La Cina trasmette dati nell’aria: record di 51,3 terabit al secondo

fibra ottica cinese
  • Un consorzio cinese formato da China Telecom, YOFC e Dekoli ha trasmesso 51,3 terabit al secondo su fibra ottica a nucleo cavo, dove la luce viaggia nell'aria invece che nel vetro, su un collegamento commerciale reale di oltre 200 km senza rigeneratori.
  • Il risultato riduce la latenza del 31% rispetto alla fibra tradizionale e potrebbe risolvere il collo di bottiglia di rete per i data center AI.

51,3 terabit al secondo. È la velocità che un consorzio di aziende cinesi ha trasmesso su un cavo commerciale reale, non in laboratorio, per oltre 200 chilometri senza un solo rigeneratore di segnale lungo il percorso. Il dettaglio che rende questo risultato straordinario non è solo il numero: è il modo in cui quella luce viaggia. Non attraverso il vetro, come in ogni fibra ottica installata oggi nel mondo, ma attraverso l’aria.

Come funziona una fibra a nucleo cavo

Nelle fibre ottiche tradizionali il segnale luminoso attraversa un nucleo di vetro di silice, il materiale su cui l’intero settore delle telecomunicazioni si è consolidato negli ultimi quarant’anni. La Hollow-Core Fiber, la fibra a nucleo cavo, inverte questo principio alla radice: il centro del cavo è vuoto, e la luce viaggia principalmente attraverso l’aria contenuta all’interno di una struttura di guida costruita attorno a quel vuoto.

Il vantaggio non è solo teorico. Secondo le stime della Yangtze Optical Fibre and Cable (YOFC), una delle aziende del consorzio che ha condotto il test, la tecnologia hollow-core offre il 31% di latenza in meno rispetto alla fibra solida tradizionale, velocità di trasmissione superiori, e una non linearità ottica quasi azzerata. La luce che si propaga nell’aria subisce semplicemente meno distorsioni e meno perdite di quella che deve farsi strada attraverso un materiale denso come il vetro, dove le imperfezioni microscopiche del materiale generano interferenze cumulative su lunghe distanze.

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Il limite storico di questa tecnologia è sempre stato l’attenuazione del segnale: le fibre hollow-core commerciali hanno faticato per anni a eguagliare la maturità industriale della silice. Il test appena completato dimostra che quel margine si sta restringendo molto più rapidamente di quanto l’industria prevedesse: una tratta non rigenerata sopra i 200 chilometri è un risultato che, solo pochi anni fa, sarebbe stato considerato impraticabile per questa architettura di cavo.

Un test sul campo, non solo in laboratorio

Il consorzio dietro l’esperimento comprende China Telecom, la stessa Yangtze Optical Fibre and Cable e l’azienda Dekoli, nell’ambito di un programma di ricerca nazionale coordinato dal National Key Laboratory for Advanced Manufacturing and Application Technologies of Optical Fibers and Cables. Il dettaglio che distingue questo risultato da molti annunci precedenti nel settore delle telecomunicazioni ottiche è che si tratta di un test condotto su un cavo commerciale transfrontaliero reale, il collegamento più lungo attualmente in esercizio con questa tecnologia, e non di una prova isolata condotta in condizioni controllate di laboratorio.

Per raggiungere i 51,3 terabit al secondo complessivi, i ricercatori hanno dovuto sviluppare un sistema capace di ottimizzare dinamicamente sia la velocità di trasmissione di ciascun canale che la distribuzione della potenza del segnale, sfruttando la multiplazione a divisione di lunghezza d’onda (WDM, wavelength division multiplexing) per far viaggiare contemporaneamente decine di canali distinti sullo stesso cavo fisico. Il sistema ha dovuto compensare anche un problema fisico specifico di questa tecnologia, che non esiste nelle fibre tradizionali: alcune frequenze luminose vengono assorbite dai gas naturalmente presenti nell’aria contenuta nel nucleo della fibra, un fenomeno che ha richiesto soluzioni ingegneristiche dedicate sia nel design del cavo stesso che nell’hardware di trasmissione e ricezione ai due capi del collegamento.

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Perché è importante

Il momento in cui arriva questo annuncio non è casuale. L’espansione dell’infrastruttura per l’intelligenza artificiale ha spostato l’attenzione dell’industria quasi esclusivamente su un unico fronte: GPU, memoria, capacità di calcolo pura. Questo risultato suggerisce che il vero collo di bottiglia dei prossimi anni potrebbe non essere solo la potenza di calcolo disponibile in un singolo data center, ma la rete che collega i cluster di calcolo tra loro, spesso distribuiti su siti fisicamente distanti per ragioni energetiche e di disponibilità di terreno.

Per gli operatori che gestiscono data center distribuiti su larga scala, una fibra più rapida e con meno perdite di segnale cambia concretamente il modo in cui è possibile progettare l’infrastruttura fisica: più distanza tollerabile tra siti diversi senza penalizzare le prestazioni, meno pressione sui nodi energetici già congestionati nelle aree a maggiore concentrazione di data center, più margine operativo per il traffico intensivo generato dalle fasi di training e inferenza dei modelli AI più grandi. Una rete di questo tipo riduce anche il fabbisogno energetico complessivo dei collegamenti stessi, un tema che si intreccia direttamente con la crisi delle emissioni delle Big Tech legate all’AI: se costruire un data center comporta un costo ambientale elevato per l’acciaio e il cemento necessari, farlo comunicare con altri data center attraverso una rete più efficiente riduce almeno una parte del problema complessivo.

Dalla dimostrazione tecnica al mercato reale

Il risultato ottenuto non equivale a una disponibilità commerciale immediata su scala globale. Le fibre a nucleo cavo restano significativamente più complesse da produrre rispetto alla fibra tradizionale in silice, e servirà tempo prima che questa tecnologia diventi lo standard dei nuovi backbone di rete internazionali. La direzione tracciata da questo test, però, è netta: il margine tecnico tra fibra tradizionale e fibra a nucleo cavo si sta assottigliando più rapidamente di quanto l’industria si aspettasse anche solo due anni fa, e la Cina si è mossa prima di chiunque altro nel dimostrarlo su un collegamento commerciale reale, non semplicemente in condizioni di laboratorio.

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Per dare un termine di paragone concreto sulla scala di questo risultato: un cavo sottomarino di nuova generazione oggi ha una capacità totale che si aggira attorno ai 500 terabit al secondo, una cifra sufficiente a far passare oltre 600 milioni di email al secondo. I 51,3 terabit ottenuti su questo singolo collegamento hollow-core non sono ancora a quel livello di capacità assoluta, ma il tasso di crescita di questa tecnologia negli ultimi anni suggerisce che il divario si chiuderà più rapidamente del previsto, proprio nel momento storico in cui il traffico dati generato dall’espansione dell’AI rende quella capacità sempre più necessaria per sostenere la domanda globale di calcolo distribuito.