- Homebridge 2.0 è disponibile ufficialmente dal 4 maggio, aggiungendo il supporto allo standard Matter. Il software open-source permette ai dispositivi non certificati di integrarsi con Apple Home.
- I dispositivi connessi tramite Homebridge potranno ora comparire anche su Google Home, Amazon Alexa e Home Assistant, non solo su Apple Home.
- La compatibilità Matter sarà progressiva: ogni plugin dovrà essere aggiornato singolarmente dagli sviluppatori nel tempo.
Homebridge 2.0 è disponibile ufficialmente dal 4 maggio, dopo oltre tre anni di sviluppo in fase beta. Il popolare software open-source, nato per portare dispositivi non compatibili nell’ecosistema Apple Home, aggiunge ora il supporto allo standard Matter. Questo aggiornamento amplia in modo significativo le possibilità di integrazione, aprendo la porta ad altre piattaforme come Google Home, Amazon Alexa e Home Assistant.
Che cos’è Homebridge e perché è ancora rilevante
Homebridge è un server Node.js gratuito e open-source, ideato originariamente da Nick Farina e oggi mantenuto da un gruppo di contributori su GitHub. La sua funzione principale è emulare il protocollo degli accessori HomeKit, consentendo a migliaia di dispositivi non certificati di comparire nell’app Casa di Apple.
Il software può girare su un normale computer, su un Raspberry Pi o su dispositivi dedicati come HOOBS. Grazie a oltre 4.000 plugin disponibili, copre prodotti come le telecamere Ring e i termostati Nest, che altrimenti non sarebbero accessibili dall’ecosistema Apple. Il motto del progetto riassume bene la sua filosofia: supporto HomeKit per chi non vuole aspettare.
Con l’arrivo di Matter sembrava che Homebridge potesse perdere terreno. In realtà, la lenta adozione dello standard da parte dei produttori e i ritardi di Apple nell’aggiungere nuove categorie di dispositivi hanno mantenuto il progetto attivo e largamente utilizzato.
Cosa introduce il nuovo Homebridge 2.0
L’aggiornamento porta le fondamenta del supporto Matter, permettendo a Homebridge di operare non solo come bridge HomeKit ma anche come bridge Matter. In pratica, i dispositivi connessi tramite Homebridge potranno comparire non solo nell’app Casa di Apple, ma anche su Google Home, Amazon Alexa, Samsung SmartThings e Home Assistant.
Uno degli esempi più immediati riguarda i robot aspirapolvere. Chi usa un aspirapolvere robotico tramite Homebridge oggi è costretto a farlo comparire nell’app Casa come un interruttore o una luce, perché HomeKit non prevede una categoria dedicata. Con Matter, il dispositivo potrà essere riconosciuto per quello che è, con tutte le funzionalità associate.
I due scenari d’uso previsti dal team
Gli sviluppatori hanno indicato due direzioni principali per il supporto Matter:
- Colmare i vuoti di HomeKit: Apple ha scelto di usare Matter per alcune nuove categorie di dispositivi invece di aggiungerle direttamente a HomeKit. Gli aspirapolvere sono l’esempio più recente: il supporto è arrivato nell’app Casa tramite Matter, non tramite HomeKit. Homebridge punta a coprire questi casi, consentendo ai propri plugin di gestire questi dispositivi in modo completo.
- Accesso da altri controller Matter: Questo scenario permetterebbe di usare i plugin di Homebridge anche da piattaforme esterne, come l’app Aqara. Si tratta di un obiettivo a lungo termine, che richiederà aggiornamenti individuali per ciascun plugin e un rollout progressivo nel tempo.
L’obiettivo dichiarato dal team resta quello di mantenere una singola piattaforma in grado di supportare sia HomeKit che Matter, facendo leva sull’ecosistema di plugin già consolidato.
Plugin e compatibilità: un aggiornamento progressivo
Il supporto Matter non sarà disponibile per tutti i plugin fin dal primo giorno. Ogni plugin dovrà essere aggiornato singolarmente dagli sviluppatori, quindi la compatibilità crescerà in modo graduale nel tempo.
Va ricordato che Matter consente già oggi di aggiungere un robot aspirapolvere direttamente ad Apple Home senza passare per Homebridge. L’utilizzo del bridge, tuttavia, può esporre controlli aggiuntivi nell’app Casa, come la pulizia di singole stanze, che non sarebbero altrimenti disponibili tramite integrazione diretta.
L’aggiornamento alla versione 2.0 non è obbligatorio per chi usa già il software, ma segna un cambio di direzione rilevante per un progetto che conta oggi oltre quattromila plugin attivi.




