server. Stando ai test condotti da un importante ODM, il sistema abbassa la temperatura delle GPU di 6°C rispetto alle soluzioni di raffreddamento liquido attualmente in uso, con un effetto diretto sulla produzione di token: +10%.

Come funziona LiquidJet Nexus per il raffreddamento delle GPU

Frore aveva già introdotto all’inizio dell’anno la tecnologia LiquidJet, una coldplate per acceleratori AI costruita con gli stessi strumenti usati per produrre semiconduttori, ovvero processi di etching e bonding. Il punto di forza è la progettazione su misura: ogni coldplate viene disegnata seguendo la mappa termica reale del processore che deve raffreddare, concentrando l’azione di dissipazione esattamente sugli hotspot del chip invece di distribuirla in modo uniforme come avviene con le coldplate fresate in modo tradizionale.

LiquidJet Nexus porta questa logica a livello di sistema, integrando il tutto in un blocco unico capace di gestire sia le GPU che la CPU di un nodo Grace Blackwell. Frore dichiara una capacità di rimozione del calore compresa tra 400W e 600W per centimetro quadrato, valore che consente di gestire anche i componenti più esigenti in termini di dissipazione. Essendo il sistema monolitico, il rischio di perdite d’acqua è strutturalmente inferiore rispetto alle soluzioni con più blocchi separati, il che si traduce in meno downtime e meno server danneggiati.

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Non è un dettaglio secondario per chi gestisce infrastrutture da miliardi di dollari: una riduzione del 10% nella generazione di token oppure una manciata di ore di downtime in meno per anno possono valere centinaia di milioni in termini economici. Per questo Frore dichiara di essere già al lavoro con la maggior parte degli hyperscaler mondiali, sia su hardware Nvidia che su silicio proprietario.

Dimensioni, peso e compatibilità con Vera Rubin

Rispetto ai competitor, LiquidJet Nexus pesa il 65% in meno ed è alto appena 17 mm contro i 34 mm delle soluzioni rivali. Oggi questo vantaggio conta soprattutto per chi spedisce server via aerea, ma la prospettiva cambia radicalmente guardando al prossimo chassis Nvidia Kyber, progettato per la piattaforma Vera Rubin Ultra. Questo chassis posiziona i server in verticale anziché in orizzontale, rendendo il peso del sistema di raffreddamento un fattore critico: una coldplate pesante su una scheda madre verticale è difficile da fissare correttamente e rischia di causare deformazioni nel tempo. Una soluzione più leggera risolve il problema alla radice.

Il tema è rilevante anche per le GPU Vera Rubin Ultra, il cui TDP sale fino a circa 3.000W per unità. Frore sta già preparando una versione del LiquidJet Nexus compatibile con questa piattaforma: dato che le GPU Rubin Ultra scalano orizzontalmente con un design a quattro chiplet, è sufficiente scalare di conseguenza le dimensioni della coldplate, a patto di avere a disposizione la mappa termica aggiornata del chip. Lo stesso approccio è applicabile ad altri acceleratori, il che spiega perché l’azienda si stia muovendo non solo nell’ecosistema Nvidia ma anche verso i fornitori di silicio personalizzato usati dagli hyperscaler.

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Nvidia ha già avviato la produzione della piattaforma Vera Rubin: il fatto che Frore si stia già posizionando su questa piattaforma suggerisce tempi di ingresso nel mercato piuttosto ravvicinati. La sfida del raffreddamento a queste densità di potenza è ormai uno dei colli di bottiglia più concreti nella corsa all’AI infrastrutturale, e soluzioni come LiquidJet Nexus mostrano che il problema viene affrontato con strumenti mutuati dalla produzione di semiconduttori, non più con la sola ingegneria meccanica tradizionale.