85 milioni di dollari. È quanto hanno speso gli americani in giochi fisici per console nel luglio 2026: il livello più basso mai registrato da Circana, che traccia il mercato dal 1995. In 31 anni di dati, luglio non era mai stato così drammatico per le vendite.
Il crollo non riguarda solo i dischi. Le vendite di hardware in unità sono scese del 39% rispetto a luglio 2025, mentre il prezzo medio di una console nuova è salito del 16% a 542 dollari. Sono numeri che, messi insieme, raccontano un mercato che si sta restringendo da entrambi i lati: meno pezzi venduti, a un prezzo più alto. La spesa complessiva su videogiochi negli USA, hardware e contenuti inclusi, si è fermata a 4,5 miliardi di dollari nel luglio 2026, in calo del 10% su base annua, secondo i dati di Circana: il contenuto mobile è il principale responsabile della flessione, ma anche console e PC registrano un arretramento.
Perché il prezzo delle console è salito
La causa è la stessa che sta colpendo il settore dei PC: la crisi della memoria. I produttori di DRAM e NAND, Samsung, SK Hynix e Micron, hanno dirottato gran parte della capacità produttiva del 2027 verso i data center AI, lasciando meno memoria disponibile per il mercato consumer. Il risultato è un aumento dei costi di RAM e SSD che i produttori di console si ritrovano a pagare e a rifare sui prezzi al dettaglio.
Come abbiamo già analizzato, la crisi della memoria DRAM sta alzando i prezzi in tutta la filiera digitale. Ora lo stesso meccanismo si è propagato al gaming: i moduli DDR5 da 32 GB costano il doppio rispetto a un anno fa e le console non fanno eccezione. TrendForce, la società di ricerca sui semiconduttori, stima che i prezzi di contratto del DRAM convenzionale siano saliti del 55-60% nel primo trimestre 2026 e del 58-63% nel secondo, mentre il NAND flash è cresciuto del 70-75% sempre nel secondo trimestre: numeri che spiegano perché ogni SKU di console debba riprezzarsi.
Sony ha alzato i prezzi della PS5 di 100 dollari ad aprile 2026, portando il modello standard a 599 dollari e la PS5 Pro a 899. Microsoft ha fatto lo stesso, aumentando i prezzi di tutte le Xbox per la terza volta in due anni. Nintendo è l’ultima a muoversi: il 1 settembre 2026 la Switch 2 passerà da 449 a 499 dollari, un rincaro di 50 dollari che arriva proprio mentre le vendite si stanno già contraggendo.
Chi sta soffrendo di più: il dettaglio per piattaforma
Non tutti i produttori sono colpiti allo stesso modo. La PS5 ha perso il 6% in unità, ma i ricavi in dollari sono saliti del 29% grazie al rincaro di aprile. Xbox Series è scesa del 18% in unità, con una contrazione identica in valore. La Switch 2 è quella che sta peggio: -51% in unità e -52% in valore, anche se il confronto è distorto dal lancio record dello scorso giugno 2025.
Il quadro è chiaro: il mercato si sta polarizzando. Chi ha alzato i prezzi prima (Sony) incassa di più per unità venduta, ma ne vende meno. Chi mantiene il prezzo basso (Nintendo, almeno fino a settembre) vende di più in unità, ma con un margine che si sta assottigliando perché i costi della RAM sono saliti del 41% nella seconda metà del 2025. C’è un dettaglio che fa luce sul perché Nintendo resista meglio: Nintendo rappresenta il 63% della spesa sui giochi fisici nuovi negli USA nel 2026, contro il 32% di Sony e una quota residuale di Xbox. Il formato disco, in termini relativi, è ancora il modello dominante su Switch 2, il che spiega perché il -51% in unità di luglio 2026 colpisca in valore una quota di mercato che nessun’altra casa può permettersi di perdere.
Il paradosso: i giochi fisici muoiono mentre le console costano di più
C’è un’ironia nel dato. Sony ha annunciato che dal 2028 smetterà di produrre giochi fisici per PS5, seguendo la transizione al digitale. Rockstar, a sua volta, non rilascerà GTA 6 su disco. Eppure il crollo delle vendite fisiche del 39% arriva in un momento in cui il formato che sta morendo è proprio quello che garantisce la preservazione e la rivendita dei giochi.
Il pubblico che ricorda i giochi a 30-40 dollari, che comprava un disco in negozio e lo teneva per anni, si trova di fronte a un mercato in cui il supporto fisico costa di più, dura meno e viene abbandonato proprio quando il prezzo delle console rende ogni singola unità venduta più preziosa. La memoria che alimenta gli data center AI sta, in un certo senso, facendo pagare il prezzo del progresso anche a chi gioca su un disco.
La transizione al digitale non è più un’ipotesi: i dati di Sony mostrano che l’82% delle vendite di giochi completi su PS4 e PS5 avviene già in formato download nel primo trimestre del fiscal year 2026, e Circana conferma che solo 7 titoli PlayStation hanno superato le 100.000 copie fisiche vendute negli USA nei primi mesi del 2026. Il disco non è più il canale principale, è diventato un’opzione di nicchia e il mercato lo sta premiando con un prezzo medio che non scende.
Cosa succede ora: settembre e oltre
Il 1 settembre 2026 è la data da tenere d’occhio. Con l’aumento di prezzo della Switch 2, tutte e 3 le piattaforme principali avranno alzato i costi nel giro di pochi mesi. Mat Piscatella, l’analista di Circana che ha pubblicato i dati, ha sottolineato che il confronto è complicato dal lancio record della Switch 2 dello scorso anno, ma ha anche chiarito che il problema non è ciclico: i costi della RAM e dei componenti stanno cambiando la struttura di prezzo del mercato.
Se la domanda di memoria per l’AI continuerà a crescere, il 542 dollari di luglio 2026 non sarà un picco: sarà il nuovo punto di partenza. E il formato fisico, già in fase di transizione, rischia di diventare un prodotto di nicchia per collezionisti, mentre il digitale assorbe il peso di prezzi che nessuno può più sostenere su un disco da 20 grammi di plastica.






