- Il Portogallo ha lanciato Amália, modello AI sovrano open source costruito da 5 università in 18 mesi con 5,5 milioni di euro.
- A differenza di Emma-5 in Italia, non promette di competere con ChatGPT ma si posiziona come infrastruttura per servizi pubblici, pubblicando pesi e codice in trasparenza totale.
Mercoledì il Portogallo ha acceso Amália, il suo primo modello linguistico sovrano, pochi giorni dopo la presentazione del modello italiano Emma-5, promosso con il linguaggio della sovranità tecnologica nazionale. Stessa ambizione dichiarata, stesso registro comunicativo da comunicato istituzionale. L’esito è stato diametralmente opposto: Amália è già al lavoro nei musei nazionali e nel supporto decisionale della Marina portoghese, Emma-5 è diventata un meme prima ancora di riuscire a rispondere in modo convincente a una domanda seria.
Vale la pena metterli a confronto, sia dal punto di vista tecnico che comunicativo.
Cos’è Amália AI
Amália non nasce da un annuncio improvvisato in un weekend. È il risultato di circa 18 mesi di sviluppo, un consorzio di 5 università portoghesi (Nova University Lisbon, l’Instituto Superior Técnico, e gli atenei di Coimbra, Porto e Minho) e il lavoro di oltre 60 ricercatori. Il finanziamento iniziale è di 5,5 milioni di euro, erogati attraverso il Piano di Ripresa e Resilienza portoghese in coordinamento con la Fondazione per la Scienza e la Tecnologia. Una versione di test era già pronta a settembre 2025, presentata alla conferenza PROPOR in Brasile ben prima del lancio pubblico definitivo di questa settimana.
Tecnicamente, il modello parte da EuroLLM-9B, una base linguistica europea già esistente e verificata, che il team ha ampliato con dataset specifici per il portoghese europeo, distinto e spesso trascurato rispetto al portoghese brasiliano su cui i grandi modelli commerciali americani sono addestrati in modo sproporzionato. Al modello di base sono state aggiunte una finestra di contesto più ampia, sistemi di sicurezza e valutazione rafforzati, e capacità multimodali che permettono di analizzare immagini oltre al testo. Il training e l’operatività girano sui supercomputer nazionali portoghesi Deucalion e MareNostrum 5.
Il dettaglio più importante, però, è quello che Amália deliberatamente non è: non è un chatbot pensato per il grande pubblico consumer. “Non ci sarà un’interfaccia di chat con cui le persone possono interagire, come se fosse ChatGPT, perché non è questa la funzione“, ha chiarito Paulo Dimas, CEO del consorzio Center for Responsible AI, in un’intervista all’agenzia portoghese Lusa.
Amália è pensata come infrastruttura di base: modello, pesi di addestramento e codice sono interamente open source, liberamente accessibili su Hugginface e pubblicati proprio perché istituzioni, aziende private e ricercatori indipendenti possano costruirci sopra applicazioni verticali specifiche. Le prime implementazioni concrete riguardano una guida virtuale per i musei nazionali portoghesi, strumenti di supporto decisionale per la Marina, un assistente per la pianificazione didattica nelle scuole pubbliche e un assistente digitale rivolto ai cittadini per i servizi pubblici, con priorità dichiarata su istruzione, difesa, sanità e cultura.
Cos’era Emma-5, per confronto diretto
Emma-5 è un modello linguistico da 550 milioni di parametri, sviluppato da Egomnia S.p.A. e presentato con un linguaggio enfatico incentrato sulla sovranità tecnologica nazionale italiana. È diventata effettivamente virale in Italia, ma non per i motivi che i suoi promotori speravano: in 24 ore era già diventata un meme diffuso, con il pubblico social che ne ha contestato immediatamente le prestazioni reali rispetto alla narrativa istituzionale con cui era stata presentata al lancio.

Il paragone tecnico, guardando solo i numeri grezzi, è già impietoso. Amália parte da un modello europeo consolidato a 9 miliardi di parametri e lo specializza ulteriormente per un caso d’uso specifico. Emma-5 dichiara 550 milioni di parametri, un ordine di grandezza inferiore, presentato però con un registro comunicativo da svolta epocale per il paese. È esattamente questo scarto tra la dimensione dell’annuncio e la sostanza tecnica effettiva ad aver innescato la reazione social negativa e la trasformazione in meme nel giro di poche ore dal lancio.
Le 3 differenze strutturali
La prima differenza riguarda cosa viene promesso al pubblico. Amália non promette in nessun momento di competere con ChatGPT o con gli assistenti conversazionali commerciali. Si presenta esplicitamente come strato infrastrutturale destinato a sviluppatori e istituzioni, non come prodotto consumer diretto. Chi non promette di battere OpenAI non può essere accusato pubblicamente di non esserci riuscito. Emma-5 è stata presentata con il linguaggio della sovranità e dell’orgoglio nazionale, un registro comunicativo che alza aspettative quasi impossibili da soddisfare per un modello di quelle dimensioni tecniche.
La seconda differenza riguarda la trasparenza tecnica del progetto. Amália pubblica pesi di addestramento, dataset utilizzati e codice sorgente sotto licenza aperta: chiunque, in teoria, può verificare esattamente come il modello è stato addestrato, cosa sa fare bene e dove invece fallisce. Questa apertura non è solo una scelta ideologica, è anche strategica dal punto di vista operativo: un modello che lo Stato portoghese intende collegare a servizi rivolti ai cittadini e al supporto decisionale della propria Marina militare deve essere auditabile da terzi indipendenti, non semplicemente “di cui fidarsi” sulla parola dei suoi sviluppatori. La trasparenza totale disinnesca in anticipo la sorpresa negativa che altrimenti emergerebbe solo dopo il lancio pubblico.
La terza differenza riguarda l’infrastruttura istituzionale che sostiene il progetto nel tempo. Amália coordina 5 università, un ente statale dedicato (l’ARTE, Agenzia per la Riforma Tecnologica dello Stato) e fondi pubblici europei, con un orizzonte di investimento dichiarato che arriva fino al 2027. Manuel Dias, direttore dei Sistemi Informativi dello Stato portoghese, ha usato parole particolarmente nette per descrivere la posta in gioco geopolitica dietro questo tipo di progetti: “Non c’è altro modo per dirlo, siamo dipendenti”, ha detto riferendosi alla dipendenza tecnologica europea complessiva da Stati Uniti e Cina, citando esplicitamente Germania, Svizzera, Polonia, Paesi Bassi e Spagna come paesi che stanno muovendo passi paralleli con una filosofia simile e convergente.
Il Portogallo non sta facendo questo da solo
Amália si inserisce in un movimento europeo più ampio che va ben oltre il singolo annuncio di Lisbona. Francia e Germania hanno già puntato rispettivamente su Mistral AI e Aleph Alpha come alternative domestiche consolidate ai grandi fornitori americani di intelligenza artificiale. L’urgenza dietro questa spinta continentale non è affatto teorica: quando Washington ha temporaneamente bloccato l’accesso ai modelli più avanzati di Anthropic, lo stesso episodio Fable 5 e Mythos 5 che abbiamo già raccontato, acquirenti europei nei settori finanziario, governativo e sanitario hanno sperimentato in tempo reale quanto rapidamente possa svanire l’accesso a una tecnologia straniera su cui si erano fatti strutturalmente dipendere per operazioni critiche.
È esattamente il rischio che ogni paese europeo sta cercando di anticipare, costruendo alternative proprie anche quando piccole e altamente specializzate. Il Portogallo ha poco più di 10 milioni di abitanti, un decimo della popolazione italiana, e ha comunque scelto di investire risorse pubbliche significative in un modello nazionale invece di limitarsi semplicemente a comprare accesso a quelli americani già disponibili sul mercato. È una scommessa che il primo ministro Luís Montenegro ha definito legata “all’autonomia strategica” del paese per i prossimi decenni, un investimento che intende continuare: “Continueremo a investire pesantemente in questo progetto”, ha dichiarato durante l’evento di lancio al Técnico Innovation Center di Lisbona.
La domanda che resta aperta per entrambi i progetti
Anche il progetto meglio eseguito condivide un tallone d’Achille comune con quelli più fragili: l’adozione reale nel tempo. Pubblicare un modello open source ben documentato è un primo passo concreto. Convincere università, aziende private e ministeri a costruirci sopra applicazioni concrete e durature è un secondo passo completamente diverso ed è esattamente il punto in cui la maggior parte delle ambizioni di intelligenza artificiale sovrana europea si esaurisce silenziosamente, trasformandosi in un progetto di ricerca ben documentato invece che in infrastruttura viva e utilizzata quotidianamente.
Il Portogallo ha già finanziato Amália fino al 2027 e ha nominato pubblicamente le istituzioni che dovranno portarla avanti nei prossimi due anni. Quel periodo dirà se il modello diventerà davvero lo strato su cui si costruiscono servizi pubblici digitali portoghesi di uso quotidiano, o se resterà un esperimento accademico eccellente con un nome bellissimo, quello della più grande voce del fado nella storia del paese.
Nel frattempo, la lezione più immediata per chiunque in Italia volesse riprovare con un progetto di AI sovrana è già scritta con chiarezza nei dettagli di questo confronto: meno slogan sulla sovranità nazionale al momento dell’annuncio, più trasparenza tecnica verificabile da terzi, e soprattutto aspettative pubbliche proporzionate a quello che il modello può realisticamente fare fin dal primo giorno.






