- Il DOJ ha citato in giudizio Apple, Google e Amazon per ottenere i dati personali di almeno 100.000 utenti dell'app EZ Lynk, usata per modificare parametri elettronici dei veicoli.
- EZ Lynk, l'Electronic Frontier Foundation e esperti di privacy sostengono che la richiesta sia sproporzionata e aggirata le protezioni del Quarto Emendamento.
- Apple e Google hanno annunciato l'intenzione di opporsi alle citazioni; il DOJ sostiene di avere bisogno dei dati per trovare testimoni nel procedimento contro EZ Lynk per violazione del Clean Air Act.
Cosa sta chiedendo il DOJ ad Apple e Google
A seguito di una serie di citazioni in giudizio emesse dal Department of Justice statunitense (DOJ) Apple e Google, insieme ad Amazon, dovranno consegnare nomi, indirizzi e cronologie di acquisto di almeno 100.000 persone che hanno scaricato o acquistato prodotti legati a EZ Lynk, un’azienda con sede nelle Isole Cayman che realizza un’app e un dispositivo hardware per modificare i parametri elettronici dei veicoli.
Le citazioni rientrano nel procedimento civile avviato dal DOJ nel 2021 contro EZ Lynk, accusata di commercializzare “defeat device”, ovvero strumenti progettati per disattivare i controlli sulle emissioni dei motori in violazione del Clean Air Act.
Il caso rischia di diventare uno dei precedenti più importanti degli ultimi anni sul rapporto tra privacy digitale, app store e sorveglianza governativa. Perché la vera domanda non riguarda soltanto EZ Lynk o il mercato delle modifiche auto: riguarda fino a che punto installare un’app possa trasformare un utente comune in un potenziale soggetto investigativo.
Secondo quanto emerge da una lettera congiunta depositata in tribunale da EZ Lynk e dal DOJ, Apple e Google sono stati raggiunti dalle citazioni tra marzo e aprile di quest’anno, con la richiesta di fornire i dati di chiunque abbia installato l’app Auto Agent. Ad Amazon e Walmart è stato invece chiesto di identificare chi ha acquistato l’hardware abbinato, un dispositivo che si collega alla porta diagnostica del veicolo.
Sia Apple che Google, stando alla lettera, avrebbero annunciato l’intenzione di contestare le citazioni. Walmart ha declinato ogni commento.
Perché questa richiesta è senza precedenti
La richiesta del DOJ è, per scala, eccezionale. Un precedente simile risale al 2019, quando Forbes rivelò che Apple e Google erano stati obbligati a fornire dati su oltre 10.000 utenti di un’app per mirini da fucile. In questo caso il numero è almeno dieci volte superiore. EZ Lynk ha sottolineato che raccogliere i dati personali di centinaia di migliaia di persone va “ben oltre le necessità del procedimento” e che non è affatto necessario identificare ogni singolo utente per perseguire la società.
Il governo ha replicato che le informazioni servono per individuare testimoni da interrogare sull’utilizzo effettivo della tecnologia, citando post su Facebook e nei forum di EZ Lynk come prove già acquisite di chi ha usato l’app per rimuovere i controlli sulle emissioni. EZ Lynk, da parte sua, nega che lo scopo principale dei propri strumenti sia aggirare le normative ambientali: i suoi prodotti vengono usati anche per aggiornamenti software, monitoraggio delle prestazioni e altre operazioni di manutenzione.
Un aspetto ulteriore emerge dalla lettera difensiva di EZ Lynk, che accusa il governo di aver tentato, già nel 2019, di ottenere un accesso diretto al sistema dell’azienda per monitorare gli utenti in tempo reale. Il DOJ ha negato di aver mai richiesto una backdoor “inappropriata”.
Il nodo del Quarto Emendamento e la posizione degli esperti
La questione solleva un problema serio sul piano della tutela dei diritti costituzionali. Tom McBrien del Center for Electronic Privacy Information ha espresso preoccupazione per il fatto che la procedura di discovery, il meccanismo con cui le parti in causa si scambiano prove durante un procedimento, consente al governo di ottenere dati personali identificabili senza le garanzie previste dal Quarto Emendamento contro le perquisizioni irragionevoli.
Il Dipartimento di Giustizia ha sostenuto in udienza che, avendo gli utenti ceduto i propri dati a EZ Lynk e accettato i relativi termini di servizio, non conserverebbero alcun “interesse tutelabile alla privacy” su quelle informazioni.
Aaron Mackey, della Electronic Frontier Foundation, ha definito questo argomento “particolarmente problematico”: la stragrande maggioranza degli utenti non legge mai le condizioni d’uso, e la richiesta di dati su tutti gli iscritti solleva interrogativi su come quei dati potrebbero essere usati al di fuori del procedimento corrente, con il rischio concreto di implicare in un reato chi ha semplicemente scaricato un’app.
La vicenda si inserisce in un dibattito più ampio sul rapporto tra sorveglianza digitale e diritto alla privacy, con l’intelligenza artificiale che a quanto pare riesce già oggi a ricavare dati personali dagli annunci pubblicitari, spesso senza che gli utenti ne siano consapevoli.
Chi è EZ Lynk e cosa rischia adesso
EZ Lynk è stata fondata nel 2014 dai meccanici Brad Gintz e Thomas Wood. Nata come strumento per appassionati di elaborazioni auto, si è poi espansa nel settore del monitoraggio flotte negli Stati Uniti e in Canada, diventando un punto di riferimento nelle community del “car hacking” e del movimento “right to repair”, che rivendica il diritto dei proprietari di modificare i propri veicoli.
In una fase precedente del procedimento, EZ Lynk aveva tentato di invocare la Section 230 del Communications Decency Act per ottenere l’immunità, sostenendo di non essere responsabile dell’uso che i propri utenti fanno della piattaforma.
Un giudice ha respinto questa difesa nell’agosto 2025, ritenendo che la protezione non si applichi quando un’azienda promuove consapevolmente strumenti per usi illegali. A suffragio di questa interpretazione, McBrien aveva citato i brevetti di EZ Lynk, che menzionerebbero esplicitamente funzioni per aggirare le normative sulle emissioni.
Justin Montalbano, presidente del Car Hacking Village alla conferenza Def Con di Las Vegas, ha commentato che violare la privacy degli utenti tramite citazioni in giudizio di massa non è la strada giusta per tutelare la qualità dell’aria, e ha proposto come alternativa più efficace l’introduzione di controlli obbligatori annuali per verificare la presenza di defeat device sui veicoli.
La forza deterrente dell’azione legale del governo, secondo Montalbano, è comunque destinata a essere limitata: le persone hanno sempre modificato le proprie auto e continueranno a farlo.
Il caso EZ Lynk mette in luce una tensione tra l’esigenza di applicare le leggi ambientali e la tutela della privacy di massa nell’era digitale. La vera posta in gioco non è solo la sorte di un’azienda delle Isole Cayman, ma capire fino a che punto i governi possono usare gli store delle app come strumenti di sorveglianza retroattiva su chi ha semplicemente installato un software sul proprio telefono.
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