- Nel 2026 oltre 120.000 posti di lavoro sono stati tagliati nel settore tech, con l'AI citata come causa principale da quasi tutte le aziende coinvolte.
- Microsoft, Meta, Oracle, Amazon, Cisco e decine di altri hanno annunciato ristrutturazioni mentre registravano ricavi record o in crescita.
- Il fenomeno mescola l'automazione reale con il ridimensionamento post-pandemia: separare le due dinamiche è ancora difficile.
Nel 2026 il settore tecnologico ha tagliato oltre 120.000 posti di lavoro, secondo i dati aggiornati di Layoffs.fyi, il tracker che monitora i licenziamenti tech dal 2020. Microsoft ha annunciato l’eliminazione di circa 4.800 ruoli, pari al 2,1% del personale globale. L’azienda ha specificato che queste posizioni non vengono rimpiazzate dall’AI, riconoscendo però che l’intelligenza artificiale sta automatizzando molte attività quotidiane e ridisegnando i processi interni.
Il pattern che si ripete è sempre lo stesso: ricavi record accompagnati da ristrutturazioni profonde. Secondo la società di outplacement Challenger, Gray & Christmas, maggio 2026 ha segnato il mese con il più alto numero di licenziamenti tech degli ultimi anni, e l’AI è risultata la causa più citata.
Non è un fenomeno semplice da interpretare: per molte aziende i team ora in riduzione erano cresciuti in modo abnorme durante la corsa alle assunzioni pandemica del 2020-2022, il che rende difficile separare la vera sostituzione AI dal normale ridimensionamento post-bolla. La questione si intreccia con dinamiche più ampie legate ai costi crescenti dell’infrastruttura AI, un tema che abbiamo già affrontato parlando di come l’AI e il cloud stiano ridisegnando l’economia nascosta dei servizi digitali.
I principali licenziamenti tech 2026 legati all’AI
Il quadro completo, ricostruito azienda per azienda in ordine cronologico inverso, mostra quanto il fenomeno sia trasversale a tutto il settore. Microsoft ha eliminato 4.800 ruoli a luglio, pari al 2,1% della forza lavoro globale, dopo aver già avviato buyout volontari tra aprile e maggio: la CFO Amy Hood aveva anticipato un calo del personale anno su anno nel terzo trimestre fiscale. Oracle ha ridotto il proprio organico di 21.000 dipendenti negli ultimi 12 mesi, una diminuzione del 13%, dichiarando esplicitamente nel filing annuale alla SEC che l’adozione dell’AI ha prodotto e potrebbe continuare a produrre riduzioni del personale.
GitLab ha tagliato circa 350 lavoratori a giugno, il 14% dello staff, con il CEO Bill Staples che ha parlato di una ricostruzione generazionale dell’infrastruttura per gestire carichi di lavoro agentici in forte crescita: l’azienda sta uscendo da 22 paesi e prevede costi di ristrutturazione tra 30 e 35 milioni di dollari, nonostante ricavi trimestrali di 264 milioni in crescita del 23% anno su anno.
Meta ha licenziato 8.000 dipendenti a maggio, circa il 10% della forza lavoro, spostandone altri 7.000 in ruoli focalizzati sull’AI: il CEO Mark Zuckerberg ha giustificato i tagli con la necessità di non dare per scontato il successo nella competizione sull’intelligenza artificiale. Intuit ha eliminato 3.000 posti, il 17% del totale, per ridurre la complessità organizzativa e riallocare risorse verso l’AI. Cisco ha tagliato quasi 4.000 ruoli, il 5% del personale, con la motivazione ufficiale di riallineare le risorse verso silicon, ottica, sicurezza e AI, nonostante risultati finanziari migliori del previsto.
Cloudflare ha licenziato 1.100 dipendenti, il 20% della forza lavoro, proprio nel trimestre con i ricavi più alti della sua storia (639,8 milioni di dollari, +34% anno su anno): il CEO Matthew Prince ha descritto la maggior parte dei tagliati come middle management, finance, legale e audit interno.
PayPal ha annunciato un piano per tagliare oltre 4.500 posti nei prossimi due o tre anni, circa il 20% dell’organico, con il CEO Enrique Lores che ha creato una squadra dedicata alla trasformazione e semplificazione AI che risponde direttamente a lui. Coinbase ha ridotto lo staff di 700 persone, il 14%, appiattendo la struttura organizzativa a cinque livelli sotto CEO e COO e sperimentando team composti da una sola persona che combinano ingegneria, design e product management.
General Motors ha eliminato tra 500 e 600 ruoli IT nelle sedi di Austin e Warren, Michigan, dichiarando di stare trasformando la propria organizzazione IT con l’AI tra i fattori, ma non l’unico. Snap ha tagliato circa 1.000 dipendenti a tempo pieno, il 16% della forza lavoro globale, con il CEO Evan Spiegel che ha citato esplicitamente i progressi dell’AI come fattore abilitante della riduzione.
IBM ha eliminato tra 3.000 e 9.000 posizioni negli USA nel corso del 2026, portando il totale dal settembre 2024 a oltre 15.000, mentre in parallelo prevede di triplicare le assunzioni di profili junior in ambito AI e cloud ibrido. Atlassian ha tagliato 1.600 posti, il 10% dell’organico, con il CEO Mike Cannon-Brookes che ha ammesso come l’AI cambi il mix di competenze necessarie e il numero di ruoli richiesti in alcune aree, pur escludendo una sostituzione diretta persona per persona. Dell ha ridotto l’organico di circa 11.000 posti nell’anno fiscale 2026, il 10% del totale, spendendo 569 milioni in liquidazioni, mentre i ricavi dei server ottimizzati per l’AI potrebbero raddoppiare nell’anno fiscale successivo.
Block ha licenziato 4.000 dipendenti, quasi la metà dell’intera forza lavoro: Jack Dorsey ha scritto su X che la maggior parte delle aziende è in ritardo su questo tipo di decisione e che entro un anno arriverà alle stesse conclusioni. Salesforce ha tagliato meno di 1.000 posti dopo un precedente round che aveva già ridotto il team di supporto da 9.000 a 5.000 persone, con gli agenti AI di Agentforce a gestire buona parte del lavoro residuo. Amazon, infine, ha eliminato 16.000 posti corporate a gennaio, dopo altri 14.000 tagli nell’ottobre 2025: il CEO Andy Jassy aveva anticipato già a giugno 2025 che l’adozione massiva dell’AI generativa avrebbe ridotto il personale corporate nei successivi anni.
Ricavi in crescita, organici in calo: il paradosso che definisce il settore
Il filo che collega tutti questi annunci non è la crisi economica. Google Cloud ha superato per la prima volta i 20 miliardi di dollari di ricavi trimestrali con un backlog di oltre 460 miliardi. Oracle ha registrato un reddito netto trimestrale in crescita del 27%. Cloudflare ha appena chiuso il miglior trimestre della sua storia. Tutti e tre hanno comunque tagliato personale nello stesso periodo.
La narrativa ufficiale attribuisce tutto all’AI, ma il quadro è più complesso. Molti dei ruoli oggi eliminati erano stati creati durante la fase di crescita accelerata tra il 2020 e il 2022, quando le aziende tech assumevano a ritmi insostenibili per rispondere alla domanda digitale esplosa durante la pandemia. Il rientro fisiologico si mescola ora con la genuina automazione di compiti che prima richiedevano team interi: assistenza clienti, auditing interno, riconciliazione finanziaria, revisione del codice.
Quello che distingue questo ciclo dai precedenti è la velocità con cui le aziende citano l’AI non come causa accessoria ma come giustificazione strategica primaria, spesso accompagnata da annunci di reinvestimento nello stesso settore. IBM assume profili AI mentre taglia HR. Dell prevede un raddoppio dei ricavi dai server AI mentre riduce il personale del 10%. Amazon taglia i corporate e costruisce data center. Il risultato è un settore che si sta riorganizzando intorno a una logica di team più piccoli e output più alto, con conseguenze sull’occupazione che si distribuiranno su un arco temporale ancora difficile da stimare con precisione.






