- Microsoft afferma che i nuovi data center AI con raffreddamento a circuito chiuso consumano annualmente la stessa acqua di un ristorante, contro i milioni di galloni dei sistemi tradizionali.
- Il sistema è oggi operativo solo nel campus Fairwater (Wisconsin): Microsoft non ha annunciato retrofit per le oltre 500 strutture Azure già esistenti.
- L'obiettivo dichiarato è diventare water positive entro il 2030, ma il percorso riguarda i soli impianti di nuova costruzione.
Al Microsoft Build 2026 il CEO Satya Nadella ha presentato quello che l’azienda definisce un cambio di paradigma nel consumo idrico dei data center Microsoft dedicati all’AI. Secondo Nadella, il nuovo sistema di raffreddamento installato nei centri di calcolo di nuova generazione consuma così poca acqua che il totale annuo equivale a quello di un singolo ristorante. Un dato che, se confermato su larga scala, cambierebbe radicalmente il profilo ambientale dell’infrastruttura AI di Microsoft.
Come funziona il raffreddamento a circuito chiuso dei data center Microsoft
I data center tradizionali ricorrono a sistemi di raffreddamento evaporativo che consumano grandi quantità d’acqua in modo continuativo: il liquido evapora per disperdere il calore prodotto dai server e deve essere costantemente reintegrato. La nuova architettura di Microsoft ribalta questa logica.
Più del 90% del raffreddamento avviene attraverso un circuito chiuso a liquido, riempito una volta sola durante la costruzione. L’acqua non evapora e non viene scaricata: circola attraverso scambiatori di calore collegati all’hardware AI, assorbe il calore, viene convogliata verso un impianto di raffreddamento con grandi ventole che dissipano l’energia termica, e poi ricomincia il ciclo. La quota restante del sistema si affida principalmente all’aria esterna e utilizza acqua aggiuntiva solo nelle giornate più calde.
Nadella ha sottolineato che il risultato pratico è un consumo idrico giornaliero talmente ridotto da risultare trascurabile su base annua, paragonandolo a quello di un ristorante. L’azienda non ha specificato la tipologia di locale usata come riferimento, e le stime di settore indicano un consumo variabile tra qualche centinaio di migliaia e oltre un milione di galloni all’anno per un esercizio commerciale. I data center iperscala da 100 MW o più, per confronto, hanno storicamente richiesto tra decine e centinaia di milioni di galloni l’anno per il solo raffreddamento.
Vale la pena ricordare che questo non è il primo utilizzo del paragone con il ristorante da parte di Microsoft, che aveva già impiegato la stessa metafora in comunicazioni precedenti sul tema.
Fairwater: il campus pilota in Wisconsin e i limiti dell’annuncio
Il nuovo sistema è attualmente operativo solo presso il campus Fairwater di Mount Pleasant, nel Wisconsin. Microsoft ha confermato che la stessa architettura sarà replicata in altri siti già in costruzione negli Stati Uniti, e che diventerà lo standard per tutti i futuri data center orientati all’AI. L’obiettivo dichiarato è diventare water positive entro il 2030, ovvero restituire all’ambiente più acqua di quanta ne venga consumata a livello globale.
Il quadro reale, però, è più complesso. Azure conta oggi oltre 500 strutture distribuite in 80 regioni nel mondo, la maggior parte costruite prima che il progetto Fairwater esistesse. Microsoft non ha annunciato alcun programma di retrofitting su larga scala per convertire queste strutture al nuovo sistema. Il consumo ridotto vale quindi per i nuovi impianti, non per l’intero parco infrastrutturale dell’azienda.
La questione si inserisce in una pressione crescente sull’industria AI, che da anni espande le proprie infrastrutture fisiche a ritmo sostenuto mentre le comunità locali sollevano sempre più obiezioni sul loro impatto ambientale. Google, che si trova nella stessa posizione, ha annunciato di recente impegni analoghi sulla gestione dell’acqua, con un obiettivo anch’esso fissato al 2030. La strategia di Microsoft va letta come risposta diretta a queste pressioni: il piano si chiama “Community-First AI Infrastructure” e mira esplicitamente a ridurre l’attrito con i territori che ospitano i nuovi impianti.
Se la tecnologia dimostrerà la stessa efficienza su scala più ampia, il risparmio potenziale è rilevante: Microsoft stima risparmi nell’ordine di miliardi di galloni d’acqua considerando l’intero portafoglio di nuovi data center. La sfida rimane però quella di estendere il modello Fairwater oltre i siti di nuova costruzione, e di farlo in un settore che continua ad aggiungere capacità di calcolo a un ritmo che nessun singolo miglioramento di efficienza, da solo, riesce a compensare del tutto.





