Studio: il 40% dei progetti data center per IA è in ritardo

Datacenter
  • La costruzione di data center per l'IA negli USA incontra ostacoli significativi secondo l'analisi di SynMax basata su immagini satellitari dei cantieri in corso.
  • Circa il 40% dei progetti rischia ritardi superiori a tre mesi a causa di problemi nella catena di approvvigionamento, carenza energetica e mancanza di manodopera specializzata.
  • I progetti emblematici in Texas per OpenAI e Oracle mostrano progressi molto lenti, nonostante le smentite ufficiali delle aziende riguardo ai presunti ritardi.

La corsa alla costruzione dei data center per l’intelligenza artificiale negli Stati Uniti sta incontrando ostacoli significativi. Diversi progetti di grande portata previsti per il 2026 rischiano di subire ritardi considerevoli a causa di problematiche legate alla catena di approvvigionamento, alla disponibilità di energia e alla carenza di manodopera specializzata.

Secondo un’analisi condotta da SynMax, società specializzata in analisi geospaziale che utilizza immagini satellitari e intelligenza artificiale per monitorare lo stato di avanzamento dei cantieri, circa il 40% dei progetti in corso potrebbe accumulare ritardi superiori ai tre mesi rispetto alle scadenze previste. Tra i progetti coinvolti figurano iniziative legate a OpenAI, Microsoft e altre grandi aziende tecnologiche.

I progetti sotto osservazione in Texas

Uno dei casi più emblematici riguarda un campus di 1.200 acri in costruzione nella contea di Shackelford, in Texas, destinato a ospitare dieci edifici per conto di Oracle, che successivamente li attrezzarà per OpenAI. Il progetto prevede una capacità complessiva di 1,4 gigawatt e una consegna nella seconda metà del 2026. Tuttavia, le immagini satellitari acquisite all’inizio di aprile 2026 mostrano che solo sei appezzamenti di terreno sono stati preparati per la costruzione, e di questi soltanto uno presenta segni concreti di sviluppo.

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Secondo le stime di SynMax, nella migliore delle ipotesi un solo edificio potrebbe essere completato entro la fine dell’anno, ma una valutazione più realistica sposta la consegna al 2027. Un altro sito collegato a OpenAI, nella contea di Milam, sempre in Texas, con una capacità di 1,2 gigawatt, mostra un avanzamento altrettanto lento, con un solo edificio in fase di costruzione visibile dalle rilevazioni spaziali.

Le smentite delle aziende coinvolte

Le aziende interessate hanno respinto le ipotesi di ritardo. OpenAI ha dichiarato che la costruzione dei propri data center procede secondo i piani e che i lavori stanno registrando progressi rapidi nelle contee texane coinvolte. Anche Oracle ha confermato che ogni progetto sta procedendo nei tempi previsti, mentre SB Energy ha sottolineato che il data center nella contea di Milam è in linea con la tabella di marcia e potrebbe diventare uno dei progetti di questo tipo completati più rapidamente.

Sul campo, però, emergono segnali diversi. Alcuni responsabili dei cantieri riferiscono di una carenza di manodopera specializzata, in particolare elettricisti e installatori di impianti, una problematica già evidenziata dalla fine del 2025. I progetti legati a OpenAI non sono gli unici a registrare rallentamenti: secondo altre fonti, circa la metà dei data center pianificati negli Stati Uniti sarebbe in fase di cancellazione o posticipo proprio a causa di difficoltà logistiche.

L’ostacolo energetico e le soluzioni alternative

Costruire le strutture fisiche per ospitare le GPU destinate all’intelligenza artificiale rappresenta solo una parte del problema. I fornitori locali di energia faticano a stare al passo con la domanda crescente di elettricità. Anche se le aziende tecnologiche stanno finanziando gli aggiornamenti infrastrutturali necessari per alimentare questi impianti, l’ordinazione, l’installazione e la messa in opera dei sistemi richiede tempi non brevi.

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Alcune aziende stanno valutando soluzioni alternative, come l’installazione di generatori in loco, tra cui turbine basate su motori a reazione. Questa opzione comporta però ulteriori complicazioni: è necessario ottenere permessi dall’Agenzia per la protezione ambientale, e la stessa fornitura delle turbine è soggetta a ritardi nella catena di approvvigionamento. Gli ordini effettuati nel 2025 per questi componenti sono attualmente previsti per una consegna tra il 2028 e il 2030.

I ritardi non indicano che i progetti verranno abbandonati, ma solo che i tempi di realizzazione saranno più lunghi del previsto. Le tempistiche dilatate potrebbero tuttavia generare preoccupazione tra gli investitori, che hanno destinato miliardi di dollari a queste iniziative con l’aspettativa di vedere ritorni significativi nei prossimi anni.

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