WhatsApp e contenuti generati dall’Intelligenza Artificiale: in arrivo le etichette obbligatorie per i canali

whatsapp ue chatbot meta ai
  • WhatsApp lavora a una funzione che permette agli admin dei canali di etichettare i contenuti generati con intelligenza artificiale
  • La novità risponde a obblighi di trasparenza previsti in alcuni paesi europei e per ora è visibile solo nella beta Android
  • Riguarda immagini e video, non il testo generato dall'IA

WhatsApp starebbe sviluppando una funzione che permetterà agli amministratori dei canali di etichettare i contenuti generati con intelligenza artificiale. La novità arriva mentre in Europa entrano in vigore le prime regole di trasparenza sui contenuti sintetici, e per il momento è stata individuata soltanto nell’ultima beta Android dell’app. Secondo quanto riportato da WABetaInfo, l’obiettivo è permettere ai follower di riconoscere subito quando un’immagine o un video pubblicato su un canale è stato creato o modificato con strumenti di intelligenza artificiale.

Come funziona l’etichetta per i contenuti AI su WhatsApp

Il meccanismo ricalca quello già usato per i contenuti sponsorizzati nei canali. Dopo aver pubblicato un aggiornamento con media generati dall’IA, l’amministratore potrà tenere premuto sul messaggio per aprire il menu contestuale. Qui comparirà una nuova voce, Aggiungi etichetta contenuto AI, che una volta selezionata inserisce un’etichetta visibile direttamente sulla bolla del messaggio.

  • L’admin pubblica un contenuto con media generato o modificato tramite intelligenza artificiale
  • Tiene premuto sul messaggio per aprire il menu contestuale
  • Seleziona l’opzione Aggiungi etichetta contenuto AI
  • L’etichetta compare sulla bolla e, secondo quanto emerso, non potrà più essere rimossa una volta applicata

Non tutti i contenuti IA dovranno necessariamente essere etichettati. Come indicato nella schermata di presentazione della funzione, la definizione riguarda immagini, video e altri media creati o modificati con strumenti di intelligenza artificiale, mentre il testo generato dall’IA sembra restare escluso dall’obbligo.

Leggi anche:  Le VPN sono sotto sorveglianza da parte dell’intelligence USA
whatsapp wabetainfo etichette ai

La normativa UE sulla trasparenza dei contenuti IA

La funzione nasce in risposta a obblighi normativi specifici in singoli paesi, non a una scelta spontanea di Meta. Diverse giurisdizioni europee stanno introducendo regole che impongono alle piattaforme di segnalare in modo chiaro i contenuti sintetici, sulla scia del più ampio percorso di regolamentazione dell’intelligenza artificiale avviato dall’Unione Europea.

Questa novità si inserisce in un dibattito più ampio sulla tutela dall’uso improprio dei contenuti sintetici, lo stesso che nei mesi scorsi ha spinto un’artista come Taylor Swift a registrare la propria voce come marchio per difendersi dai deepfake. La pressione normativa sta insomma arrivando da più fronti, dai regolatori ai singoli individui che cercano di proteggere la propria immagine.

Cosa cambia per gli amministratori dei canali WhatsApp

Per gli amministratori dei canali WhatsApp la novità introduce un passaggio in più nella gestione dei contenuti, ma anche uno strumento di trasparenza verso i follower. Chi segue un canale potrà distinguere a colpo d’occhio un aggiornamento realizzato con intelligenza artificiale da uno tradizionale, senza dover indagare sulla sua origine.

Al momento il riferimento alla funzione compare solo nella beta Android di WhatsApp, ma trattandosi di una risposta a requisiti regolatori locali è probabile che una versione arrivi anche su iOS, con un rilascio più ampio nei prossimi mesi. Resta da capire se l’etichetta sarà disponibile ovunque o soltanto nei paesi dove la legge la richiede espressamente.

Se il meccanismo verrà confermato, WhatsApp si allineerà a un percorso già intrapreso da altre piattaforme sui contenuti generati dall’intelligenza artificiale, con differenze significative su cosa etichettare e con quale grado di obbligatorietà. La distinzione tra media e testo lascia inoltre aperta la questione di come gestire in futuro i contenuti testuali prodotti dall’IA, oggi ancora fuori da qualsiasi obbligo di segnalazione.

Leggi anche:  Come Claude Fable 5 ha ottenuto un corpo grazie a Raspberry Pi e Jetson Nano

Il testo rimane fuori

L’introduzione di questa etichetta rappresenta uno snodo cruciale per l’evoluzione di WhatsApp, che sta progressivamente abbandonando la sua natura di semplice app di messaggistica privata per trasformarsi in una vera e propria piattaforma di broadcasting e informazione di massa. Sebbene la mossa di Meta sia un passo fondamentale per arginare la disinformazione visiva e i deepfake all’interno dei canali, l’attuale impianto normativo e tecnologico lascia scoperta una vulnerabilità altrettanto pericolosa.

L’esclusione del testo generato dall’intelligenza artificiale da questi obblighi di etichettatura crea infatti un paradosso evidente: mentre un’immagine sintetica innocua verrà chiaramente segnalata per tutelare gli utenti, intere campagne di manipolazione dell’opinione pubblica orchestrate tramite articoli, comunicati o messaggi testuali scritti da Large Language Model potranno continuare a circolare liberamente senza alcun bollino di avvertimento. Sarà proprio su questa estesa zona grigia, schiacciata tra l’incapacità tecnica degli algoritmi di distinguere in modo infallibile un testo umano da uno artificiale e l’urgenza democratica di proteggere la trasparenza informativa, che si giocherà la vera partita normativa e tecnologica dei prossimi anni.