- Meta ha lanciato una massiccia epurazione di account falsi a maggio 2026.
- I dati sulla sicurezza web rivelano che quasi un quinto delle interazioni sui social media è generato da bot avanzati progettati per simulare perfettamente il comportamento umano.
- Eventi come questo riportano in auge la teoria di "Internet morto", secondo la quale gran parte della rete è ormai gestita e popolata da bot e algoritmi automatici
La ban wave di maggio 2026 su Instagram è la mossa più aggressiva mai tentata da Meta contro un fenomeno che, secondo gli analisti di cybersicurezza, vale tra il 15 e il 20 per cento di tutte le interazioni quotidiane sulla piattaforma.
Migliaia di creator e brand si sono ritrovati con i contatori dei follower in caduta libera nel giro di poche ore, scoprendo che una fetta del proprio pubblico non era mai stata umana: la maggioranza degli account Instagram cancellati erano infatti controllati da bot AI.
Quanti bot AI nascondevano i feed di Instagram
Il dato che ha fatto scattare l’allarme arriva dai report sul traffico web globale. I bot rappresentano ormai quasi la metà della navigazione internet, ma su Instagram il fenomeno ha caratteristiche peculiari. Gli analisti parlano di Advanced Persistent Bots (APB), software guidati da modelli di intelligenza artificiale generativa che vanno oltre il semplice like automatico, replicando la navigazione umana con una precisione fino a poco tempo fa impensabile.
Questi sistemi scorrono il feed a velocità irregolare, si fermano sulle Storie per un numero variabile di secondi, lasciano commenti pertinenti al contenuto, riproducono persino i micro-tremolii del dito sul touchscreen per ingannare i test anti-spam basati su pattern motori. La differenza tra i loro segnali e quelli umani, in molti casi, era praticamente nulla.
A renderli economicamente sostenibili è il crollo del costo di produzione. Un bot di questo tipo, fino a tre anni fa, richiedeva mesi di sviluppo e una squadra dedicata. Oggi un APB credibile si genera in poche ore con strumenti accessibili pubblicamente, venduti in pacchetti da poche centinaia di dollari su mercati paralleli. La sproporzione fa capire perché chi gestisce reti di account falsi su Instagram abbia investito così tanto sulla mimesi comportamentale: una rete da centomila profili credibili può essere ceduta per cifre a cinque zeri.
Quanti sono gli account Instagram cancellati e come sono stati individuati dai modelli predittivi di Meta
Meta non ha mai ufficializzato i numeri della pulizia, ma le ricostruzioni convergono su una scala mai vista: account chiusi in massa, intere reti di follower fantasma azzerate, profili con biografie credibili e foto generate dall’IA spazzati via nel giro di minuti.
Considerando che la base utenti di Instagram ammonta a circa 3 miliardi e che uno degli studi più autorevoli in questo ambito, “What is a Social Media Bot? A Global Comparison of Bot and Human Characteristics” della Carnegie Mellon University) ha stimato che fino al 20% del pubblico social è rappresentato da bot, 300 milioni di account cancellati rappresentano la stima più prudente. Del resto, soltanto i 20 profili più seguiti hanno perso complessivamente circa 75 milioni di follower in una notte.
Per identificare i profili fake, l’azienda di Mark Zuckerberg ha dovuto cambiare strategia.
I nuovi modelli di machine learning predittivo, attivati a inizio maggio, lavorano su anomalie statistiche piuttosto che su firme tecniche. Un bot ben costruito può imitare un umano in una singola sessione, ma su migliaia di sessioni i suoi tempi di reazione restano troppo regolari, le sequenze di visualizzazione delle Storie troppo perfette, la distribuzione oraria troppo geometrica. Sono questi i pattern che ora vengono setacciati in tempo reale, incrociati con dati di rete e di dispositivo.
La portata dell’intervento richiama da vicino la grande epurazione di X (ex Twitter) del 2023, una dinamica già vista sulle piattaforme rivali con esiti misti. La differenza è il livello di sofisticazione: allora i bot erano script ripetitivi, oggi sono prodotti di un’industria parallela che vende interazioni sintetiche al prezzo di pochi centesimi l’una.
Cosa cambia per influencer marketing e brand
L’effetto sul mercato pubblicitario è stato immediato. Decine di profili da centinaia di migliaia di follower hanno perso il 10, il 20, in alcuni casi anche il 40 per cento dell’audience nel giro di un weekend. Il dato non riguarda solo chi aveva comprato seguito in modo deliberato: anche le community costruite organicamente si sono ritrovate con una percentuale di bot infiltrati, attratti dagli hashtag più popolari o ingaggiati da reti di pod automatizzati.
Diverse agenzie italiane confermano l’ondata. Dopo le 24 ore peggiori della pulizia, alcuni account dei propri talent hanno perso dal 5 al 25 per cento dell’audience attiva. Non basta più mostrare al cliente uno screenshot dei follower, occorre dimostrare il valore con dati di seconda generazione: visualizzazioni autenticate, salvataggi reali, condivisioni dirette tra utenti riconducibili a profili verificati.
Per agenzie e inserzionisti il colpo è doppio. I contratti di sponsorizzazione basati sul reach nominale si rivelano sovrastimati, mentre le metriche di engagement perdono significato comparativo. Non a caso diversi grandi spender hanno già spostato i KPI verso parametri più difficili da falsificare: conversioni effettive, attribuzioni di vendita, dati di prima parte raccolti direttamente.
Le agenzie di influencer marketing si trovano a dover rifare i conti su contratti già firmati, alcuni dei quali prevedevano clausole legate al numero di follower al momento della pubblicazione. Un dettaglio che potrebbe aprire una stagione di rinegoziazioni piuttosto rumorose.
Una guerra infinita tra Meta e gli sviluppatori di bot
La pulizia di maggio non chiude la partita. Ogni volta che la piattaforma rafforza il rilevamento, gli sviluppatori dei bot riadattano i modelli per aggirare i nuovi filtri. È una corsa agli armamenti che Meta combatte da anni, ma la disponibilità di modelli di intelligenza artificiale sempre più capaci ha ridotto drasticamente il costo di produzione di un bot credibile.
La conseguenza più tangibile, fuori dai numeri della singola epurazione, è il declino strutturale del follower count come metrica di valore. Per il prossimo ciclo di campagne pubblicitarie su Instagram conterà sempre meno quanti seguono un account, sempre più cosa fa quel pubblico quando vede un contenuto. Il numero può essere comprato. Il comportamento, almeno per ora, no.





