Il Pentagono sta passando dall’analisi visiva dei droni all’uso di chatbot generativi (come ChatGPT, Grok e Claude) per identificare e dare priorità ai bersagli militari. Sebbene la decisione finale resti umana, l’integrazione di sistemi conversazionali in ambienti classificati solleva enormi dubbi sulla trasparenza e accuratezza delle scelte letali. La strategia ha già scatenato battaglie legali con aziende come Anthropic e accese proteste pubbliche a seguito di tragici incidenti operativi in Iran. Resta il nodo cruciale: affidare la classificazione dei target a modelli linguistici accelera i tempi di reazione, ma rende molto più difficile verificare l’affidabilità delle informazioni prodotte dall’algoritmo.
Il Pentagono starebbe valutando l’integrazione di sistemi di intelligenza artificiale generativa per supportare le decisioni sugli obiettivi da colpire durante operazioni militari. Secondo quanto dichiarato da un funzionario del Dipartimento della Difesa, i chatbot potrebbero analizzare liste di target e suggerire un ordine di priorità, con la supervisione finale affidata a operatori umani. Si tratta di un’evoluzione significativa rispetto alle tecnologie già in uso, che introduce strumenti conversazionali in contesti finora riservati ad algoritmi di analisi dati.
Il ruolo dei chatbot nelle operazioni di targeting
Il funzionamento ipotizzato prevede che una lista di possibili obiettivi venga inserita in un sistema di IA generativa approvato per ambienti classificati. Gli operatori militari potrebbero quindi interrogare il sistema per ottenere un’analisi dei dati e una classificazione dei target in base a diversi parametri, come la posizione degli aerei disponibili o altri fattori operativi. Le raccomandazioni fornite dal modello dovrebbero essere verificate e valutate da personale umano prima di qualsiasi azione concreta.
Tra i modelli che potrebbero essere impiegati in futuro figurano ChatGPT di OpenAI e Grok di xAI, entrambi oggetto di recenti accordi con il Pentagono per l’utilizzo in contesti classificati. Il funzionario ha precisato che si tratta di uno scenario possibile, senza confermare se questo tipo di applicazione sia già operativa.
Dall’analisi visiva alla conversazione con l’IA
Dal 2017 il Dipartimento della Difesa statunitense porta avanti Maven, un’iniziativa basata su tecnologie di intelligenza artificiale tradizionale, in particolare sistemi di computer vision. Maven analizza grandi quantità di immagini e filmati raccolti da droni e altri strumenti di sorveglianza, identificando automaticamente possibili obiettivi. Secondo un rapporto della Georgetown University del 2024, i soldati utilizzano il sistema attraverso un’interfaccia con mappe e dashboard che evidenziano target e forze alleate, accelerando il processo di approvazione.
L’integrazione di chatbot generativi rappresenta un cambio di paradigma. A differenza di Maven, che richiede agli utenti di esaminare direttamente dati visivi su una mappa, i modelli linguistici generativi permettono interazioni conversazionali più rapide. Tuttavia, questa facilità di accesso si accompagna a una maggiore difficoltà nella verifica delle informazioni prodotte, trattandosi di tecnologie molto meno testate in ambito militare.
Accordi e controversie sui modelli utilizzati
Il primo chatbot generativo approvato per uso classificato dal Pentagono è stato Claude di Anthropic, che secondo diverse fonti sarebbe già stato utilizzato in operazioni in Iran e Venezuela. La collaborazione con Anthropic è però diventata problematica dopo disaccordi sull’autonomia dell’azienda nel limitare l’uso militare della propria tecnologia. Il Dipartimento della Difesa ha designato l’azienda come rischio per la catena di approvvigionamento e il presidente Trump ha chiesto di interromperne l’uso entro sei mesi. Anthropic sta contestando la decisione in tribunale.
OpenAI ha annunciato a fine febbraio un accordo per l’uso dei propri modelli in contesti classificati, dichiarando che l’intesa prevede alcune limitazioni, la cui efficacia pratica resta da chiarire. Anche xAI di Elon Musk ha raggiunto un’intesa simile per l’utilizzo di Grok. Il tema è diventato oggetto di attenzione pubblica crescente dopo un attacco recente a una scuola femminile in Iran, che ha causato la morte di oltre cento bambini. Alcune testate hanno riportato il coinvolgimento di Claude e Maven nelle decisioni di targeting in Iran, ma non è ancora chiaro quale ruolo abbiano avuto i sistemi generativi nell’episodio specifico.
Il Pentagono ha intensificato l’uso di intelligenza artificiale negli ultimi mesi. A dicembre ha esteso l’accesso a modelli generativi non classificati a milioni di militari attraverso l’iniziativa GenAI.mil, destinata ad attività come l’analisi di contratti o la preparazione di presentazioni. L’espansione verso applicazioni classificate continua, con nuovi accordi in fase di definizione.




